Fondi, 2024 negativo per la gestione attiva: bene il credito e HY

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La percentuale dei fondi attivi che ha sottoperformato l’indice ha raggiunto il 91%, afferma l’S&P Spiva Europe Scorecard, in Italia è al 75%

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Nel 2024 i mercati sono andati molto bene, i fondi azionari a gestione attiva, molto meno: il 91% non è riuscito a battere il proprio indice di riferimento, ha calcolato l’ultima edizione del rapporto S&P Spiva Europe Scorecard. In 11 anni di analisi, la percentuale di fondi attivi sconfitti dall’andamento dell’indice non era mai stata tanto alta. E le ragioni che avevano portato a una crescente difficoltà fra i gestori azionari attivi nel 2024 non sono cambiate: ad aver trainato gli indici sono state poche azioni. Una concentrazione elevata della performance rende particolarmente difficile battere l’indice diversificando su altro.


“Quando le azioni più grandi – o i segmenti di mercato più rilevanti – sovraperformano i loro pari, cresce la probabilità che una percentuale maggiore di fondi azionari gestiti attivamente sottoperformi”, si legge nel rapporto, “questo perché il valore aggiunto dei gestori attivi viene spesso presentato come la capacità di evitare un’eccessiva concentrazione nei titoli che hanno i pesi maggiori negli indici ponderati per capitalizzazione”. Ciò “ha continuato a influenzare la performance relativa dei fondi attivi fino a dicembre 2024”.

Il problema è che questo fenomeno non è solo confinato agli Usa, e allo strapotere delle Big Tech nell’S&P 500. “Il peso delle società principali è aumentato in modo quasi lineare in Spagna, Italia, Svezia e Germania, oltre che negli Stati Uniti” mentre “la Svizzera ha rappresentato un’eccezione degna di nota e, nell’ultimo anno della serie storica, anche Danimarca e Regno Unito hanno registrato diminuzioni”.


“Non a caso, i primi cinque Paesi citati hanno registrato tassi di sottoperformance più elevate per i fondi azionari attivi rispetto ai tre Paesi in cui la concentrazione è diminuita nel 2024”: fra questi c’è anche l’Italia con una sottoperformance dei fondi attivi pari al 75%. Le chance di aver battuto il mercato italiano nel 2024, dunque, sono state una su quattro. Ma se come più spesso accade si resta investiti per anni? Ci avesse investito in un fondo attivo focalizzato sull’Italia avrebbe avuto circa una chance su 20 di battere l’indice – con effetti migliori se si corregge per il rischio (83%).

Fondi obbligazionari: 2024 favorevole a corporate e high yield


Per i fondi obbligazionari, il bilancio del 2024 è stato nettamente più favorevole. In particolare, fondi dedicati al credito corporate hanno avuto una percentuale di successo sull’indice vicina al 60%. Tuttavia i fondi dedicati ai titoli governativi hanno avuto un esito ribaltato: hanno perso rispetto all’indice nel 60% dei casi. In queste due categorie le chance di battere l’indice sono state superiori al 50%, quindi favorevoli, anche sull’orizzonte dell’ultimo triennio (45,94% e 46,89%). Poi, dai cinque anni in poi, anche in questi due segmenti è più facile che l’indice abbia fatto meglio. Nel decennio, circa un fondo su debito governativo su 10 è riuscito a battere l’indice.

Il 2024 ha offerto un contesto relativamente favorevole per i fondi obbligazionari attivi, soprattutto nel segmento corporate e high yield. Tuttavia, la tendenza generale è chiara: più si allunga l’orizzonte temporale, più gli indici prendono il sopravvento. Le obbligazioni governative, in particolare, hanno mostrato la maggiore difficoltà per i gestori attivi, con tassi di sottoperformance che superano il 90% su dieci anni.

Dati alla mano, il messaggio per gli investitori è chiaro: la gestione attiva può offrire spunti interessanti nel breve termine, ma per i gestori trovare nuove strade per ripensare la gestione attiva è già una priorità, come avevamo approfondito in questa intervista a BlackRock.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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