UBS Global Family Office Report 2025, solo i dazi fanno paura

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Un globo circondato da grandi simboli di valuta dorati (yen, sterlina, euro e dollaro) con un grafico finanziario, un elenco di valute e dati sullo sfondo, che simboleggiano la finanza globale e i mercati valutari.

La guerra fa paura ai family office? Solo se commerciale. Il nuovo rapporto Ubs sull’industria dei servizi finanziari agli uhnwi mette in luce come il principale rischio per gli investimenti da parte dei family office nel 2025 sia la burrasca tariffaria. Solo secondi il rischio geopolitico e l’inflazione. Gli strumenti di protezione preferiti sono strategie di hedging quali gestione attiva, hedge fund e anche i metalli preziosi. Sorprende l’asset allocation geografica adottata in un contesto di elevata volatilità

Indice

UBS ha pubblicato il 21 maggio 2025 il suo report annuale Global Family Office Report 2025, che raccoglie gli insight di 317 singoli family office in oltre 30 mercati in tutto il mondo. L’indagine presenta un patrimonio netto medio rilevato pari a 2,7 miliardi di dollari e family office che gestiscono in media 1,1 miliardi di dollari, confermandosi come l’analisi più completa e autorevole di questo importante gruppo di investitori. La survey condotta copre il periodo dal 22 gennaio al 4 aprile 2025.

Global Family Office Report 2025: la guerra commerciale globale è la principale preoccupazione per il 2025

Quando è stato chiesto loro quali siano le minacce al raggiungimento dei loro obiettivi finanziari nei prossimi 12 mesi, oltre due terzi (70%) dei family office hanno indicato la guerra commerciale. Il secondo motivo di preoccupazione, per oltre la metà degli intervistati (52%), è rappresentato da un grave conflitto geopolitico, seguito da un’inflazione maggiore. Guardando ai prossimi cinque anni, la percentuale di coloro che temono un grande conflitto geopolitico sale al 61%, mentre il 53% è preoccupato per una possibile recessione globale causate da gravi dispute commerciali. Secondo il sondaggio, il 50% dei family office era preoccupato per una crisi del debito, consapevole dei pericoli rappresentati dall’indebitamento pubblico.

Nonostante i timori, quando è stato condotto il sondaggio, il 59% dei family office prevedeva di mantenere nel 2025 lo stesso livello di rischio in portafoglio del 2024, rimanendo fedeli ai propri obiettivi d’investimento. Tuttavia, il 38% ha evidenziato la difficoltà nell’identificare una strategia efficace nella gestione dei rischi di portafoglio, mentre il 29% ha sottolineato l’imprevedibilità degli asset di sicurezza a causa di fattori quali l’instabilità delle correlazioni di mercato. Di conseguenza il 40% ritiene che il modo più efficace per incrementare la diversificazione del portafoglio sia fare affidamento sulla selezione dei gestori e/o sulla gestione attiva, seguito dagli hedge fund (31%).

Quasi la stessa percentuale di intervistati sta aumentando l’esposizione agli asset illiquidi (27%) e oltre un quarto (26%) sta utilizzando gli investimenti nel reddito fisso di alta qualità e a breve durata. I metalli preziosi, utilizzati da quasi un quinto degli intervistati a livello globale (19%), hanno registrato l’incremento maggiore rispetto all’anno precedente, con il 21% che anticipa un aumento significativo o moderato della propria allocation nei prossimi cinque anni.

Family office report 2025: spostamento dell’asset allocation verso i mercati liquidi

In un periodo di instabilità per il commercio e l’economia globale, è in corso un cambiamento nell’allocazione strategica degli asset.. Alcuni family office stanno incrementando le loro esposizioni alle azioni e alle obbligazioni dei mercati sviluppati, alla ricerca di opportunità liquide che consentano di ottenere una crescita del capitale e un rendimento in un contesto volatile. Sono sempre più numerose le opportunità che offrono accesso a trend di crescita secolari nei mercati azionari pubblici, che fino a pochi anni fa erano per lo più limitati al private equity, spaziando dai titoli legati all’intelligenza artificiale generativa a quelli dei settori dell’energia, delle risorse e della longevità.

Le allocazioni azionarie nei mercati sviluppati sono salite in media al 26% nel 2024 e i family office che prevedono modifiche nel 2025 intendono incrementarle ulteriormente fino al 29%. Guardando ai prossimi cinque anni, quasi la metà (46%) dei family office prevede un aumento significativo o moderato della propria esposizione azionaria nei mercati sviluppati. Al contrario, meno di un quarto degli intervistati (23%) intende fare lo stesso con i propri investimenti a reddito fisso nei mercati sviluppati.

I mercati emergenti piacciono meno

A seguito di un lungo periodo di rendimenti deludenti, durante il quale la crescita economica non si è tradotta in rendimenti sui mercati azionari, i family office di Stati Uniti ed Europa sono più cauti nei confronti dei mercati emergenti rispetto ai loro pari dell’Asia-Pacifico, dell’America Latina e del Medio Oriente. A livello globale, nel 2024 i family office hanno allocato solo il 4% in azioni e il 3% in obbligazioni dei mercati in via di sviluppo, ma è molto probabile che aumentino la loro esposizione a India e Cina nei prossimi dodici mesi. Per quanto riguarda le barriere agli investimenti in queste regioni, le preoccupazioni geopolitiche sono state citate con maggiore frequenza (56%), insieme all’incertezza politica e/o al rischio di default sovrano (55%). Tuttavia, anche la svalutazione della moneta e/o l’inflazione (48%) e l’incertezza giuridica/la mancanza di regolamentazione (51%) si sono rivelate deterrenti quasi altrettanto importanti.

L’esposizione ai mercati privati

Mentre i family office stanno riducendo leggermente l’esposizione ai private equity, gli investimenti sui mercati privati sono rimasti relativamente elevati nel 2024, attestandosi al 21%. Tuttavia, coloro che intendono apportare modifiche agli investimenti nel 2025 prevedono di ridurre tale quota in media al 18% poiché la debolezza dei mercati dei capitali e il rallentamento dell’attività di acquisizione frenano le exit in portafoglio, mentre l’aumento dei tassi rende il finanziamento più costoso.

Proseguendo il trend degli ultimi anni, Nord America (53%) e Europa occidentale (26%) restano le destinazioni preferite per gli investimenti, con circa quattro quinti del patrimonio totale. Le allocation nell’Asia-Pacifico (esclusa la Cina) e in Cina sono scese leggermente al 7% ciascuna.

Il futuro dei family office secondo il Global Report 2025 di Ubs

In un momento in cui è in corso il più grande trasferimento di ricchezza della storia, poco più della metà (53%) dei family office a livello globale dispone di piani di successione patrimoniale per i membri della famiglia. Gli altri, tuttavia, non hanno ancora agito, principalmente perché i beneficiari effettivi ritengono di avere tutto il tempo necessario per farlo (il 29% dei family office senza un piano di successione lo ha dichiarato). Oltre un quinto (21%) ha dichiarato che i beneficiari effettivi non hanno ancora deciso come suddividere il proprio patrimonio, mentre quasi la stessa percentuale (18%) indica che i proprietari effettivi non hanno avuto il tempo di discuterne.

Nei casi in cui le famiglie dispongono di piani di successione, secondo quasi due terzi (64%) degli intervistati la sfida principale rimane quella di garantire il trasferimento del patrimonio nel modo fiscalmente più efficiente. Più di quattro su dieci (43%) ritengono che preparare la generazione successiva a gestire responsabilmente il patrimonio in linea con gli obiettivi della famiglia rappresenti un’altra grande sfida, mentre solo il 26% coinvolge la generazione successiva nella pianificazione successoria sin dall’inizio.

Risultati regionali del Global family office report 2025 di Ubs

Stati Uniti

Dal sondaggio emerge che gli investimenti alternativi costituiscono il 54% dei portafogli dei family office statunitensi , con il 27% allocato nel private equity, il 18% nel real estate e il 3% nel private debt. In confronto, il 46% dei portafogli sono stati investiti in asset class tradizionali, con la quota maggiore rappresentata dagli investimenti azionari (32%), seguita da reddito fisso (9%) e liquidità (5%). I loro portafogli presentavano la maggiore concentrazione geografica in Nord America (86%), con solo il 7% in Europa occidentale e il 3% in Asia-Pacifico (esclusa la Grande Cina). Tra i family office con investimenti azionari, il 47% dei portafogli azionari presenta una gestione attiva.

America Latina

Le asset class tradizionali costituiscono il 71% dei portafogli dei family office latinoamericani, con il 33% investito in azioni e il 31% in obbligazioni. La quota di asset class alternative si è attastata al 29%, con investimenti maggiori nel private equity (17%) e real estate (6%). A livello regionale, il 64% ha concentrato la propria allocation in Nord America, seguita America Latina (15%), Europa occidentale (11%) e Asia-Pacifico (Cina esclusa) con il 5%.

Svizzera

Le asset class tradizionali rappresentano il 56% dei portafogli dei family office svizzeri, con il 34% allocato in azioni e il 13% in titoli a reddito fisso. Il 44% ha investito in class alternative, di cui il 16% in private equity, il 12% in real estate e il 5% in hedge fund. La regione preferita per l’asset allocation è stata l’Europa occidentale (53%), seguita da Nord America (39%) e Asia-Pacifico (Cina esclusa) con il 4%. Più di due terzi (68%) dei portafogli equity hanno avuto una gestione attiva.

Europa (Svizzera esclusa)

Le asset class tradizionali costituiscono il 51% dei portafogli dei family office europei, con la quota maggiore allocata in azioni (30%), seguita da reddito fisso (15%) e liquidità (6%). L’esposizione alle asset class alternative è stata pari al 49%, guidata da private equity (27%) e real estate (11%). Come i loro omologhi statunitensi, hanno mostrato una preferenza per il mercato nazionale, con il 44% del loro portafoglio di investimenti allocato in Europa occidentale, seguita da Stati Uniti (43%) e Asia-Pacifico (esclusa la Grande Cina) per il 5%.

Medio Oriente

Nel Medio Oriente , i portafogli sono equamente suddivisi tra asset alternativi e asset tradizionali (50%), con il peso maggiore attribuito alle azioni (27%), seguito da private equity (25%), reddito fisso (16%) e real estate (14%). Il Nord America è stata la regione preferita in termini di asset allocation (55%), seguita da Europa occidentale (21%) e Medio Oriente (14%). La Cina occupa attualmente il quarto posto (4%) in termini di orientamento geografico dei portafogli.

Asia settentrionale

Il 60% dei portafogli dell’Asia settentrionale sono stati investiti in asset class tradizionali, con il 28% investito in azioni e il 21% in titoli a reddito fisso. La quota delle asset class alternative è stata il 40%, di cui il private equity è stata la scelta preferita (15%), seguito da real estate (10%) e dagli hedge fund (9%). A livello regionale, il 43% dei portafogli è stato investito in Nord America, seguita dalla Cina (31%), con l’Asia-Pacifico (Cina esclusa) al terzo posto con il 19%.

Sud-est asiatico

Le asset class tradizionali costituiscono il 69% dei portafogli dei family office del Sud est asiatico, con il 31% allocato in azioni e il 27% in reddito fisso. La quota delle asset class alternative (31%) include allocation di private equity (11%) e private debt (6%). Il 56% dei portafogli degli intervistati è stato allocato in Nord America, seguita dall’Asia-Pacifico (Cina esclusa) con il 21% e dall’Europa occidentale con il 12%. Il 33% degli intervistati prevede di aumentare l’esposizione in Cina nei prossimi 12 mesi e il 28% rispettivamente in India e Taiwan.

Domande frequenti su UBS Global Family Office Report 2025, solo i dazi fanno paura

Qual è la principale preoccupazione dei family office a livello globale secondo il report di UBS?

Secondo l'UBS Global Family Office Report 2025, la principale preoccupazione per i family office a livello globale è la guerra commerciale globale. Questo timore emerge come il fattore più significativo che influenza le loro strategie di investimento.

Qual è la tendenza nell'asset allocation dei family office evidenziata nel report?

Il report indica uno spostamento nell'asset allocation dei family office verso i mercati liquidi. Questa tendenza suggerisce una maggiore preferenza per investimenti facilmente convertibili in denaro.

Qual è il patrimonio netto medio dei family office presi in esame nel report di UBS?

L'indagine rivela che il patrimonio netto medio dei 317 singoli family office analizzati è pari a 2,7 miliardi di dollari. Questi family office gestiscono in media 1,1 miliardi di dollari.

Qual è il periodo di riferimento della survey condotta per il Global Family Office Report 2025?

La survey, che ha contribuito alla stesura del Global Family Office Report 2025, è stata condotta nel periodo compreso tra il 22 gennaio e il 4 aprile 2025.

Come viene percepita l'esposizione ai mercati privati dai family office secondo il report?

Il report menziona l'esposizione ai mercati privati, suggerendo che questo tipo di investimento è un aspetto rilevante per i family office. Tuttavia, non fornisce dettagli specifici sulla loro percezione o strategia in merito.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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