Turismo: il Pnrr non basta a saldare il conto salato della crisi

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Ammontano a 2,4 miliardi i fondi destinati al turismo dal decreto di attuazione del Pnrr approvato dal Consiglio dei ministri. Un “segnale importante” nelle parole di Vittorio Messina di Assoturismo Confesercenti. Ma al quale dovranno accompagnarsi anche alcune grandi riforme

Il settore del turismo è destinatario di un pacchetto di aiuti da 2,4 miliardi di euro, che con la leva finanziaria salgono a 6,9 miliardi

Vittorio Messina, Assoturismo Confesercenti: “Abbiamo bisogno di una riforma del fisco, del costo del lavoro, della sburocratizzazione e di una lotta seria all’abusivismo”

A rischio sono ancora tutte le micro, medie e piccole imprese del comparto. Ma soprattutto quelle che operano nelle città d’arte

Il Consiglio dei ministri, riunitosi lo scorso 27 ottobre, ha approvato un decreto legge per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Un provvedimento che vede il settore turistico destinatario di un pacchetto di aiuti da 2,4 miliardi di euro, che con la leva finanziaria salgono a 6,9 miliardi. In pancia, 150 milioni per il Fondo nazionale per il turismo gestito con Cassa depositi e prestiti ma anche 98 milioni per sostenere la digitalizzazione di agenzie di viaggio e tour operator. Un “segnale importantissimo” nelle parole di Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti intervistato da We Wealth. Ma cui “dovranno seguirne necessariamente altri, non solo in termini di aiuti ma anche di grandi riforme”.
“Il governo Draghi ha esordito nel suo discorso d’insediamento facendo un chiaro riferimento all’importanza del turismo per l’economia italiana”, ricorda Messina. “E oggi lo dimostra. Una tale attenzione nei confronti di un comparto che, ricordiamo, vale il 13% del prodotto interno lordo nazionale, è un segnale importantissimo. Ma sicuramente dovranno seguirne altri”. Queste somme, spiega, non solo sosterranno il settore dal punto di vista della competitività ma contribuiranno anche a posizionarlo sui nastri della ripartenza. “Le imprese spagnole, francesi e greche, nostre competitor, certamente non aspetteranno i nostri tempi ma saranno particolarmente agguerrite. Non dobbiamo dimenticare che tante criticità erano presenti già prima dell’arrivo del covid-19. Abbiamo bisogno di una riforma del fisco, del costo del lavoro, della sburocratizzazione e di una lotta seria all’abusivismo. Quando si riuscirà a completare questo programma di aiuti e grandi riforme, allora il comparto del turismo potrà davvero dire la sua. E se il turismo riparte, trainerà con sé anche tutti gli altri comparti tradizionali, dal commercio all’artigianato”, osserva Messina.
Nelle cinque settimane estive, aggiunge, sono state registrate presenze sotto la media ma che “tutto sommato hanno rappresentato un segnale positivo rispetto alla situazione devastante registrata nel 2020”. Tuttavia, non è ancora possibile constatare se il settore si sia effettivamente già agganciato alla ripresa. “La filiera del turismo è complessa, si compone di tanti anelli, dal balneare alla montagna alle città d’arte. Mentre il balneare, per esempio, ha dato segnali di esistenza e vita, le città d’arte sono ancora ferme e il turismo montano è bloccato da 18 mesi”, spiega Messina. Quanto al tema del green pass obbligatorio, secondo il presidente l’impatto è stato piuttosto contenuto. “Fortunatamente è arrivato un po’ dopo il pieno della stagione estiva. Peraltro, quando ha fatto il suo esordio, la ristorazione si svolgeva quasi per intero all’esterno, quindi ha pesato in maniera ridotta. Se questo è il prezzo che dobbiamo pagare per lavorare e non chiudere come si è verificato con i precedenti dpcm, ben venga. Ma è chiaro che questo non debba comportare né un aggravio di spese per gli operatori né responsabilità penali qualora venissero presentate certificazioni che non dovessero risultare in regola”.

Il Codacons ha recentemente messo a punto uno studio preliminare per dimostrare come gli aumenti dei prezzi nel settore dell’energia, dei carburanti e delle materie prime potrebbero incidere sulle spese delle famiglie nel corso delle prossime festività natalizie, analizzando quattro macro-aree (alimentari, regali, ristorazione e viaggi). Quanto ai viaggi, si parla di incrementi dei listini per carburanti, treni, aerei, strutture ricettive, servizi turistici e pacchetti vacanza intorno al +7%. “Sulla stagione invernale la nostra preoccupazione non si lega tanto agli aumenti, che comunque incidono e incideranno sempre, ma che al fatto che la pandemia non sia ancora stata archiviata e possa arrivare un ulteriore stop non dipendente da rincari o fattori esterni ma da un’eventuale recrudescenza dei contagi”, commenta Messina. “Per questo non possiamo parlare completamente di un aggancio alla ripresa, perché noi della filiera del turismo siamo rimasti scottati dalle tante cose che ci hanno raccontato. All’inizio della pandemia si era detto che qualora fosse stato scoperto il vaccino, avremmo ricominciato a viaggiare, ma così non è stato. Poi è stato detto che qualora fosse stata raggiunta l’immunità di gregge (che era fissata con un’aliquota molto più bassa rispetto a quella che abbiamo raggiunto adesso dell’86%) tutto sarebbe stato superato. E così non è accaduto”.

A rischio, aggiunge Messina, sono ancora tutte le micro, medie e piccole imprese del comparto. Ma soprattutto quelle che operano nelle città d’arte e che sostengono canoni di locazione e tributi locali particolarmente elevati. Senza dimenticare infine i professionisti del settore (animatori e guide turistiche) per i quali “non c’è stata nemmeno una minima boccata d’ossigeno dal punto di vista economico da quando è iniziata la pandemia”. Poi conclude: “Il messaggio che non deve passare è che la parte peggiore è passata. La parte peggiore, purtroppo, inizia adesso. Quando diminuiranno necessariamente quei pochi aiuti che siamo riusciti a recuperare e ci confronteremo con flussi turistici veramente scarsi e lavoro quasi a zero. Conviene a tutti che il turismo riparta il prima possibile e che venga supportato affinché questo ‘prima possibile’ diventi adesso”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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