Fluttuazioni record: mercato meno liquido di un tempo

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Con la volatilità di titoli come Netflix, Meta o PayPal è diventato evidente che la liquidità, a Wall Street, ha attraversato vuoti d’aria

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Rocky Fishman, uno strategist di Goldman Sachs, ha messo in evidenza come la liquidità del mercato azionario americano sia la più bassa dal marzo 2020, il mese segnato dal coronacrash

La liquidità di un mercato esprime la facilità con la quale chi intende vendere un asset trova, dall’altra parte, un altro soggetto pronto a comprare. Quando la liquidità scende, le fluttuazioni verso l’alto o verso il basso, si amplificano

Le reazioni di mercato alle trimestrali, di Netflix, PayPal, Snap e Meta hanno preso direzioni molto diverse, ma con un tratto comune: sono state enormi. Con fluttuazioni, in alcuni casi, superiori al 25% è diventato evidente ad alcuni osservatori come il mercato azionario, a Wall Street, sia assai meno liquido di un tempo.

La liquidità di un mercato esprime la facilità con la quale chi intende vendere un asset trova, dall’altra parte, un altro soggetto pronto a comprare. Quando la liquidità scende, le fluttuazioni verso l’alto o verso il basso, si amplificano. In particolare, Rocky Fishman, uno strategist di Goldman Sachs, ha messo in evidenza come la liquidità del mercato azionario americano sia la più bassa dal marzo 2020, il mese segnato dal coronacrash.

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Lo stato della liquidità dei mercati si evince dal volume di e-mini S&P 500 index future, un derivato che i trader utilizzano per scommettere sul futuro andamento del mercato azionario Usa, che è possibile scambiare al prezzo corrente: lo scorso gennaio è stato toccato un minimo di 2,2 milioni di dollari di future scambiabili a prezzo corrente. Ciò, in sintesi, indica una minore liquidità del mercato.

Questo fenomeno è stato in parte responsabile della grande volatilità osservata su alcuni dei titoli citati in apertura. “Una liquidità debole lascia lo spazio a potenziali movimenti sproporzionati sui mercati”, ha affermato Fishman, citato dal Financial Times, “ dal marzo 2020 non ho più visto niente del genere”.

Inoltre, la relazione fra volatilità e liquidità tende ad autoalimentarsi, dal momento che maggiori fluttuazioni dei titoli spingono chi acquista a chiedere un maggiore sconto (per accettare un maggiore rischio), contribuendo ad amplificare il fenomeno.

Il contesto macroeconomico che sta attraversando Wall Street, unito a eventuali sorprese sui conti trimestrali delle aziende ha dato un ulteriore contributo all’incremento della volatilità.

In particolare, i titoli tecnologici che hanno raggiunto valutazioni estremamente elevate negli anni della pandemia devono fare i conti con il mutamento delle politiche monetarie e al rialzo dei tassi. Questi titoli appartenenti alla categoria growth tendono ad essere particolarmente sensibili ai cicli di stretta monetaria e all’aumento dell’inflazione.

“Si osserva questa intersezione di macro/politica monetaria e allo stesso tempo notizie micro relative ai profitti delle aziende”, ha detto Ron Temple, capo delle azioni Usa presso Lazard AM. Si può dunque comprendere la ragione della forte “sensibilità” dei mercati verso un possibile deterioramento del business di queste aziende, alla lettura delle ultime trimestrali, come i casi di Netflix e Meta hanno recentemente dimostrato.

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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