Negli ultimi mesi, gli occhi di tutti, dagli investitori ai curiosi, sono stati puntati sugli Stati Uniti e la minaccia che i dazi statunitensi rappresentano. Eppure mentre Wall Street toccava nuovi picchi e gole profonde, il resto del mondo non si è fermato, con ondate di ottimismo sui mercati emergenti e, in generale, oltre i classici confini occidentali.
Guardando ai dati, l’indice MSCI Emerging Markets è cresciuto del 17,5%, quasi il triplo rispetto al 6,92% registrato dall’S&P 500 nello stesso periodo (dati al 15 luglio).
Giappone: tra ottimismo e inflazione in salita
Mentre la minaccia di dazi preoccupava la maggior parte dei Paesi e dei settori, in Giappone la risposta è stata in gran parte positiva, con i servizi di comunicazione e tecnologia dell’informazione che hanno guidato i guadagni. A soffrire, però, è toccato al settore dell’energia che ha registrato un forte calo.
Nel frattempo, la Bank of Japan si allinea alla Federal Reserve, sebbene parta da una posizione molto diversa. – La banca centrale giapponese continua, infatti, a mantenere i tassi fermi allo 0,5%. Ed esattamente come negli Stati Uniti, anche in questo caso, sono molte le pressioni sulla BoJ, soprattutto a causa dell’inflazione che continua a salire. L’inflazione core ha toccato il 3,7% a maggio, con una crescita dello 0,2% rispetto ad aprile e, evidentemente, ben al di sopra dell’obiettivo del 2%.
Ma mentre l’inflazione sale, lo stesso sta anche accadendo ai titoli di stato trentennali che a maggio hanno toccato il loro massimo storico del 3,2%.
A portare ottimismo sul mercato, ci hanno anche pensato i dati del settore industriale di giugno, con il primo risultato positivo dopo 13 mesi. La spinta principale arriva da Nintendo, con il lancio del nuovo modello della Switch, e dalle vendite di Mitsubishi Heavy Industries.
Però il tema dazi, chiaramente, non è ancora stato risolto, e l’incertezza ha portato ad abbassare radicalmente le previsioni di crescita: se ad inizio anno si pensava a una crescita dell’1,1%, ora questa è scesa allo 0,5%.
Mercato oltre oceano: non solo Cina e Giappone
Quando si decide di guardare oltre i classici confini occidentali, gli investitori si focalizzando in automatico sulla Cina, che sta crescendo grazie ai rendimenti record di Xiaomi e Alibaba, e sul Giappone, ma le potenzialità dell’area sono molto più ampie.
Hong Kong, per esempio, continua a rappresentare una strada interessante per chi vuole focalizzarsi sulla Cina, ma con un occhio privilegiato.
Un’altra opzione, è l’Australia, dove le valutazioni azionarie continuano a crescere. Secondo gli esperti di Capital Group, a guadagnare più terreno sono i settori della information technology e dell’immobiliare, eppure nonostante la forza dell’azionario e il raffreddamento dell’inflazione, i consumatori continuano a essere molto parsimoniosi. In linea con questo, la maggior parte degli investimenti nella Commonwealth Bank of Australia sono in mano a stranieri.
Che sia chiaro, l’Australia non è esente dalle tensioni commerciali: “miniere come Rio Tinto e South32 hanno perso terreno a causa delle preoccupazioni che i negoziati sulle tariffe doganali possano smorzare l’appetito per il minerale di ferro e il gas”, hanno sottolineato gli esperti.
Una menzione speciale va verso i paesi emergenti, soprattutto guardando verso l’America Latina che ha continuato la sua corsa, con l’indice MSCI EM Latin America che ha chiuso la prima metà dell’anno in rialzo del 30%. A crescere maggiormente sono stati Messico e Perù, a svantaggio dell’Argentina.

