Tasso di corruzione: l’Italia migliora ma la strada è ancora in salita

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L’Italia ha ridotto il divario dai principali paesi europei ma c’è ancora molto da fare per arginare il fenomeno della corruzione

La corruzione sembra essere apparentemente in calo anche grazie all’approvazione della legge Severino, all’istituzione dell’autorità nazionale anticorruzione e alla legge sul whistleblowing

I paesi nordici si confermano i meno corrotti dell’Ue

All’estero il nostro Paese è associato, oltre a tutta una serie di cose assolutamente positive, anche a un catalogo di stereotipi non particolarmente lusinghieri, che hanno a che fare con il malcostume e il malaffare.
Per certi versi, si tratta soltanto di considerazioni frutto di pressappochismo e cliché, per altri, invece, si tratta di valutazioni – purtroppo – basate su dati, analisi e studi verificati. Ad esempio, è notorio come l’Italia, tra i Paesi occidentali e in particolare tra gli Stati europei sia una delle nazioni con il più alto tasso di corruzione.
E invero, lungi dall’andare incontro ad una vera e propria inversione di tendenza, è tuttavia un fatto che negli ultimi anni l’Italia abbia registrato un netto miglioramento. Come mette in evidenza l’Osservatorio Conti Pubblici dell’Università Cattolica, a sua volta richiamando un recente report dell’organizzazione non governativa Transparency International, il grado di corruzione percepita (Cpi, corruption index perception) in Italia, almeno a partire dall’ultimo biennio, è in calo. Ciò significa che rispetto al 2020, l’Italia si assesta al 42esimo posto su 180 paesi nel mondo (17esimo posto sui 27 paesi Ue).

Non è certamente un risultato che porta lustro al nostro paese, in quanto il punteggio italiano (56 su una scala da 0 a 100) resta inferiore a quello medio europeo (64), ma quanto meno è indicativo del fatto che qualcosa sta cambiando nel verso giusto.

I Paesi Ue che si posizionano in cima alla classifica, raggiungendo i risultati migliori, sono Danimarca e Finlandia; mentre, fanalino di cosa, dunque i peggiori, sono Romania, Ungheria e Bulgaria.

Ad aver contributo alla riduzione della portata del fenomeno della corruzione, come osserva Transparency International, è l’approvazione della legge Severino nel 2012, l’istituzione dell’autorità nazionale anticorruzione nel 2014 e la legge sul whistleblowing nel 2017.

E invero, occorre prendere sempre con le pinze ogni dato che tenta di elaborare una stima della corruzione percepita. Tanto perché la corruzione è un fenomeno (patologico) sociale complesso, difficilmente riducibile ad una stima (la corruzione assume molte forme), quanto perché può essere particolarmente rilevante lo scollamento tra corruzione percepita e corruzione vissuta in prima persona.

Proprio su quest’ultimo punto, come messo in evidenza dall’Osservatorio Conti Pubblici, il 3 per cento degli italiani che ha interagito con la pubblica amministrazione dichiara di aver pagato tangenti in cambio di un servizio pubblico; inoltre, il 30 per cento degli italiani dichiara di aver approfittato di legami personali per ottenere servizi o benefici.

Il settore in cui le connessioni personali sono maggiormente sfruttate in Italia è la sanità (29 per cento), seguita da forze dell’ordine, più in particolare, polizia (24 per cento), scuola pubblica (23 per cento), servizi per l’erogazione di benefici di sicurezza sociale (22 per cento) e servizi per la richiesta di documenti ufficiali (21 per cento).

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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