Le tensioni commerciali sono tornate al centro della scena, con gli Stati Uniti che hanno riacceso il dibattito sull’imposizione di nuove tariffe doganali. Dopo lo shock iniziale, i mercati hanno mostrato una reazione contenuta, ma la volatilità rimane un fattore chiave per il 2025. La politica dei dazi reciproci proposta da Donald Trump potrebbe ridefinire gli equilibri economici globali, con impatti significativi su asset, valute e strategie di investimento. Cosa possono aspettarsi gli investitori e quali strumenti possono adottare per proteggere i loro portafogli? Ne parliamo con Gianluca Ungari e Sven Schubert, rispettivamente Head of Hybrid Portfolio Management e Head of Macro Research Quantitative Investments di Vontobel Institutional Clients.
L’impatto delle nuove tariffe sui mercati globali
L’imposizione di nuove tariffe su Canada, Messico e Cina, insieme a un aumento del 25% sui dazi su acciaio e alluminio, ha creato un clima di incertezza. Tuttavia, le economie che dipendono dalle esportazioni potrebbero subire un rallentamento della crescita piuttosto che un incremento inflazionistico. Gli Stati Uniti, invece, potrebbero affrontare pressioni inflazionistiche a causa della loro posizione di importatore netto.
“Questa divergenza si riflette nei movimenti di mercato – spiega Ungari – con i rendimenti obbligazionari statunitensi in crescita e quelli europei che al contrario si sono contratti. Parallelamente, gli investitori si stanno rifugiando in asset sicuri come l’oro e lo yen giapponese, che hanno registrato un aumento significativo”.
Tariffe reciproche: oltre le parole
Un elemento chiave delle nuove politiche commerciali statunitensi è l’introduzione di tariffe reciproche. Questa strategia prevede che i dazi sulle importazioni negli Stati Uniti vengano equiparati nel loro ammontare a quelli imposti sui prodotti americani esportati all’estero. Ciò potrebbe avere implicazioni importanti sui flussi commerciali e sulla crescita globale.
Le differenze tariffarie tra i paesi evidenziano scenari differenti. Ad esempio, India, Thailandia e Brasile presentano disparità tariffarie elevate, mentre l’Unione Europea potrebbe essere meno colpita.
“Finora – spiega Schubert – la politica commerciale di Trump non si è concentrata esclusivamente sulle differenze tariffarie medie a livello nazionale. Invece, sembra più probabile un approccio specifico per prodotto, mirato ai settori con le maggiori disparità. In base a questo schema di ponderazione specifico per prodotto, spiccano Turchia, India, Indonesia e Vietnam. Per le principali economie europee, l’impatto sarebbe relativamente moderato in termini di dollari”.
“Ponderare le differenze tariffarie per prodotto comporterebbe modifiche tariffarie più significative per alcuni paesi – aggiunge Ungari – mentre altri (come l’UE) ne sarebbero meno colpiti. Mentre molti beni vedrebbero un impatto minimo o nullo nell’UE, settori come quello automobilistico tedesco potrebbero dover affrontare adeguamenti sostanziali. Pertanto, anche se l’impatto complessivo sull’UE in termini di dollari USA potrebbe essere moderato, l’effetto su settori specifici potrebbe comunque essere significativo”.
L’IVA come nuovo elemento della politica commerciale
I dazi non sono gli unici ostacoli al commercio internazionale. Requisiti di licenza, autorizzazioni normative e altre barriere non tariffarie potrebbero giocare un ruolo importante nella partita di Trump. Un fattore che potrebbe aggiungere complessità alla politica tariffaria statunitense è il trattamento delle imposte sul valore aggiunto (IVA) che finora gli Stati Uniti non hanno considerato come barriera commerciale.
“Tuttavia, in una recente intervista – fa notare Ungari – il capo del National Economic Council Kevin Hassett ha suggerito che le differenze IVA potrebbero essere considerate nelle tariffe reciproche. Ciò eserciterebbe una maggiore pressione sui paesi con aliquote IVA più elevate, in particolare in Europa”.
Questo scenario potrebbe ridisegnare gli equilibri del commercio globale, con un impatto diretto sulle esportazioni e sui costi per le imprese.
Come affrontare l’incertezza dei mercati
Nonostante le incertezze, il mercato ha reagito in modo relativamente contenuto all’inizio dell’anno. Due fattori chiave hanno contribuito a questa resilienza: la consapevolezza che il rischio di una guerra commerciale non è più un evento inatteso e la risposta moderata dei paesi colpiti, con concessioni e limitate misure di ritorsione.
“Chiaramente – commenta Shubert – l’incertezza rimane. La portata delle tariffe reciproche non è chiara e la stabilità del mercato dipende da come vengono definite. Un approccio basato sulla media nazionale potrebbe limitare le interruzioni, ma misure più ampie, tra cui adeguamenti a livello di prodotto e differenze IVA, alimenterebbero probabilmente la volatilità del mercato. Alcuni settori, come la produzione automobilistica, potrebbero subire una pressione sproporzionata”.
Strategie di investimento per un contesto incerto
Con l’aumento della volatilità e delle incertezze normative, gli investitori dovrebbero valutare strategie di copertura per proteggere i propri portafogli.
“Mentre manteniamo una prospettiva di mercato costruttiva e una posizione azionaria lunga – osserva Ungari – le strategie di copertura potrebbero rivelarsi cruciali per la performance di quest’anno. Finora, le nostre coperture ai rischi di coda, come lo yen giapponese e l’oro hanno prodotto risultati solidi, con l’oro che ha raggiunto nuovi massimi. Nel frattempo, le azioni europee hanno sovraperformato nelle ultime settimane, spinte dalle aspettative di stimoli fiscali in seguito alle elezioni tedesche e alla decisione di Trump di ritardare i dazi su Canada e Messico”.
In questo contesto, la duration europea appare più favorevole rispetto a quella statunitense, offrendo opportunità interessanti per gli investitori alla ricerca di rendimento.
In conclusione
Il 2025 si prospetta come un anno di incertezza per i mercati finanziari, con le tensioni commerciali destinate a giocare un ruolo chiave. Per gli investitori, sarà essenziale monitorare attentamente l’evoluzione delle politiche tariffarie e valutare strategie di copertura adeguate. L’oro, lo yen giapponese e strumenti di protezione del portafoglio come le opzioni put su azioni potrebbero rivelarsi strumenti utili per navigare questo scenario complesso, garantendo stabilità e protezione del capitale.

