Tasse criptovalute dal 26 al 33%: quando conviene l’affrancamento?

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Monete Bitcoin d'oro e d'argento e altre criptovalute sparse sulla tastiera di un computer portatile con tessere dello Scrabble che compongono la scritta "tasse" in lettere rosse.

Dal 2026 le tasse sulle criptovalute passeranno dal 26 al 33%. L’affrancamento con scadenza 1° dicembre 2025 può rappresentare un’opportunità di risparmio fiscale. Ecco quando

Indice

Affrancamento criptovalute: attenzione alla scadenza dell’1 dicembre 2025

Il 1° dicembre 2025 (il 30 novembre cade di domenica) scade il termine per affrancare il costo fiscalmente riconosciuto delle cripto attività, cioè delle criptovalute e degli altri asset digitali.
La disciplina in questione è in realtà una riedizione (non una proroga) dell’affrancamento originariamente previsto dalla legge di bilancio 2023 e che largamente mutua (anche in questo caso) l’analogo regime di rivalutazione del costo delle partecipazioni societarie.

Come funziona la tassazione delle criptovalute

Innanzitutto, i principi fondamentali della disciplina in parola.
In caso di realizzo delle criptovalute (l’esempio più semplice: vendita con corrispettivo in euro) l’attuale tassazione è pari al 26% della plusvalenza realizzata (pari alla differenza tra il corrispettivo incassato e il costo fiscalmente riconosciuto dell’asset digitale), sempre che detto realizzo avvenga entro fine anno, perché dal 1° gennaio 2026 la tassazione salirà al 33%.

Il meccanismo dell’affrancamento

Anche in considerazione di tale inasprimento, il legislatore fiscale ha (nuovamente) previsto la possibilità di sostituire il costo fiscalmente riconosciuto dell’asset (tipicamente, il costo storico di acquisto) con il “valore normale” dello stesso al 1° gennaio del 2025 (in buona sostanza, il valore di quotazione), così come risultante dalla piattaforma sulla quale è stato effettuato l’investimento.

Detta sostituzione ha ovviamente un costo, ed è pari al 18% del “valore normale” medesimo; l’importo che ne risulta va versato entro il 1° dicembre 2025, eventualmente in tre rate annuali (la prima entro tale data), pena l’inefficacia dell’affrancamento in questione; l’eventuale minusvalenza conseguita in sede di realizzo non è peraltro utilizzabile.

Simulazione sull’affrancamento di Bitcoin

Si simula quindi di seguito un affrancamento su Bitcoin, ipotizzando di aver acquistato 4 unità il 1° ottobre 2023 sulla piattaforma Investing.com, e di procedere alla vendita in tre momenti diversi (nel primo caso sulla base di una quotazione reale, negli altri due ipotizzando dei rialzi). Il risultato non è sempre favorevole – vediamo perché.

Di seguito, innanzitutto, i dati utilizzati.

  • Costo di acquisto: 4 x 32.767,9 euro (quotazione Investing) = 131.071,6 euro
  • Valore normale al 1° gennaio 2025 (quotazione Investing): 4 x 98.888,8 euro = 395.555,2 euro
  • Costo dell’affrancamento: 395.555,2 euro x 18% = 71.199,94 euro
  • Prezzo di vendita al 24 settembre 2025 (quotazione Investing): 4 x 96.459,8 euro = 385.839,2 euro
  • Prezzo di vendita al 31 dicembre 2025 (ipotetico): 4 x 100.000 euro = 400.000 euro
  • Prezzo di vendita al 31 gennaio 2026 (ipotetico): 4 x 120.000 euro = 480.000 euro

La plusvalenza nelle tre ipotesi di vendita è dunque pari a, rispettivamente, 254.767,6 euro, 268.928,4 euro e 348.928,4 euro.

Conviene o non conviene affrancare?

Vediamo ora, in tre ipotesi, se conviene o meno affrancare.

Prima ipotesi: vendita a settembre 2025

Imposte totali senza affrancamento: 254.767,6 euro (plusvalenza) x 26% = 66.239,58 euro
Imposte totali con affrancamento: 71.199,94 euro (costo affrancamento) + [(385.839,2 – 395.555,2)] x 26% = 71.199,94 euro (le imposte totali coincidono con il costo dell’affrancamento, in quanto nessuna tassazione è applicabile sulla minusvalenza – la stessa, come già accennato, è peraltro inutilizzabile).
Affrancare, dunque, NON conviene.

Seconda ipotesi: vendita a dicembre 2025

Imposte totali senza affrancamento: 268.928,4 euro (plusvalenza) x 26% = 69.921,38 euro
Imposte totali con affrancamento: 71.199,94 euro (costo affrancamento) + [(400.000 – 395.555,2) x 26%] = 72.355,59 euro
Affrancare, dunque, ancora una volta NON conviene.

Terza ipotesi: vendita a gennaio 2026

Imposte totali senza affrancamento: 348.928,4 euro (plusvalenza) x 33% = 115.146,37 euro
Imposte totali con affrancamento: 71.199,94 euro (costo affrancamento) + [(480.000 – 395.555,2) x 33%] = 99.066,72 euro
Affrancare, in questo caso, conviene.

Conclusioni

È quindi evidente che solo oltre certe soglie di prezzo di vendita, e soprattutto in caso di realizzo tassato al 33%, la misura in commento rappresenta un’opportunità da non lasciarsi sfuggire.

di Aldo Bisioli

Laureato in Economia aziendale con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, dal 1997 svolge l’attività presso lo studio Biscozzi Nobili, in qualità di socio dal 2003. È iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano dal 1992. Revisore contabile dal 1999, ora Revisore Legale. Specializzato in fiscalità d’impresa.

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