Cina, addio al lusso? Tremano le nostre imprese

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Il comitato centrale del partito comunista cinese esprime malcontento per l’ascesa (se ne accorge adesso?) della nuova, ricca classe imprenditoriale. E il presidente Xi Jinping è costretto a mettere nel mirino beni voluttuari e scuole private, nel nome di una “prosperità comune”

Se i cinesi comprano circa la metà (il 47%, secondo il Fortune Character Institute di Shanghai) di tutti i beni di lusso del mondo e il loro presidente Xi Jinping decide di porre un freno a questo stile di consumi, il settore è nei guai. Altro che Cina traino della ripresa mondiale nel comparto del lusso. Lo hanno dimostrato i pesanti andamenti in territorio negativo di titoli come Ferragamo, Brunello Cucinelli, Moncler negli scorsi giorni (prezzi delle azioni in media giù del 4%). Idem per i gruppi Lvmh e Kering. Soprattutto nei loro viaggi all’estero, i ricchi cinesi acquistano orologi, gioielli, pelletteria, abiti di squisita fattura.
Il 30% del fatturato di marchi come Moncler e Tod’s dipende dalla Cina. Ma ora l’orizzonte si prospetta di nuovo incerto e si preannunciano tempi duri per lusso, whisky costosi, chirurgia estetica.

La riunione della commissione centrale per gli affari economici e finanziari del partito comunista di metà agosto, presieduta dallo stesso Xi, ha puntato il dito contro la crescente disuguaglianza del paese e i «redditi eccessivamente elevati», auspicando una maggiore «restituzione dei guadagni alla società» da parte degli individui più ricchi e delle imprese. Un atteggiamento politico coerente con l’atteggiamento di aperta ostilità condotto nei confronti di miliardari come Jack Ma.

La commissione ha specificato che se in passato, nei primi anni dell’apertura economica al mondo, arricchirsi in fretta era concesso, oggi bisogna privilegiare la redistribuzione dei redditi, una «prosperità comune per tutti». In virtù di questo benessere condiviso, Pechino probabilmente introdurrà dazi sulle grandi firme, tasse patrimoniali, nuove imposte su successioni e plusvalenze, beni immobiliari. Dovrebbero guadagnarci i funzionari pubblici: per loro potrebbero essere in arrivo salari più elevati per combattere la corruzione.

Sotto attacco anche il sistema delle eccellenti scuole private del paese, ree secondo il Partito di distorcere il mercato immobiliare: le famiglie fanno di tutto pur di viverci vicino, facendo aumentare i prezzi delle case in determinati quartieri. Intanto, si calcola che solo da giugno la ricchezza dei miliardari cinesi è diminuita del 16%.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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