Real Estate e Hnwi: gestire la complessità impone una strategia

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Un uomo sorridente con capelli corti e grigi e barba ben curata, che indossa un abito scuro e una cravatta a fantasia, posa davanti a uno sfondo strutturato e sfocato. L'immagine è in bianco e nero.

L’immobiliare resta centrale nei portafogli dei clienti HNWI, ma la sua natura è cambiata: serve visione strategica, attenzione alla governance e nuove competenze nella gestione dei rischi

Indice

Il mercato immobiliare sta vivendo una trasformazione radicale. E mentre il mattone resta un pilastro nei portafogli dei grandi investitori, i suoi contorni stanno cambiando forma: si digitalizza, si frammenta, si integra con le scelte ESG e con le dinamiche di successione. E soprattutto, si professionalizza. Nel mondo del private banking e dei family office, la differenza la fa sempre più spesso la consulenza patrimoniale indipendente. Ne parliamo con Alessandro Forza, Head of Private Banking di CFO Sim.

Real estate: ora è strategia pura

Per decenni, l’immobiliare ha rappresentato una forma di investimento solida e intuitiva: bastava acquistare un immobile in una zona di pregio, affittarlo e raccoglierne i frutti.

“Oggi tuttavia – osserva Alessandro Forza – siamo davanti a una trasformazione strutturale che impone un nuovo mindset, molto più affine alla gestione attiva di un fondo alternativo. Secondo il Knight Frank Wealth Report 2025, il real estate rappresenta in media il 23% dei portafogli dei family office. Tuttavia, le strategie adottate sono cambiate drasticamente: solo il 16% degli investitori adotta un approccio core‘ conservativo, mentre il 32% abbraccia strategie ‘opportunistic‘ ad alto rischio, e il 30% investe in modalità ‘value add‘. Questo cambio di paradigma richiede nuove competenze, simili a quelle di un hedge fund manager. Non basta più conoscere le dinamiche del mercato locale o la qualità dell’immobile: serve una visione sistemica, che integri fiscalità, normativa, tecnologia e soprattutto il progetto di lungo termine del cliente“.

Dai mattoni ai club esclusivi: investire nel network

Oggi l’investimento immobiliare non si esaurisce nel possesso fisico. Cresce l’interesse per forme ibride come i private members’ clubs, strutture di lusso che fungono da hub relazionali, ambienti di lavoro, location di rappresentanza e generatori di opportunità.

“Questi club – spiega Forza – sono luoghi dove si fa business prima ancora che lifestyle. Chi investe in essi non sta comprando muri, ma la possibilità di attrarre capitale umano di alto profilo. Strutture come Soho House, Core Club o The Wilde si stanno moltiplicando in città strategiche come Milano, Londra, Dubai o New York. Questo tipo di investimento, benché immobiliare nella forma, è in realtà un asset relazionale e reputazionale. Se dentro un club girano imprenditori, venture capitalist, CEO, quel luogo diventa un asset ad alta densità di valore immateriale, difficilmente replicabile e altamente liquido in termini di opportunità“.

La geografia cambia: resilienza climatica e asset alternativi

Accanto alla componente esperienziale, l’altro trend dominante è l’orientamento verso asset alternativi: data center, infrastrutture resilienti, immobili build-to-rent di fascia alta.

“Il classico ufficio in centro città ha perso appeal – nota Forza – oggi è preferito solo dal 10% degli investitori . Invece, cresce l’interesse per immobili capaci di rispondere a esigenze di lungo termine: +14% per il build-to-rent, +11% per i data center, +10% per le infrastrutture. Ma non è tutto: anche il climate change è diventato un driver strutturale. Il 42% degli investitori ricerca asset climate-resilient, e il 29% guarda con attenzione a impianti per energie rinnovabili o storage di batterie. Non è solo una questione etica o ESG di protezione del valore: nessuno vuole un immobile che rischia di diventare inabitabile o invendibile tra 10 anni”.

Rischi, illusioni e il ruolo dell’execution

Tuttavia, il dinamismo del mercato nasconde insidie. Il rischio principale, secondo l’esperto di CFO SIM, è la FOMO immobiliare: la paura di perdere l’occasione giusta che spinge ad acquisti impulsivi in contesti inflazionati.

“Abbiamo visto crescite del 147% a Dubai e dell’84% a Miami negli ultimi 5 anni: chi entra ora lo fa a prezzi potenzialmente insostenibili. Altro errore ricorrente è trattare l’immobiliare di lusso come un collectible, come fosse un quadro o un orologio d’epoca. “La differenza è che un cronografo vintage lo metti in cassaforte. Una villa a Portofino, no. È illiquida, costosa da mantenere e fiscalmente inefficiente. Il rischio più sottovalutato è la correlazione nascosta tra mercati apparentemente scollegati: St. Moritz, Aspen e Palm Beach si muovono ormai in sincronia. Quando scende uno, scendono tutti. La diversificazione geografica, così come la si intendeva in passato, è diventata un’illusione.

Governance e successione: non basta lasciare le chiavi

Nel 2025, i family office più lungimiranti stanno affrontando un nodo cruciale: la trasferibilità efficiente degli asset immobiliari. Non si tratta più di passare la casa al mare ai figli, ma di strutturare il passaggio di veri e propri ecosistemi imprenditoriali.

“Un palazzo in centro Milano oggi può contenere un ristorante stellato, uffici, appartamenti per affitti brevi e spazi eventi: come si trasferisce un asset così? Non con un testamento, ma con una governance solida e meccanismi di uscita chiari. Il 58% dei family office coinvolge già la next generation nelle decisioni immobiliari, consapevole che un trasferimento efficace richiede anni di preparazione. La consulenza patrimoniale oggi deve partire dalla legacy, non dal mattone. Serve un disegno strategico che tenga conto di fiscalità, regolamenti in evoluzione, preferenze personali e assetti familiari complessi“.

Il valore del saper dire “no”

In questo scenario sempre più articolato, la differenza la fa la consulenza indipendente.

“Il 90% dei consulenti immobiliari vende case – afferma con decisione Forza noi preferiamo offrire una strategia. E spesso la strategia parte dal saper dire no. Con il 44% dei family office intenzionato ad aumentare l’esposizione immobiliare, il mercato è saturo di venditori ed è perciò fondamentale avere un advisor capace di mettere in discussione anche l’entusiasmo del cliente. Anche sotto il profilo della pianificazione successoria, è bene tenere a mente che forse le prossime generazioni potrebbero voler investire in intelligenza artificiale, non in mattoni. Pensare a come organizzare l’eredità significa anche proteggere la loro libertà. Detto altrimenti, il vero status symbol nel 2025 è avere qualcuno che ti impedisce di comprare la ventunesima casa“.

Domande frequenti su Real Estate e Hnwi: gestire la complessità impone una strategia

In che modo il mercato immobiliare sta cambiando per i grandi investitori, secondo l'articolo?

Il mercato immobiliare sta subendo una trasformazione radicale, diventando più digitale, frammentato e integrato con le scelte ESG e le dinamiche di successione. Questo implica una crescente professionalizzazione nella gestione degli asset immobiliari.

Qual è il ruolo della consulenza patrimoniale indipendente nel contesto del private banking e dei family office?

La consulenza patrimoniale indipendente sta diventando sempre più cruciale nel private banking e nei family office. Essa fa la differenza nel gestire la complessità del mercato immobiliare e nell'elaborare strategie di investimento efficaci.

Quali nuovi fattori influenzano le decisioni di investimento immobiliare oltre ai tradizionali 'mattoni'?

Oltre al mattone, gli investimenti si stanno espandendo verso il network esclusivo e asset alternativi, con un'attenzione crescente alla resilienza climatica. La geografia stessa sta cambiando le priorità di investimento.

Cosa si intende per 'strategia pura' nel contesto immobiliare attuale?

La 'strategia pura' nel settore immobiliare implica una gestione più sofisticata che va oltre il semplice possesso di beni. Richiede una pianificazione attenta che integri aspetti finanziari, ESG, successori e di gestione del rischio.

Quali sono le implicazioni della 'governance e successione' per gli investimenti immobiliari?

La governance e la successione sono diventate critiche, poiché non è più sufficiente semplicemente 'lasciare le chiavi'. È necessaria una pianificazione strutturata per garantire la continuità e la gestione efficace del patrimonio immobiliare nel tempo.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Antonio Murtas

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Bocconi di Milano. Ha scritto per We Wealth di private insurance, asset management, private banking e private markets.

Non è più solo questione di mattoni, ma di visione e competenze. Scopri come il mercato immobiliare si sta trasformando in un’opportunità strategica