Il 2025 è iniziato con scosse politiche ed economiche che hanno travolto mercati e istituzioni. Donald Trump ha imposto la sua impronta su ogni scenario, mantenendo le promesse elettorali e rilanciando nuove sfide, scegliendo la strada dell’attivismo economico a tutto campo. Una linea che trova la sua massima espressione nello scontro diretto con la Federal Reserve, volto a legarla al suo progetto di sostenere la crescita nominale e riscrivere il rapporto tra classe media e mercati finanziari. E nel frattempo, investitori e operatori restano col fiato sospeso, cercando di anticipare le prossime mosse del Presidente americano. Con Frédéric Leroux, Head of Cross Asset e Fund Manager di Carmignac, analizziamo gli effetti della Trumpeconomics 2.0.
Il mondo secondo Trump: OPA sulla Fed e crescita nominale
Nel corso del 2025, la scena politica ed economica globale è stata segnata in maniera decisiva dall’impronta di Donald Trump.
“Dalla sua rielezione – spiega Leroux – il presidente statunitense non ha esitato a mantenere le promesse formulate in campagna elettorale, anche quelle che molti osservatori avevano inizialmente giudicato eccentriche. Al contrario, il suo mandato è stato caratterizzato da una costante definizione di nuovi obiettivi, che hanno progressivamente trasformato la traiettoria dell’economia americana e dei rapporti internazionali. Trump sta dimostrando di voler imprimere una svolta radicale al funzionamento delle istituzioni economiche e finanziarie, con l’ambizione di ridisegnare il quadro della crescita nominale e della gestione del debito”.
L’impatto dell’intelligenza artificiale sui mercati
Gennaio si è aperto con quello che viene già ricordato come il “Deepseek Day”, un evento che ha scosso i mercati segnando la percezione globale dell’intelligenza artificiale e dimostrando che il suo sviluppo non era più appannaggio esclusivo degli Stati Uniti ma anche della Cina.
“L’effetto – ricorda Leroux – è stato immediato: i mercati dei paesi sviluppati hanno reagito con un senso di smarrimento e il caso più evidente è stato quello di Nvidia, che tra gennaio e aprile ha perso oltre il 40% del proprio valore per poi quasi raddoppiare nel giro di quattro mesi. L’entusiasmo per l’IA è rimasto intatto, mentre altri temi di investimento hanno raccolto solo le briciole. L’innovazione tecnologica ha catalizzato risorse e capitali a discapito di tutto il resto. Allo stesso Trump, resta tuttavia estraneo a questa corsa: la centralità politica ed economica delle sue scelte continua a imporsi come elemento separato, capace di indirizzare lo scenario globale su traiettorie autonome rispetto al fenomeno tecnologico dominante”.
Geopolitica e dazi: la nuova postura internazionale americana
Appena ripresosi dallo scombussolamento causato dal “Deepseek Day”, l’attenzione globale si è spostata bruscamente sulla geopolitica, per quello che Leroux definisce lo ‘Zelensky Day’.
“La prima visita ufficiale del leader ucraino dell’amministrazione Trump ha visto il presidente ucraino uscire umiliato dal confronto con il presidente statunitense, un episodio che ha spinto la Germania a riaffermare il controllo sul proprio destino militare ed economico. L’Europa, osserva Leroux, si è mostrata scossa ma troppo rigida per reagire con decisione.
Pochi giorni dopo l’attenzione è tornata sull’economia, in occasione del “Liberation Day”, che ha visto l’introduzione dei nuovi dazi.
“Trump ha replicato la sua nota strategia negoziale: minacciando un’aliquota del 60%, ha fatto accettare senza resistenze un compromesso al 15%, tanto che perfino von der Leyen ha preferito fare un passo indietro. La Cina, consapevole che le sue esportazioni sarebbero state le più penalizzate, ha promesso misure per contrastare le pressioni deflazionistiche derivanti dalla propria sovrapproduzione industriale. Un segnale che conferma come la politica commerciale americana abbia ridisegnato gli equilibri economici internazionali”.
Dalla crisi iraniana alle nuove alleanze
Alle tensioni commerciali sono seguite quelle militari. All’inizio dell’estate, l’esercito americano ha bombardato gli impianti nucleari iraniani senza però provocare un’esplosione regionale.
“Questa azione – commenta l’esperto di Carmignac – ha confermato l’approccio duro del presidente statunitense, che in parallelo ha bloccato i flussi di immigrazione verso gli Stati Uniti e avviato una politica di tagli fiscali e deregolamentazione In questo contesto, anche il valore del petrolio e del dollaro ha subito un calo, riflettendo l’impatto delle scelte di Washington. Leroux sottolinea come il presidente stia mantenendo gran parte delle promesse formulate in campagna elettorale: le uniche non rispettate restano quelle ventiquattro ore che avrebbero dovuto essere sufficienti a porre fine alla guerra in Ucraina”.
Sul fronte geopolitico, proprio il mancato successo immediato in Ucraina ha favorito la convergenza tra Putin, Xi e Modi, che oggi appaiono uniti in una sorta di intesa tattica contro l’influenza americana. Un passaggio che evidenzia come la politica di Trump abbia non solo trasformato l’arena interna, ma anche accelerato la formazione di un nuovo ordine globale.
La sfida alle istituzioni economiche
Dopo gli interventi militari e le mosse sul piano fiscale, Trump ha indirizzato il suo attivismo direttamente alle istituzioni economiche, iniziando con il licenziamento di alti funzionari giudicati poco allineati e con l’acquisizione di quote gratuite in aziende che beneficiano di sussidi pubblici o di importanti appalti statali.
“Il caso Intel è emblematico – spiega Leroux – ma non è escluso che il prossimo obiettivo possa essere il settore della difesa, in cerca di nuove risorse di bilancio da affiancare ai dazi doganali. Tuttavia, la manovra più audace resta il tentativo di presa della Federal Reserve, con l’obiettivo di esercitare un controllo diretto sulla politica monetaria, un vero attacco frontale a un’istituzione tradizionalmente indipendente, che mostra come l’amministrazione Usa intenda trattare la banca centrale alla stregua di quanto avviene nei paesi emergenti”.
Una tensione che conferma come Trump stia progressivamente ridisegnando non solo gli equilibri internazionali, ma anche le fondamenta stesse della governance finanziaria americana.
Una politica orientata all’inflazione
Tutte queste scelte, da quelle prettamente economiche alle mosse sullo scacchiere geopolitico, hanno causato un aumento dell’inflazione “Il deprezzamento del dollaro rientra tra i primi segnali – osserva l’esperto della casa di gestione parigina – così come la deglobalizzazione e il reinsediamento di grandi aziende industriali straniere sul suolo americano. Anche la ripresa degli investimenti tedeschi e la politica cinese volta a contrastare la deflazione alimentano questa dinamica”.
A questi elementi di accompagnano componenti tipicamente stagflazionistiche: “la cessazione dell’immigrazione, l’aumento dei dazi doganali e le forme di ‘nazionalizzazione’ rallentano l’economia mentre spingono i prezzi verso l’alto. A questo si aggiunge il tentativo di influenzare le decisioni Federal Reserve, che rende difficile immaginare l’adozione di una politica monetaria restrittiva. Una Fed sotto l’influenza di Trump non avrebbe probabilmente gli strumenti per ridurre la crescita attraverso tassi più alti, con conseguenze pesanti per l’economica a stelle e strisce”.
Il ritorno della crescita nominale
Sullo sfondo di quanto analizzato dall’esperto di Carmignac vi è la fine della cosiddetta Pax Americana.
“Il sistema che a partire dal Secondo Dopoguerra ha visto gli Stati Uniti offrire protezione militare e commerciale agli alleati in cambio del finanziamento del proprio doppio deficit – conclude Leroux – non offre più benefici alla classe media americana. Pur in condizioni di piena occupazione quest’ultima ha visto calare il proprio potere d’acquisto per decenni, con un diffuso rischio di declassamento. Trump ha scelto l’isolazionismo e punta a una forte crescita nominale, fatta di crescita reale e inflazione, per ridurre il rapporto debito/PIL, laddove la lunga fase di tassi bassi non aveva avuto successo. Ma la priorità resta il potere d’acquisto della middle class, e sarà il modo in cui dollaro e rendimenti obbligazionari reagiranno a decretare il successo o il fallimento di questa politica”.
DISCLAIMER
Questo è un documento pubblicitario. Il presente articolo non può essere riprodotto, totalmente o parzialmente, senza la previa autorizzazione della società di gestione. Non si tratta né di un’offerta di sottoscrizione né di una consulenza d’investimento. Le informazioni contenute nel presente articolo possono essere incomplete e potrebbero subire modifiche in qualsiasi momento senza preavviso. Le performance passate non sono un’indicazione delle performance future. Il riferimento a titoli o strumenti finanziari specifici è riportato a titolo meramente esemplificativo per illustrare titoli attualmente o precedentemente presenti nei portafogli dei Fondi della gamma Carmignac. Tale riferimento non è volto pertanto a promuovere l’investimento diretto in detti strumenti né costituisce una consulenza di investimento. La Società di Gestione ha la facoltà di effettuare transazioni con tali strumenti prima della pubblicazione della comunicazione. I portafogli dei Fondi Carmignac possono essere modificati in qualsiasi momento.

