Era stata la scommessa più riuscita di Charlie Munger nel portafoglio di Berkshire Hathaway. “Non ho mai aiutato in nulla Berkshire che fosse mai stato buono come BYD”, disse nel 2023. Ora, quell’investimento nel costruttore automobilistico cinese è ufficialmente arrivato al capolinea. Nel primo trimestre del 2025, a 17 anni dal primo acquisto, la conglomerata di Warren Buffett ha ceduto l’ultima quota azionaria di BYD, come riportato da un documento della controllata energetica del gruppo. A fine 2024 restava ancora una partecipazione dal valore di 415 milioni di dollari.
Buffett aveva iniziato a vendere da tempo, incassando plusvalenze fino a 20 volte sulle prime azioni acquistate nel 2008: 225 milioni di titoli, pari al 10% del capitale, pagati circa 230 milioni di dollari. La notizia dell’uscita definitiva, anticipata da Cnbc domenica scorsa, ha fatto scendere il titolo BYD di oltre il 2%.
Il 2025 ha segnato alti e bassi per il gruppo. A fine 2024, aveva annunciato la società a marzo, il produttore cinese di veicoli elettrici aveva superato Tesla nei ricavi per la prima volta, toccando quota 107,1 miliardi di dollari contro i 97,7 miliardi del marchio fondato da Elon Musk. Ma le vendite di quest’anno hanno deluso le attese, costringendo BYD a tagliare i target da 5,5 a 4,6 milioni di veicoli a inizio settembre.
Il rallentamento ha colpito soprattutto il mercato interno, da cui dipende l’80% delle vendite di BYD. Lo scorso luglio l’azienda ha registrato il primo calo produttivo in 17 mesi, rinviando i piani di espansione negli stabilimenti cinesi, secondo quanto riportato da Reuters.
BYD e Buffett, una vendita che parte da lontano
Le difficoltà del comparto e la vendita di Berkshire non sono però direttamente collegate. Buffett aveva iniziato a ridurre la partecipazione già nell’agosto 2022 e, come ricordato dal responsabile relazioni pubbliche di BYD Li Yunfei, a giugno 2024 la quota era scesa sotto il 5%. Speculare che l’uscita rifletta una nuova sfiducia nel business sarebbe quindi una forzatura.
Resta il fatto che BYD è stata tra le protagoniste della “guerra dei prezzi” che ha colpito il mercato cinese dell’auto elettrica, caratterizzato da sovrabbondanza di offerta e competizione estrema. A maggio il gruppo ha tagliato i listini su 20 modelli, arrivando a scontare fino al 34% la sua berlina premium. Nell’immediato, però, questa strategia ha compresso i margini: nel secondo trimestre, quando gli sconti sono entrati a regime, l’utile è sceso del 29,9% su base annua, dopo essere raddoppiato nel primo trimestre.
La chiusura dei mercati europeo e americano alla concorrenza cinese rischia ora di esasperare la competizione interna e di rendere più difficile estrarre valore dal settore. Nonostante ciò, il titolo BYD resta in rialzo del 16,8% da inizio anno, segnale che gli investitori continuano a puntare sul potenziale di lungo periodo del gruppo.

