Le obbligazioni sono uno dei mattoni fondamentali dei portafogli finanziari. Il loro ruolo non è di solito quello di generare il massimo rendimento possibile, ma di stabilizzare il portafoglio e bilanciare il rischio della componente azionaria, in funzione della propensione dell’investitore. Di conseguenza, un portafoglio con una quota più elevata di obbligazioni tende a ridurre la volatilità (entro certi limiti) e, nel lungo periodo, anche il potenziale di rendimento.
Naturalmente, non tutte le obbligazioni sono uguali: esistono titoli che offrono rendimenti molto elevati e altri che sono effettivamente “prudenti”, e servono a contenere il rischio complessivo dell’investimento.
Come si guadagna con le obbligazioni
Senza entrare nelle tipologie più complesse, i modi principali per ottenere un rendimento da un’obbligazione sono due — spesso cumulabili:
- Incassare le cedole.
Le obbligazioni periodicamente corrispondono una somma, detta cedola, calcolata come percentuale del valore nominale (normalmente 100). Ad esempio, un titolo con cedola del 4% paga 4 euro ogni anno per ogni 100 euro di valore nominale.
Alcune obbligazioni, come i Bot, non prevedono cedole periodiche: il guadagno deriva esclusivamente dalla differenza tra prezzo di emissione e rimborso. - Ottenere un guadagno in conto capitale.
Questo accade quando il titolo viene:- rimborsato a scadenza a un prezzo superiore a quello d’acquisto (ad esempio, acquistato a 95 e rimborsato a 100);
- venduto prima della scadenza sul mercato secondario a un prezzo più alto di quello pagato (ad esempio, acquistato a 95 e venduto a 102).
Nel secondo caso, il rendimento dipende dalle variazioni del prezzo di mercato, che oscillano in base ai tassi d’interesse e alla percezione del rischio dell’emittente.
Un ulteriore elemento che può incidere sul rendimento finale è la presenza di premi aggiuntivi, come il premio fedeltà previsto in alcune emissioni retail del Tesoro italiano (per esempio nei BTP Valore). Questo premio, riconosciuto a chi acquista all’emissione e detiene il titolo fino alla scadenza, è una tantum: uno 0,8% su un titolo di otto anni equivale, semplificando, a circa uno 0,1% annuo aggiuntivo.
Il rendimento effettivo non è il tasso cedolare
Il rendimento obbligazionario effettivo non coincide quasi mai con la cedola nominale.
Può essere superiore o inferiore, a seconda del prezzo di acquisto. Solo quando l’obbligazione è comprata “alla pari” (a 100) e non prevede premi o sconti, il rendimento corrisponde al tasso cedolare.
Nel caso dei BTP Valore, il calcolo è più lineare perché il titolo viene sempre collocato a 100, mentre per altri titoli di Stato il prezzo d’emissione può essere superiore o inferiore alla pari.
I rischi remunerati dalle obbligazioni
Come sempre in finanza, un rendimento più alto implica l’assunzione di uno o più rischi. Ogni componente del rendimento obbligazionario rappresenta, in sostanza, una remunerazione per affrontare un’incertezza.
1. Rischio di durata (term premium)
È il compenso legato al tempo. In condizioni normali, un titolo con scadenza più lunga offre un rendimento maggiore rispetto a uno con scadenza breve.
Più è lontano il momento del rimborso, maggiore è l’incertezza sulla capacità dell’emittente di restituire il capitale e sull’andamento dell’inflazione e dei tassi nel frattempo. Se i prezzi salgono più del previsto, il rendimento reale (al netto dell’inflazione) si riduce. Questo rischio temporale viene compensato all’origine con un tasso più alto.
2. Rischio di credito (credit risk)
Riguarda la solidità dell’emittente. Un’azienda o uno Stato con un elevato rischio di insolvenza deve offrire un rendimento più alto per convincere gli investitori a prestarle denaro.
È il principio alla base dei rating: i titoli “investment grade” hanno rendimenti più bassi e maggiore affidabilità; quelli “high yield” offrono rendimenti più elevati ma un rischio concreto di mancato rimborso.
3. Rischio di tasso d’interesse (interest rate risk)
È il rischio più trascurato dai risparmiatori. I prezzi delle obbligazioni si muovono in direzione opposta ai tassi d’interesse: se i tassi salgono, i prezzi dei vecchi bond scendono, e viceversa.
Questo rischio pesa soprattutto su chi vende prima della scadenza, mentre chi porta il titolo fino al rimborso riceve comunque il valore nominale (salvo insolvenza dell’emittente).
4. Rischio di liquidità
Non tutti i titoli si riescono a vendere rapidamente o senza sconti di prezzo. Le obbligazioni di piccole società o con volumi ridotti di scambio sono meno liquide e quindi devono offrire un rendimento più alto per compensare questa difficoltà.
5. Rischio di struttura
Alcuni titoli contengono clausole particolari che incidono sul loro comportamento. Le obbligazioni callable possono essere rimborsate anticipatamente dall’emittente, quelle convertibili possono trasformarsi in azioni, e quelle indicizzate dipendono da un tasso o da un indice di riferimento.
Tutte queste caratteristiche modificano il profilo di rischio-rendimento rispetto a un titolo “plain vanilla”.

