Pensione di reversibilità: novità del 2025. Cosa sapere

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Una donna anziana con gli occhiali è seduta a un tavolo, conta monete e contanti, con aria concentrata. Indossa un cardigan grigio ed è circondata da documenti.

Pensione di reversibilità: ecco le novità e cosa sapere sui limiti reddituali in vigore dal 2025, che determinano le percentuali spettanti ai superstiti.

Indice

La pensione di reversibilità rappresenta uno strumento importante di tutela economica per i familiari superstiti, in quanto risponde all’esigenza di garantire la continuità del sostentamento in caso di decesso del titolare di pensione.

Destinata principalmente al coniuge e ai figli, la pensione di reversibilità può essere riconosciuta – a certe condizioni – anche ad altri familiari come genitori, fratelli e sorelle. Si tratta di un diritto soggetto a regole precise e aggiornamenti normativi: a partire dal 2025, ad esempio, cambiano i limiti reddituali che incidono sulle percentuali di reversibilità riconosciute, rendendo ancora più rilevante conoscere la propria posizione fiscale e contributiva.

Chi può beneficiare della reversibilità?

In linea generale coloro che hanno diritto immediato alla reversibilità sono il coniuge del defunto e i figli. A certe condizioni, inoltre, e secondo certe percentuali di volta in volta, aggiornate dal legislatore (e che tengono conto del reddito dei beneficiari), potranno accedere anche i fratelli e le sorelle del defunto.

Più in particolare hanno diritto alla reversibilità:

  • il coniuge superstite
  • il figlio superstite, se minorenne (fino all’autonomia economia), se disabile o inabile (senza limiti di età)
  • ai nipoti superstiti, in caso di assenza di coniuge o figli e se in dipendenza economica del defunto
  • ai genitori del defunto in assenza di figli o coniuge e se da questo dipendenti economicamente.

Quanto al diritto dei figli maggiorenni ad accedere alla reversibilità, secondo un orientamento della giurisprudenza, è necessario dimostrare che il figlio maggiorenne superstite sia inabile al lavoro, a carico del genitore al momento del decesso e che il genitore provvedeva in modo continuativo e prevalente al mantenimento del figlio.

Quali sono le percentuali della reversibilità?

  • il coniuge superstite ha diritto al 60% della pensione
  • il coniuge con un figlio ha diritto all’80% della pensione
  • al coniuge con 3 o più figli spetta il 100% dell’assegno
  • il figlio unico superstite (se minore, studente o inabile) ha diritto al 70%
  • in mancanza del coniuge, i figli hanno diritto all’80%
  • i fratelli a cui spetta la pensione di reversibilità hanno diritto singolarmente al 15% dell’importo della pensione.

Possono accedere alla reversibilità i fratelli o le sorelle del defunto?

Come messo in evidenza, la reversibilità è riconosciuta in via prioritaria al coniuge o ai figli.

Pertanto, i fratelli o le sorelle del defunto potranno vedersi riconosciuto il beneficio della reversibilità solo a certe condizioni.

In particolare, questi avranno diritto alla reversibilità se:

  • sono celibi o nubili
  • risultano inabili al lavoro al momento del decesso del defunto
  • non hanno alcuna pensione diretta
  • erano a carico del erano a carico del defunto e non vi siano coniuge o figli aventi diritto

Si può ottenere la reversibilità in caso di divorzio?

In linea generale la risposta è affermativa. Occorre però specificare meglio le condizioni.

Il coniuge divorziato avrà diritto ad ottenere la pensione di reversibilità dell’ex partner defunto se al momento del decesso dell’ex coniuge, risultava titolare di un assegno divorzile. È inoltre necessario che questo assegno divorzile risulti riconosciuto da sentenza di divorzio o da provvedimento successivo.

Perché l’ex coniuge ha diritto alla reversibilità?

La reversibilità, come detto, è riconosciuta se il coniuge risulta esplicitamente destinatario di un assegno divorzile, confermato da provvedimento giudiziale.

Detto diritto è riconosciuto perché si tiene conto del contributo che, verosimilmente, l’ex coniuge superstite ha offerto al coniuge defunto, durante il matrimonio, concorrendo alla formazione del patrimonio comune e alla formazione del patrimonio personale del defunto.

È bene specificare che, tendenzialmente, non è riconosciuto il diritto alla reversibilità per l’ex coniuge che ha ricevuto un assegno una tantum in sede di divorzio. Questo tipo di assegno, infatti, non soddisfa la pretesa di continuare a ricevere supporto economico anche dopo la morte dell’ex coniuge.

Come si ripartisce la reversibilità tra coniuge superstite e coniuge divorziato?

La ripartizione della pensione tra coniuge superstite e coniuge divorziato si basa sulla durata dei rispettivi matrimoni. È innanzitutto questo il principio che regola la gestione della reversibilità.

Ma non è tutto. Oltre alla reale durata dei rispettivi matrimoni con il defunto, si tiene conto, per principi di equità, anche della eventuale consistenza dell’assegno divorzile che l’ex coniuge percepisce e, più in generale, della capacità economica di entrambe le parti.

Ricapitolando, la ponderazione della reversibilità deve essere calcolata tenendo conto (oltre che del criterio della durata dei rispettivi matrimoni) anche:

  • delle rispettive condizioni economiche
  • dell’ammontare dell’assegno divorzile
  • della durata e della stabilità della convivenza prematrimoniale

In quest’ultimo caso è necessario che il coniuge interessato dia dimostrazione della stabilità ed effettività della comunione di vita prematrimoniale, tenendo tuttavia distinta la durata della convivenza prematrimoniale da quella del matrimonio.

La reversibilità può passare da un erede all’altro?

La risposta è no. il diritto a ricevere la pensione di reversibilità non si trasmette. Alla morte del beneficiario (coniuge, figli, o sorelle o fratelli) il diritto si estingue, in quanto si tratta di un diritto personale che sorge proprio per dare continuità economica a quelle persone che in modo più o meno diretto dipendevano anche dalla capacità economica del defunto.

Per tale ragione, come conferma la giurisprudenza, in linea generale si deve escludere che la trasmissibilità della reversibilità possa continuare ad essere attribuita ai discendenti del beneficiario.

La reversibilità viene tassata?

Si. La pensione di reversibilità ricade nel novero delle entrate che incidono sul reddito personale e, per questa ragione, soggiace alla tassazione Irpef.

In questo senso, se il beneficiario percepisce già un reddito, la reversibilità si va a sommare alle proprie entrate facendo aumentare il livello complessivo di redditi e quindi la percentuale di imponibile.

In presenza di altri redditi del beneficiario, la reversibilità potrà essere ridotta, secondo le seguenti percentuali

Gli importi della pensione di reversibilità possono essere ridotti in base al reddito del beneficiario. Le riduzioni previste sono:

  • 25% per redditi superiori a tre volte il minimo INPS
  • 40% per redditi superiori a quattro volte il minimo
  • 50% per redditi superiori a cinque volte il minimo

La reversibilità, inoltre, dovrà essere riportata in sede di dichiarazione dei redditi.

I limiti reddituali per la reversibilità 2025

Dal 2025 si alzano i limiti reddituali per la reversibilità, che dovrebbero essere i seguenti:

  • al di sotto dei 23.579,22 euro si ha diritto al 100% della pensione;
  • tra i 23.579,22 a 31.438,96 euro la pensione viene tagliata del 25%;
  • tra i 31.438,96 euro e 39.298,70 euro viene tagliata del 40%;
  • in presenza di redditi superiori a 39.298,70 euro, l’assegno viene tagliato del 50%.

Decorrenza della pensione

In caso di decesso del titolare di pensione, il beneficiario ha diritto ad ottenere l’attribuzione della pensione di reversibilità quale superstite, con decorrenza dal mese successivo alla data del decesso del de cuius.

La domanda per ottenere la pensione di reversibilità va presentata all’Inps e può essere effettuata online, tramite patronato o con l’assistenza di un professionista.

Chi perde il diritto e quando

Il diritto si perde se:

  • il coniuge si risposa
  • i figli diventano economicamente indipendenti, alla maggiore età
  • i genitori iniziano a percepire un’altra pensione
  • i fratelli e sorelle contraggono matrimonio o diventano autonomi economicamente.

Domande frequenti su Pensione di reversibilità: novità del 2025. Cosa sapere

Quali familiari, oltre al coniuge e ai figli, possono potenzialmente beneficiare della pensione di reversibilità?

Oltre al coniuge e ai figli, la pensione di reversibilità può essere riconosciuta, a determinate condizioni, anche a genitori, fratelli e sorelle del defunto. L'accesso per questi familiari è subordinato al rispetto di specifici requisiti stabiliti dalla legge.

La pensione di reversibilità è soggetta a tassazione?

L'articolo indica che la pensione di reversibilità è soggetta a tassazione. Tuttavia, non fornisce dettagli specifici sulle aliquote o sulle modalità di tassazione applicabili.

Cosa rappresenta la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità è uno strumento di tutela economica per i familiari superstiti. Essa mira a garantire la continuità del sostentamento economico in seguito al decesso del titolare della pensione.

Ci sono limiti di reddito da considerare per ottenere la pensione di reversibilità nel 2025?

Sì, l'articolo menziona l'esistenza di limiti reddituali per la reversibilità nel 2025. Tuttavia, non specifica quali siano questi limiti o come vengano calcolati.

In caso di divorzio, l'ex coniuge può avere diritto alla pensione di reversibilità?

Sì, l'articolo pone la questione della reversibilità in caso di divorzio. Non vengono forniti dettagli specifici, ma si evince che l'ex coniuge può avere diritto alla reversibilità a determinate condizioni.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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