Seconde case in Uk: cosa cambia per i cittadini italiani?

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Nonostante la crisi, tuttora in corso, dovuta alla diffusione del Covid-19, negli ultimi mesi, nel Regno Unito il comparto immobiliare ha registrato una forte crescita

L’Uscita del Regno Unito dall’Unione europea ha inciso, tra le altre cose, anche nell’ambito della proprietà immobiliare, determinando una diversa modalità applicativa dell’Ivie

È necessario individuare in che termini l’uscita del Regno Unito dall’Unione influisce sui cittadini italiani proprietari di immobili in Uk

Come emerge da un recente studio pubblicato dall’OCSEBetter housing for better lives”, le implicazioni economiche dovute alla diffusione del Covid-19 hanno colpito duramente il settore immobiliare in tutto il mondo, comportando la chiusura totale o parziale dei cantieri e relative perdite di rendite per famiglie e imprese.

Stando alle statistiche rivelate dal report in questione, inoltre, le conseguenze del Covid-19 in ambito immobiliare (comparto attualmente in ripresa) hanno esacerbato le difficoltà economiche – per altre ragion già presenti – di molte persone, stante il fatto che “la casa” rappresenta la risorsa principale della classe media e costituisce circa il 50% del patrimonio totale delle famiglie, nell’area OCSE.

I mercati immobiliari sono particolarmente sensibili alle crisi economiche, che manifestano i loro effetti, tra le altre cose, sui prezzi di vendita/affitto delle case e sui tassi di interesse dei mutui; influendo, conseguentemente, sul reddito degli individui e sulla ricchezza delle famiglie.

Nonostante questi dati, fino ad ora scoraggianti, sembra che il comparto immobiliare non conosca crisi nel Regno Unito. Negli ultimi mesi, infatti, il prezzo medio di una casa in Uk è aumentato dello 0,7%, segnando il più alto tasso di crescita annuale dal 2004.

Questo trend positivo di crescita è reso possibile (anche) dalle misure che il governo britannico ha introdotto per gestire l’emergenza.

Il mercato immobiliare britannico, infatti, gode attualmente di un significativo slancio anche per effetto delle agevolazioni fiscali adottate dal governo Uk per sostenere il settore immobiliare: basti, in proposito, pensare all’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro per gli acquisti di immobili, introdotta all’inizio della pandemia.

Ebbene, queste non sono le uniche sorprese che il mercato britannico riserva in ambito immobiliare.

Tenendo sullo sfondo quanto sinora detto, occorre chiedersi cosa cambia (e quanto cambia) per i cittadini italiani che possiedono un immobile in Uk, a fronte della definitiva uscita del Regno Unito dall’Ue.

A partire dal 2012, mutuando – per certi versi – la stessa ratio che ha portato all’introduzione dell’Imu, è stata introdotta l’Ivie (imposta annuale sul valore degli immobili all’estero), nei cui confronti sono tenuti i soggetti che, pur risiedendo in Italia, possiedono beni immobili in altri Stati (Ue o extra Ue).

L’imposta, che risponde all’esigenza di generare gettito dalle proprietà immobiliari possedute all’estero da cittadini italiani, è addebitata con un’aliquota pari allo 0,76%.

E invero, quanto alla base imponibile (il valore su cui viene calcolata l’imposta), occorrerà distinguere a seconda del luogo ove è situato l’immobile.

Per quanto concerne gli immobili di proprietà di cittadini italiani situati in Stati Ue è necessario (come a più riprese chiarito dall’Agenzia delle entrate) prendere come riferimento il valore catastale.

Per gli immobili, invece, che si trovano localizzati fuori dall’Unione, occorrerà determinare la base imponibile in funzione del costo di acquisto o del valore di mercato.

Ebbene, come conseguenza della Brexit, per gli immobili di cittadini italiani situati in Regno Unito, l’Ivie dovrà essere calcolata a partire, non già dal valore catastale, ma dal più alto valore di mercato.

È bene considerare, inoltre, che a partire dal 2020 è stato esteso anche il catalogo di soggetti passivi Ivie: rientrano le persone fisiche, le holding, gli enti commerciali, i trust, le società semplici che hanno residenza in Italia.

Tutto quanto considerato, è evidente che questa nuova modalità applicativa dell’Ivie verso gli immobili di persone fisiche italiane o soggetti passivi diversi dalle persone fisiche situati nel Regno Unito, determinerà un incremento della pressione fiscale, in quanto a salire sarà il costo fiscale annuo dovuto a titolo Ivie.

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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