Quel quadro non pagato: aste alla frutta

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Un banditore è in piedi su un podio con la scritta "Christie's", mentre conduce un'asta. Uno schermo mostra varie valute e importi. I partecipanti sono seduti di fronte al palco, dove altri due sono presenti a una scrivania. Un dipinto è visibile sul muro.

Vi ricordate il particolare quadro di Chardin – con natura morta e fetta di melone – di cui si è parlato spesso la scorsa estate? Sembra quasi impossibile, ma il nuovo proprietario non ne ha mai pagato l’acquisto

Indice

Christie’s, Chardin e quel quadro con il melone non pagato

Vi ricordate il particolare quadro di Chardin – con natura morta e fetta di melone – di cui si è parlato spesso la scorsa estate? Sembra quasi impossibile, ma il nuovo proprietario non ne ha mai pagato l’acquisto. 

Un dipinto circolare di natura morta, che ricorda un quadro non pagato, mostra una fetta di zucca, meloni e pesche su un tavolo con bottiglie di vino e una brocca d'argento. Il pezzo è elegantemente incorniciato in una cornice circolare ornata color oro.

Chardin e Le Melon entamé (1760)

Riavvolgiamo qui un attimo il nastro degli eventi. Il 12 giugno scorso, durante l’asta Maîtres Anciens: Peintures – Sculptures, Christie’s ha offerto ai collezionisti l’opera Le Melon entamé (1760) dell’artista francese Jean Baptiste Siméon Chardin (1699-1779). Quest’ultimo, che nel corso della vita non si spostò quasi mai dalla capitale parigina, si specializzò nella pittura raffigurante natura morta. I suoi lavori, ampiamente apprezzati dalla monarchia francese ed europea (nonostante al tempo lo stile artistico più diffuso in Francia fosse quello del Rococò), furono d’ispirazione anche per il gruppo degli impressionisti (Matisse dichiarò di visitare spesso il Louvre proprio per studiare le opere di Chardin).

Le Melon entamé fu realizzato dal pittore per l’ammissione al Salone di Parigi del 1761 (insieme al quadro Le Bocal d’abricots del 1758) e a tale scopo prestato al salone dal primo proprietario, il gioielliere del re Jacques Roëttiers. La prima particolarità del dipinto è la sua forma sferica, presente sia nella tela che negli elementi in essa raffigurati: dalle pesche al bricco d’acqua, dalle bottiglie di vino al melone, la sfera è soggetto del quadro. Il melone non è che il suo elemento di spicco, con una fetta gentilmente posizionata in bilico sull’intero frutto. 

La provenienza del quadro

Acquistato dal mercante François Martial Marcille (che fece risorgere la fama di Chardin a metà del diciannovesimo secolo) dal precedente proprietario Jacques Roëttiers, il quadro passò poi nelle mani della baronessa Charlotte de Rothschild nel 1876, dove è rimasto fino all’asta di Christie’s Paris. Proposto agli incanti con una stima compresa tra gli 8 e i 12 milioni di Euro, il dipinto è stato aggiudicato (contro ogni previsione) per ben 26,7 milioni, diventando il quadro del diciottesimo secolo venduto alla cifra più alta di sempre in Francia.

Il risultato ha infatti battuto il precedente record di Chardin, realizzato nel marzo 2023 da Artcurial Paris con la vendita di Le panier de fraises des bois (1761) al Musée du Louvre per 24,3 milioni di Euro. Ma chi è stato il nuovo “fortunato” acquirente di Le Melon entamé? Sembra che il dipinto sia stato acquistato dal trentanovenne Nanni Bassani Antivari, imprenditore milanese parte del business del real estate svizzero e con casa a Monaco (il padre Luca Bassani Antivari è noto per essere fondatore di una compagnia di yacht di lusso, la Wally Yachts). 

Il mancato pagamento e i dubbi sull’imprenditore Antivari 

A quanto pare Antivari non ha mai pagato l’opera alla casa d’aste inglese, facendone oggi salire il prezzo – tra interessi e penali – a 27,4 milioni di Euro. Secondo quanto riportato dal The Art Newspaper, Christie’s ha deciso di citare in giudizio Antivari dopo gli ultimi sei mesi passati cercando di ottenere quanto dovuto.

La vendita prevedeva infatti il pagamento dell’intera somma entro una settimana dall’asta: Nanni avrebbe promesso più volte di inviare il denaro pattuito senza poi dar seguito a quanto dichiarato. Nonostante non ci siano state dichiarazioni dirette da parte dell’acquirente, Christie’s ha spiegato che lo scorso luglio l’avvocato Michele Micheli (che difende Antivari) ha scritto alla casa d’aste chiedendo di depositare la somma corrispondente il pezzo del quadro in un escrow davanti a un notaio scelto da entrambe le parti. Non avendo proseguito con tale intento, la casa d’aste avrebbe in seguito intimato all’imprenditore di versare il denaro dovuto, con l’aggiunta di 195.000 Euro di penale.

A distanza di qualche mese, la situazione non si è sbloccata, ma si è forse ulteriormente complicata. Nelle scorse settimane infatti, Bloomberg ha fatto uscire una nuova notizia riguardante Antivari. Un suo ex socio d’affari, il tycoon del mondo del fintech Andrea Pignataro, sostiene che Nanni sia in debito con lui per diversi milioni di Euro. Sembra che per ripianare i propri debiti, Antivari abbia promesso a Pignataro una collezione di orologi del valore di 14,4 milioni di Euro (tra cui diversi Patek Philippe). Come nel caso precedente, gli avvocati di Pignataro sostengono che Antivari sia sparito senza saldare quanto pattuito. 

di Alice Trioschi

Esperta d’arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell’ufficio stampa di Christie’s a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d’arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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