Azioni in bolla? Perché chi guarda i numeri lo crede davvero

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Un uomo in camicia e cravatta è seduto con gli occhi bendati e sullo sfondo ci sono diversi schermi di computer che mostrano grafici e diagrammi finanziari.

Dai timori di Andrew Ross Sorkin al sorpasso della gestione passiva, cresce l’idea che l’attuale ciclo rialzista non sia più legato ai fondamentali. E che un mercato ‘stupido’ stia ignorando la realtà economica sottostante.

Nel rally dei mercati in cui sono cresciuti tanto le azioni quanto i beni rifugio come l’oro e i metalli preziosi, agli analisti mancano un po’ di appigli tradizionali per comprendere cosa stia davvero succedendo. La ferita aperta venerdì con l’ipotesi di nuovi dazi al 100% sulla Cina non sembra aver innescato un calo esteso su più sedute, ma ha mostrato – con un ribasso superiore al 3% per il Nasdaq – quanto possa essere volatile, nel breve termine, un mercato le cui valutazioni appaiono particolarmente tirate. Azioni costose, insomma, rispetto all’andamento atteso degli utili aziendali.

Ma prima ancora di entrare nell’analisi fondamentale, basta guardare i grafici con un po’ di esperienza per accorgersi che l’andamento dell’ultimo anno ha qualcosa di anomalo.
Osservando l’S&P 500, indice di riferimento per le azioni americane, il rialzo dal minimo toccato il 7 aprile scorso è stato “impressionante”, dice a We Wealth Eugenio Sartorelli, esperto di analisi tecnica e membro del consiglio Siat. In totale, dal 7 aprile a oggi, 13 ottobre, Wall Street è salita del 12,5%, ma la vera anomalia – spiega – sta nella regolarità con cui si è costruita questa scalata.

Grafico giornaliero dell'S&P 500 con bande di Bollinger a 21 giorni (linee blu) e indicatore RSI a 14 giorni (grafico rosso in basso), che mostra l'andamento dei prezzi e la volatilità recente.

“In pratica un rialzo rettilineo e senza apprezzabili correzioni (almeno del 5% dai massimi), con un RSI che non è quasi mai sceso sotto 50. Rialzi così rettilinei sono innaturali e fuori statistica. Ancor più fuori statistica la stagionalità, che negli ultimi 15-20 anni ha avuto agosto e settembre mediamente negativi”, afferma Sartorelli. “Pertanto, statistica alla mano, una correzione era ampiamente attesa”, aggiunge, riferendosi alle conseguenze delle nuove tensioni commerciali fra Cina e Stati Uniti. “C’è spazio per un’ulteriore correzione almeno sino a dei supporti volumetrici posti tra 6.400 e 6.300 punti” – pari a un calo attorno al 3,7% rispetto ai livelli del 13 ottobre. “È assai difficile che si possa sviluppare un rally natalizio senza prima uno ‘scarico’ del mercato che invogli gli operatori a entrare a livelli di prezzo più bassi”.

Fra le voci che interpretano l’irrazionalità – apparente o sostanziale – delle valutazioni come la spia di una bolla pronta prima o poi a scoppiare, c’è anche quella del giornalista e autore Andrew Ross Sorkin, intervistato nel popolare programma 60 Minutes della CBS. “Temo che ci troviamo su livelli di prezzo che potrebbero non essere sostenibili”, ha detto, osservando che l’economia americana oggi è “tenuta in piedi, quasi artificialmente, dal boom dell’intelligenza artificiale”. Una visione ormai condivisa anche da istituzioni come la Banca d’Inghilterra e il Fondo monetario internazionale, che hanno citato l’euforia sull’AI come un potenziale fattore scatenante di una correzione globale.

D’altro canto, l’essere “irrazionali” negli acquisti azionari è diventato sempre più sistemico, alla luce del sorpasso degli investitori che acquistano indici tramite strumenti a replica passiva. Per definizione, questo approccio non guarda ai fondamentali delle singole aziende e il cosiddetto smart money, cioè il capitale che seleziona attivamente i titoli, è oggi sempre più minoritario.
Se la maggioranza delle masse si muove in modo passivo, la corrente di denaro fluisce a prescindere da utili, debito o prospettive aziendali. E poiché molti gestori “attivi” sono in realtà closet indexers, cioè repliche mascherate di un benchmark, il peso reale dell’investimento cieco è ancora più elevato di quanto suggeriscano le statistiche.

Il paradosso, come ha scritto Brett Arends su MarketWatch in un editoriale dal titolo eloquente “Il mercato più tonto della storia”, è che i fondi passivi non inseguono più la folla: sono la folla. Il risultato è un mercato dove sempre meno operatori “pensano” davvero i prezzi e sempre più capitali si muovono in automatico, amplificando le tendenze. Quelle stesse tendenze che oggi i grafici tecnici segnalano come insostenibili: una bolla sulla carta che non si sgonfia finché dall’altra parte c’è chi compra a pacchetto, senza chiedersi più che cosa ci sia dentro.

Domande frequenti su Azioni in bolla? Perché chi guarda i numeri lo crede davvero

Perché gli analisti faticano a interpretare l'attuale rally dei mercati?

Gli analisti incontrano difficoltà perché il rally ha visto crescere sia le azioni che i beni rifugio come l'oro e i metalli preziosi, rendendo meno chiari gli appigli tradizionali per comprendere le dinamiche di mercato. Questa situazione rende più complessa l'analisi delle valutazioni attuali.

Qual è stato l'impatto dell'ipotesi di nuovi dazi al 100% sulla Cina?

L'ipotesi di nuovi dazi al 100% sulla Cina, verificatasi venerdì, non ha innescato un calo esteso su più sedute, ma ha evidenziato la volatilità del mercato nel breve termine. Il Nasdaq, ad esempio, ha registrato un ribasso superiore al 3% in seguito a questa notizia.

Cosa suggerisce la reazione del mercato all'ipotesi di nuovi dazi sulla Cina riguardo alle valutazioni azionarie?

La reazione del mercato, con un ribasso significativo del Nasdaq, suggerisce che le attuali valutazioni azionarie sono particolarmente sensibili a notizie geopolitiche avverse. Questo indica una potenziale fragilità del mercato nel breve termine.

In che modo la crescita simultanea di azioni e beni rifugio complica l'analisi di mercato?

La crescita simultanea di azioni e beni rifugio come l'oro e i metalli preziosi rende difficile per gli analisti distinguere le motivazioni sottostanti al rally. Tradizionalmente, questi asset si muovono in direzioni opposte in base al sentiment di rischio.

Quali sono le implicazioni della volatilità osservata nel breve termine per gli investitori?

La volatilità osservata nel breve termine, evidenziata dalla reazione del Nasdaq a notizie sui dazi, implica che gli investitori dovrebbero essere cauti riguardo alle fluttuazioni improvvise. Le valutazioni attuali potrebbero essere suscettibili a shock esterni.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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