A giudicare dai numeri raccolti finora da LSEG nel suo consueto S&P Scorecard, il comparto tecnologico resta saldamente sulla cresta dell’onda. Nel secondo trimestre del 2025, il settore ha nettamente sovraperformato l’S&P 500, registrando una crescita degli utili del 22,5% (contro l’11,2% dell’indice) e un incremento dei ricavi del 15,3% (rispetto al 5,6% medio). Tutte le aziende tecnologiche che al 1° agosto avevano pubblicato i risultati trimestrali (33 su 78) hanno battuto le stime sugli utili, contribuendo a mantenere uno dei margini di profitto netto più elevati dell’intero indice: 24,8%, in crescita rispetto al 24,0% dello stesso periodo dell’anno precedente. Anche il surprise factor medio del settore (+8,3%) è pienamente in linea con la media dell’S&P 500, ma con una coerenza e una diffusione dei risultati positivi che nessun altro comparto ha eguagliato. Questi dati rafforzano la narrativa di un settore trainante per la crescita e la redditività dell’indice nel 2025.
“Il margine di profitto netto aggregato dell’S&P 500 nel secondo trimestre è pari al 12,3%, in calo rispetto al 12,7% del trimestre precedente, ma superiore sia al 12,2% di un anno fa, sia alla media quinquennale dell’11,8%”, ha scritto l’analista di FactSet John Butters il 27 luglio. “Questo trimestre segna il quinto consecutivo in cui l’indice registra margini superiori al 12%, una serie che non si vedeva dai tempi tra il Q2 2021 e il Q2 2022. Tuttavia, si tratta anche del primo calo su base trimestrale dal Q4 2023”. La tecnologia, insieme ai servizi di comunicazione e al settore finanziario, è uno dei pochi comparti ad aver registrato un incremento annuo dei margini nel secondo trimestre.
La forte crescita degli utili tecnologici ha sostenuto la performance assoluta del Nasdaq Composite, che da inizio anno segna un +7,7%, appena sopra il +7,1% dell’S&P 500. Tuttavia, il gruppo delle cosiddette Magnifiche Sette, un tempo locomotiva del listino tecnologico, ha mostrato un andamento più deludente, con il Bloomberg Magnificent 7 Total Return Index in rialzo solo del 4,7% da gennaio. Al suo interno, le performance sono risultate molto eterogenee.
Nei tre mesi conclusi al 1° agosto (dati rilevati a Borsa aperta), le Magnifiche 7 hanno evidenziato un’ampia dispersione di rendimenti. A guidare il gruppo è stata NVIDIA, con un balzo del +54%, seguita da Meta (+30%) e Microsoft (+21%). Anche Google e Amazon hanno sovraperformato l’S&P 500, che nello stesso periodo ha guadagnato il 10,55%. Tesla si è fermata a un più modesto +6,48%, mentre Apple è l’unica in territorio negativo, con un calo del 3,99%. Restringendo l’analisi all’ultimo mese, NVIDIA e Alphabet restano in testa con guadagni rispettivamente vicini al +12% e +7%, mentre Amazon e Apple hanno sottoperformato l’indice, segnando rispettivamente un –2% e –2,7%.
Uno sguardo più ravvicinato, focalizzato sul periodo immediatamente successivo all’avvio della reporting season (grafico in basso), mostra come il mercato stia premiando in modo selettivo le big tech in base alla qualità dei risultati e alla narrativa futura sull’intelligenza artificiale. Nel grafico che traccia l’andamento delle Magnifiche 7 dal 23 luglio, emerge con chiarezza il disallineamento: Meta guida con un +6%, seguita da Nvidia e Microsoft, entrambe attorno al +4%. Google si mantiene stabile (–0,42%), mentre Apple e Amazon arretrano sensibilmente (–4,95% e –5,24%). La maglia nera va a Tesla, che cede il 7,63% nello stesso arco temporale, risultando la peggiore tra le big tech. Anche l’indice S&P 500 nel complesso ha registrato un calo (–1,21%), ma le differenze all’interno del gruppo sono marcate, riflettendo una fase di mercato in cui la selettività batte la capitalizzazione.

Proprio Apple, nella seduta di venerdì 1° agosto, ha perso oltre l’1,8% nonostante utili per azione superiori alle attese (1,53 dollari contro 1,43), penalizzata dalle preoccupazioni legate ai dazi e al suo apparente ritardo nell’adozione dell’intelligenza artificiale. “L’approccio più prudente di Apple, basato su funzionalità AI integrate direttamente nei dispositivi, potrebbe pagare nel lungo periodo – osservano gli analisti di eToro – ma gli investitori attendono segnali più concreti di monetizzazione. Rispetto ai concorrenti, Apple appare ancora ferma ai blocchi di partenza nel rilascio di prodotti AI tangibili. Un lieve aumento della spesa in R&S e qualche accenno all’apertura verso acquisizioni indicano una volontà di muoversi, ma il mercato chiede più dei buoni propositi”.
Le vere sorprese nel gruppo sono arrivate da Meta e Amazon. Per la prima, la reazione di Borsa ai conti pubblicati il 31 luglio è stata eclatante: +10% in una sola seduta. Gli utili per azione hanno superato nettamente le stime (7,14 dollari contro 5,92), con ricavi pari a 47,42 miliardi di dollari, ben oltre i 44,8 miliardi previsti. Diversa la reazione ad Amazon: il titolo ha perso il 7% nella stessa giornata, nonostante risultati superiori alle attese. A pesare sono state le previsioni prudenziali: il range indicato dal management per l’utile operativo (15,5–20,5 miliardi di dollari) non esclude la possibilità di deludere le attese del consensus, ferme a 19,41 miliardi. Anche in questo caso, al centro delle valutazioni c’è la capacità delle Big Tech di trasformare in vantaggio competitivo i propri investimenti sull’intelligenza artificiale.

