Rifiutare pagamenti con il Pos: ecco a cosa si va incontro

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La strada verso una cashless society in Italia è ancora lunga. Il nostro Paese è al 23° posto in Europa per stato di avanzamento dei pagamenti senza contante

Sempre più consumatori preferiscono effettuare acquisti senza utilizzare il contante

Al via dal 1° gennaio 2023 le sanzioni per gli esercenti che rifiutano pagamenti con carte o bancomat

La digitalizzazione ha investito ogni aspetto della vita
quotidiana e ha influito in maniera massiccia sul mercato dei pagamenti
digitali
.

Come ha messo in evidenza uno studio
recentemente pubblicato da Pwc (Pagamenti digitali in Italia: evoluzione o
rivoluzione?
), l’Italia, pur mantenendo un grosso gap rispetto alla media
europea, sta proseguendo il proprio percorso verso la cashless society: i
consumatori, per svariate ragioni (che hanno a che fare tanto con la semplicità
quanto con il senso di sicurezza) sono sempre più propensi ad effettuare
pagamenti attraverso strumenti digitali.

E invero, questo contesto di innovazione e questa
propensione dei consumatori molto spesso si scontra con le esigenze e le
ragioni contrapposte degli esercenti che rifiutano i pagamenti digitali o, in
alcuni casi, non hanno nemmeno i dispositivi idonei per accettarli.

Non è un caso se il trend positivo di crescita dei pagamenti
senza contante si registra in particolare per gli acquisti online: sono questi,
infatti, i canali che, a differenza degli acquisti effettuati fisicamente, registrano
una crescita più sostenuta.

Lo scenario però potrebbe cambiare nel brevissimo futuro. A
partire dal 1° gennaio 2023, infatti, a fronte di una recente modifica al
decreto sull’attuazione del Pnrr approvato dalla Camera, saranno introdotte
delle sanzioni per gli esercenti e i liberi professionisti che rifiutano
pagamenti, di qualunque importo, tramite Pos (Point-of-Sales).

Più nel dettaglio, nei casi di mancata accettazione di un
pagamento di qualsiasi importo offerto con una carta di pagamento, al soggetto
obbligato verrà applicata la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 30 euro,
aumentata del 4% del valore della transazione per la quale è stata rifiutata
l’accettazione del pagamento.

È evidente che la scelta di sanzionare i pagamenti privi di
tracciamento, si inserisce nel solco della più ampia strategia del Governo, già
da tempo avviata, di contrastare l’evasione. Fenomeno quest’ultimo, alimentato
anche dalle piccole ma numerose transazioni per le quali non vengono
rilasciati gli scontrini.

La circostanza che negli ultimi anni, il legislatore sia
intervenuto tanto nel pubblico (si pensi al sistema PagoPA) quanto nel privato
(si guardi anche alla misura che limita il pagamento del contante a partire dal
2022
), con misure volte a ridurre drasticamente l’utilizzo del contante e, di
contro, pensate per incentivare l’adozione di dispositivi idonei ad accettare
pagamenti digitali, va guardata con favore.

Un simile percorso, infatti, nel lungo periodo, consentirebbe
all’Italia di ridurre il gap con gli altri maggiori Paesi europei e, dunque,
diventare un Paese più competitivo, affidabile e attrattivo
per imprese e individui.

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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