Green bond: cosa sono e come funzionano le obbligazioni “verdi”

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La parola "BONDS" appare con ogni lettera su un grafico a barre crescente, su uno sfondo verde sfocato con frecce verso l'alto e verso il basso sovrapposte, che alludono sottilmente alle tendenze del mercato finanziario e al crescente impatto dei green bond.

I green bond trainano la finanza sostenibile in Europa, con un volume complessivo di emissioni di 283 miliardi di dollari nel primo semestre del 2025. Ma cosa sono e come funzionano? Ecco una guida alle obbligazioni verdi, dagli esempi pratici agli standard di cui tenere conto

Indice

  • Secondo un’analisi di MainStreet Partners, il volume totale di emissioni di green bond nel primo semestre dell’anno ammonta a 283 miliardi di dollari
  • I green bond sono obbligazioni la cui emissione è connessa a progetti con un impatto positivo sull’ambiente, come il trattamento dell’acqua o dei rifiuti

I green bond trainano la finanza sostenibile in Europa. Secondo una recente analisi condotta da MainStreet Partners, nel primo semestre del 2025 le cosiddette “obbligazioni verdi” hanno ribadito la loro leadership, con un volume complessivo di emissioni di 283 miliardi di dollari. Per fornire un metro di paragone, il volume totale di emissioni di green, social e sustainability bond ammontava a 495 miliardi di dollari nello stesso periodo. Ma cosa sono e come funzionano tecnicamente?

Cosa sono i green bond e come funzionano

I green bond, anche definiti come “obbligazioni verdi”, sono obbligazioni la cui emissione è connessa a progetti con un impatto positivo sull’ambiente. Sono volti infatti a finanziare iniziative relative al trattamento dell’acqua e dei rifiuti, la prevenzione e il controllo dell’inquinamento o le infrastrutture per i trasporti (come le ferrovie eoliche).

La differenza con le obbligazioni tradizionali

Di fatto, i green bond sono strumenti finanziari simili alle obbligazioni tradizionali, con una differenza chiara di cui tenere conto: l’emittente fa leva sulle risorse raccolte unicamente per sostenere iniziative con caratteristiche di sostenibilità ambientale. Chiarito questo passaggio, rispecchiano il funzionamento di una classica obbligazione. Da evidenziare che, oltre ai green bond, esistono anche ulteriori obbligazioni nell’ambito della finanza sostenibile, tra cui:

  • i “social bond” (o “obbligazioni sociali”) che supportano progetti con effetti sociali positivi;
  • i “sustainability bond” (o “obbligazioni sostenibili”) dedicati sia a tematiche ambientali che sociali;
  • e i “sustainability-linked bond” (“obbligazioni legate alla sostenibilità”) che sostengono generici obiettivi di sostenibilità.

I “Green bond principles” dell’Icma

A livello mondiale non esiste un unico standard per etichettare come green un determinato bond. Tuttavia, esistono delle linee guida elaborate dall’International capital market association, associazione internazionale dedicata a emettitori del settore pubblico e privato, intermediari finanziari, asset manager e altri investitori che conta circa 600 membri in oltre 65 giurisdizioni. Chiamate “Green bond principles” e aggiornate annualmente, sono sostanzialmente quattro. L’emittente deve infatti:

  • chiarire la destinazione dei proventi;
  • seguire una serie di procedimenti nella valutazione e nella selezione dei progetti;
  • comunicare in modo trasparente la gestione dei proventi;
  • fornire report per aggiornare gli investitori sull’avanzamento dei progetti in corso.

Da ricordare tra l’altro anche l’European green bond standard introdotto dall’Unione europea ed entrato in vigore il 21 dicembre 2024, che stabilisce norme uniformi per gli emittenti che desiderano utilizzare la denominazione “obbligazione verde europea”.

Il processo: chi emette i green bond

I green bond venivano inizialmente emessi unicamente da istituzioni finanziarie tradizionali. La prima emissione in assoluto è stata infatti quella della Banca europea per gli investimenti (anche nota con l’acronimo Bei) nel 2007. Solo successivamente, sono sbarcati sul mercato anche titoli emessi da aziende ed enti pubblici.

Quali progetti possono essere finanziati?

Come anticipato, l’emittente di un green bond può utilizzare il denaro raccolto solo per sostenere progetti che hanno un impatto positivo sull’ambiente. Oltre alle iniziative sopracitate, può trattarsi anche della costruzione di un impianto dedicato all’energia rinnovabile, della riforestazione di una determinata area geografica, dell’uso sostenibile dei terreni, della tutela della biodiversità o del trattamento e del riciclo dei rifiuti, a titolo esemplificativo.

Il mercato dei green bond

I più recenti dati della Climate bonds initiative, organizzazione internazionale no-profit che lavora per mobilitare capitali a livello globale per le azioni climatiche, parlano di un mercato in fermento. Nel 2024 le emissioni mondiali di green bond hanno infatti toccato quota 670,9 miliardi di dollari, una cifra record. Solo quest’anno si calcolano invece emissioni per 396 miliardi di dollari.

I Green bond in Italia

Anche l’Italia ha fatto recentemente il suo ingresso nel mercato dei green bond. È il caso dei Btp green, ovvero titoli a medio-lungo termine destinati a finanziare spese statali a positivo impatto ambientale, incluse spese fiscali, spese in conto capitale, spese correnti e trasferimenti a favore di soggetti esterni o interni alla pubblica amministrazione. Il primo Btp green fu emesso dal Tesoro nel marzo del 2021, con scadenza al 30 aprile 2045.

I Bpt green emessi dal Tesoro: come funzionano

Come recentemente approfondito da We Wealth, i Btp green possono essere scambiati dagli investitori istituzionali sul mercato secondario regolamentato all’ingrosso (l’Mts o Mercato telematico dei titoli di Stato) per operazioni dal taglio non inferiore ai 2 milioni di euro oppure su quelli regolamentati. I risparmiatori individuali possono invece negoziare i titoli verdi sul Mot (Mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato) dove sono possibili operazioni dal taglio minimo di 1.000 euro, oppure su altre piattaforme di negoziazione.

Domande frequenti su Green bond: cosa sono e come funzionano le obbligazioni “verdi”

Cosa sono i green bond e quale è il loro scopo principale?

I green bond sono obbligazioni emesse per finanziare progetti specifici che hanno un impatto ambientale positivo, come il trattamento delle acque o la gestione dei rifiuti. Il loro scopo è indirizzare capitali verso iniziative sostenibili.

Qual è stato il volume totale delle emissioni di green bond nel primo semestre dell'anno secondo l'analisi di MainStreet Partners?

Secondo un'analisi di MainStreet Partners, il volume totale delle emissioni di green bond nel primo semestre dell'anno ha raggiunto i 283 miliardi di dollari. Questo dato evidenzia una crescita significativa nel mercato delle obbligazioni verdi.

Quali tipi di progetti possono essere finanziati tramite l'emissione di green bond?

I green bond possono finanziare una varietà di progetti con un impatto ambientale positivo. Esempi includono iniziative legate al trattamento delle acque, alla gestione dei rifiuti e altre attività volte a promuovere la sostenibilità ambientale.

Come si differenziano i green bond dalle obbligazioni tradizionali in termini di finalità?

La differenza principale risiede nella destinazione dei fondi: i green bond sono specificamente legati al finanziamento di progetti ambientali, mentre le obbligazioni tradizionali possono essere utilizzate per scopi aziendali più generali. I green bond offrono quindi una maggiore trasparenza sull'impiego dei capitali per la sostenibilità.

Quale ruolo giocano i green bond nella finanza sostenibile in Europa?

I green bond sono un motore fondamentale per la finanza sostenibile in Europa. La loro crescente emissione, come dimostrato dai dati del primo semestre del 2025, indica un forte interesse degli investitori verso strumenti finanziari che supportano obiettivi ambientali.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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