Btp, oltre i minimi dello spread c’è il rischio della spesa militare

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Una foto in bianco e nero mostra una donna e tre uomini in uniforme militare a bordo di un veicolo militare Iveco, con alberi sfocati sullo sfondo. La donna è in piedi davanti, con un'aria seria.

Spread ai minimi dal 2010, ma la spesa militare potrebbe riaccendere i timori sul debito italiano. Gli analisti sul futuro dei Btp

Lo spread italiano è sui minimi da 15 anni, a 81 punti base sui Bund tedeschi, ma al di là della stabilità politica e della prudenza di bilancio dietro a questo risultato c’è anche un altro fattore: i rendimenti tedeschi sono saliti perché i piani di spesa in difesa e infrastrutture faranno crescere il debito di Berlino molto più rapidamente di quello di Roma. A ben vedere, da inizio anno, i rendimenti tedeschi sono aumentati più di quanto siano scesi quelli italiani: +30 punti base contro un -6. L’elemento di trasformazione più profonda, dunque, è che il mercato ha già prezzato — sulla base degli annunci ufficiali del governo tedesco — che la Germania spenderà di più nei prossimi anni. Il problema è che, sulla carta, anche l’Italia sarà chiamata a farlo.

Per il momento, la prospettiva è che il governo italiano ritarderà gli incrementi delle spese per la difesa militare previsti dai nuovi accordi Nato, che fissano l’obiettivo di portare il totale delle spese per la difesa al 5% del Pil, di cui un 3,5% solo in spese militari “core”. Obiettivi ancora molto distanti, visto che l’Italia ha raggiunto solo di recente il “vecchio” target del 2% del Pil. Il rischio che una nuova ondata di deficit possa guastare l’idillio sui Btp, secondo l’analista di Consultique Rocco Probo, è ancora sottostimato: “Le valutazioni sul debito della zona euro in generale, comunque, sembrano ancora considerare poco l’elefante nella stanza dell’impegno relativo alla spesa del 5% del Pil in difesa”, ha dichiarato Probo a We Wealth. “Le stime che includono tale eventualità sono chiaramente pesanti non solo per Francia e Italia, ma anche per la Germania; tuttavia i Btp potrebbero soffrire maggiormente. Il debito/Pil atteso per il 2034 in caso di spesa del 5% del Pil (in assenza di crescita) secondo Bloomberg salirebbe al 169% per l’Italia e al 156% per la Francia, valori quindi molto più elevati rispetto a quelli previsti senza l’impatto della maggiore spesa per la difesa, con un peggioramento relativo della sostenibilità del debito italiano rispetto a quello francese”.

L’apparente calma sui rendimenti italiani si spiega con il sostanziale scetticismo degli analisti sul fatto che il governo rispetterà alla lettera i patti sulla difesa, costretto com’è da un debito già molto elevato. “L’Italia è complessivamente lontana del 3,5% del Pil dal raggiungimento del nuovo obiettivo Nato, con il 2% di tale divario che riguarda le spese per la ‘difesa core’”, ha detto a We Wealth Eliott Hentov, Head of Macro Policy Research di State Street Investment Management. “Non esiste uno scenario realistico in cui l’Italia riesca ad aumentare le proprie spese per la difesa a tali livelli nei prossimi anni”.

Infatti, ha proseguito l’analista, “i livelli del debito pubblico e i costi di finanziamento sono già troppo elevati per consentire un’espansione fiscale significativa, come dimostrano le incertezze del mercato obbligazionario che interessano la Francia. In pratica, quindi, è probabile che l’Italia segua l’esempio del Regno Unito, dove sono attesi aumenti modesti delle spese per la difesa (nell’intervallo 0,2-0,4%), parzialmente finanziati da tagli in altre aree e da nuovo indebitamento”.

Cosa potrebbe succedere, però, se il governo fosse costretto da spinte esterne — compresa un’ulteriore escalation delle tensioni ai confini orientali della Nato — ad accelerare sul raggiungimento degli obiettivi di spesa? Le debolezze del bilancio italiano tornerebbero a galla e i Btp sarebbero colpiti? “I rendimenti dei Btp continueranno a essere molto sensibili ai segnali della politica fiscale italiana”, ha affermato Hentov. “Sebbene l’espansione fiscale tedesca avrà effetti positivi anche per l’Italia, ciò da solo non sarà sufficiente a far crescere l’economia abbastanza da consentire una maggiore spesa italiana. Qualsiasi tentativo di spingere verso una spesa più elevata comporterebbe un costo elevato in termini di maggiori oneri per il servizio del debito”.

Questi rischi sono attualmente prezzati soprattutto sulle scadenze più lunghe, che scontano incertezze come l’aumento dell’emissione di debito e il timore che le banche centrali possano dover accettare un’inflazione un po’ più alta per facilitare agli Stati il rimborso dei debiti (l’inflazione aiuta i debitori e penalizza i creditori). “In Europa, solo Germania, Paesi Bassi e Paesi nordici hanno ampio spazio fiscale per intraprendere un’espansione pluriennale trainata dalla difesa”, ha sottolineato Hentov. “Per questo motivo, pensiamo che gli spread dei Btp sui Bund possano rimanere stabili o addirittura ridursi con l’aumento dei rendimenti tedeschi, ma il livello assoluto dei rendimenti difficilmente scenderà per qualsiasi titolo sovrano europeo di rilievo”.

Nonostante le virtù della stabilità politica rivendicate dalla premier Meloni il 17 settembre (“risparmieremo decine di miliardi di euro di interessi sul debito che potremo investire in quello che serve ai cittadini”), il livello minimo degli spread non andrà di pari passo con cali altrettanto robusti nei tassi di interesse e quindi nel peso della spesa per interessi italiana.

Domande frequenti su Btp, oltre i minimi dello spread c’è il rischio della spesa militare

Qual è l'attuale livello dello spread italiano e da quanto tempo non si vedeva un valore simile?

Lo spread italiano si attesta attualmente a 81 punti base sui Bund tedeschi, un livello che non si registrava da 15 anni. Questo dato indica una riduzione significativa del differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e tedeschi.

Oltre alla stabilità politica e alla prudenza di bilancio, quale altro fattore ha contribuito al calo dello spread italiano?

Un fattore chiave è l'aumento dei rendimenti tedeschi, causato dai piani di spesa in difesa e infrastrutture che porteranno a una crescita del debito di Berlino più rapida rispetto a Roma. Questo rende i titoli tedeschi meno attraenti in proporzione.

Come si confronta l'andamento dei rendimenti tedeschi con quello dei rendimenti italiani dall'inizio dell'anno?

Dall'inizio dell'anno, i rendimenti tedeschi hanno registrato un aumento di 30 punti base, mentre i rendimenti italiani sono scesi. Questo divario nell'andamento dei rendimenti ha favorito la riduzione dello spread.

Quali sono le implicazioni finanziarie dell'aumento della spesa militare e infrastrutturale tedesca?

L'incremento di queste spese in Germania comporterà una crescita del debito pubblico tedesco più sostenuta rispetto a quello italiano. Questo scenario contribuisce a rendere i titoli di stato tedeschi meno competitivi in termini di rendimento.

Quali sono i fattori che hanno determinato la recente performance positiva dello spread italiano?

La riduzione dello spread italiano è attribuibile a una combinazione di fattori, tra cui la stabilità politica, la prudenza di bilancio e, in modo significativo, l'aumento dei rendimenti dei titoli di stato tedeschi dovuto ai loro piani di spesa.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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