Bce: tassi fermi, ma il mercato scommette che non durerà

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Tassi fermi, ma non per molto: la Bce rivede le stime dopo lo shock energetico e rafforza il tono falco. I mercati assegnano ormai una probabilità del 50% a un rialzo già alla prossima riunione

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La Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi con voto unanime, ma ha al tempo stesso preparato il terreno per un possibile intervento più avanti, grazie a una rapida rielaborazione degli scenari macroeconomici aggiornata all’11 marzo, dunque già comprensiva degli effetti della guerra in Iran. Nella dichiarazione ufficiale, la Bce afferma di essere “ben posizionata per affrontare questa incertezza”, grazie a un punto di partenza molto diverso rispetto al 2022, quando lo shock energetico colpì un’economia già alle prese con un’inflazione molto più elevata.

Nello scenario di base elaborato dallo staff della Bce — che, come ha precisato Christine Lagarde, non incorpora eventuali future modifiche dei tassi — la crescita è stata rivista al ribasso e l’inflazione al rialzo. In particolare, l’inflazione complessiva è attesa in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Per l’inflazione al netto di energia e alimentari, lo staff prevede invece una media del 2,3% nel 2026, del 2,2% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. “Anche questo profilo è più elevato rispetto a quello delle proiezioni di dicembre, principalmente a causa della trasmissione dei prezzi energetici più alti all’inflazione di fondo”. Sul versante della crescita, le nuove stime indicano un Pil medio dello 0,9% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028.

“Le implicazioni nel medio termine dipenderanno sia dall’intensità e dalla durata del conflitto sia da come i prezzi dell’energia si trasmetteranno ai prezzi al consumo e all’economia”, ha affermato il Consiglio direttivo, ribadendo il proprio approccio dipendente dai dati e riunione per riunione.

La lezione del 2022 pesa sull’approccio della Bce

Il tono generale della conferenza stampa, tuttavia, ha lasciato intendere una Bce poco incline ad attendere troppo. La lezione del 2022 — quando l’istituto di Francoforte impiegò cinque mesi dall’invasione russa dell’Ucraina prima di alzare i tassi — sembra aver suggerito un atteggiamento più vigile verso il rischio che lo shock energetico si propaghi all’economia.

“In questi quattro anni, abbiamo imparato molto. Abbiamo migliorato i nostri modelli. Abbiamo cambiato strategia. E ora siamo, in particolare, più attenti ai rischi che circondano lo scenario di base”, ha affermato Lagarde. La presidente ha poi insistito sulla differenza cruciale rispetto al passato: “Credo che un altro elemento da tenere a mente sia che, nel 2022, quando lo shock colpì, l’inflazione era già al 6%. Questa è una differenza enorme rispetto alla situazione attuale, in cui l’ultima rilevazione è stata dell’1,9%”.

Lagarde ha però aggiunto anche un’avvertenza importante: “Le aspettative di inflazione hanno molto a che fare con la memoria inflazionistica incorporata da famiglie e imprese. Nel 2022 quella memoria risaliva molto indietro nel tempo. Oggi invece è piuttosto fresca, perché le persone hanno sperimentato direttamente l’inflazione”. In altre parole, la Bce potrebbe scegliere di reagire più rapidamente proprio perché si aspetta che lavoratori e imprese siano a loro volta più rapidi nel domandare adeguamenti a un costo della vita che ha già eroso il potere d’acquisto in tempi recenti.

La presidente ha chiarito anche il punto su cui si concentrerà l’attenzione di Francoforte nelle prossime settimane: “Dobbiamo dotarci dei migliori strumenti di lettura e della migliore capacità di anticipazione possibile per capire dove stiano andando, ammesso che si manifestino, questi effetti indiretti e di secondo impatto”.

I mercati leggono una Bce più falco

Queste considerazioni hanno prodotto sui mercati reazioni tipiche da retorica “falco”. L’euro ha guadagnato lo 0,59% sul dollaro, salendo a 1,1519. Il rendimento del Bund tedesco a un anno è salito al 2,35%, mentre il titolo di Stato italiano a un anno è salito più moderatamente al 2,391%.

Nessuna vera reazione, invece, dal mercato azionario: il Ftse Mib è rimasto in profondo rosso, a -2,44%, segno che per ora il messaggio della Bce pesa più sulle aspettative di tasso e sul reddito fisso che non sulla propensione al rischio degli investitori azionari.

Lagarde è apparsa poco impegnata nel fornire indicazioni precise sulla politica monetaria, ma il forte accento posto sui rischi legati al conflitto, sulla vigilanza rispetto agli effetti di secondo impatto e le rilevanti revisioni delle proiezioni macroeconomiche (inclusa l’inflazione core) non sono bastati a smuovere la convinzione dei mercati che la Bce sarà costretta ad alzare i tassi nel corso dell’anno”, ha commentato il senior analyst di Ebury, Roman Ziruk, “questa inclinazione più ‘falco’ rafforza la nostra view secondo cui la Bce è oggi più propensa ad aumentare i tassi piuttosto che a ridurli. Con gli investitori che ora attribuiscono una probabilità del 50% a un rialzo dei tassi già dal prossimo mese, l’euro resta ben supportato nella seduta odierna, nonostante il balzo dei prezzi del gas naturale che aveva inizialmente deteriorato il sentiment”.

Domande frequenti su Bce: tassi fermi, ma il mercato scommette che non durerà

Qual è stata la decisione della Banca Centrale Europea (BCE) riguardo ai tassi di interesse?

La BCE ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse con voto unanime. Questa decisione è stata presa nonostante la rapida rielaborazione degli scenari macroeconomici aggiornata all'11 marzo.

Cosa suggerisce il mercato riguardo alla futura politica dei tassi della BCE?

Il mercato scommette che la decisione di mantenere i tassi fermi non durerà a lungo. Questo indica che gli operatori finanziari si aspettano futuri interventi sui tassi da parte della BCE.

Come la BCE si posiziona per affrontare l'incertezza macroeconomica attuale?

La BCE afferma di essere ben posizionata per affrontare l'incertezza grazie a un punto di partenza molto diverso rispetto al 2022. Questo suggerisce una maggiore resilienza e preparazione rispetto all'anno precedente.

Quali fattori hanno influenzato l'approccio della BCE, secondo l'articolo?

La lezione del 2022 pesa sull'approccio della BCE, suggerendo che le esperienze passate influenzano le decisioni attuali. Inoltre, i mercati interpretano la BCE come più 'falco', indicando una postura più restrittiva o attenta all'inflazione.

Quando sono stati aggiornati gli scenari macroeconomici considerati dalla BCE per questa decisione?

Gli scenari macroeconomici sono stati aggiornati all'11 marzo, includendo già gli effetti della guerra in Iran. Questo indica che la decisione sui tassi ha tenuto conto di sviluppi geopolitici recenti.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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