Riaprono le regioni, Confesercenti: per le imprese non basta

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Il via libera agli spostamenti tra le regioni a partire dal 3 giugno potrebbe dare ossigeno alle imprese italiane, ma non basta. Secondo Vittorio Messina di Assoturismo Confesercenti, le misure dispiegate dal governo hanno tradito le aspettative: per alcuni settori la riapertura non coinciderà con la ripartenza

Indice

Il 28% delle imprese teme ancora una chiusura definitiva

Negli ultimi tre mesi le presenze turistiche perse per effetto del lockdown ammontano a 81 milioni

“Il fondo perduto potrebbe garantire le nostre imprese da eventuali azioni di sciacallaggio da parte degli imprenditori esteri e della malavita organizzata”, spiega Vittorio Messina

Mentre il semaforo verde alla mobilità sull’intero territorio nazionale a partire dal 3 giugno divide i governatori, tra chi invita alla cautela e chi auspica un ritorno alla normalità, le imprese italiane continuano a fare i conti con gli effetti della pandemia. Per alcuni settori, la riapertura dei confini regionali potrebbe non coincidere ancora con la ripartenza. Secondo Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti, per la filiera del turismo bisognerà attendere il 2021.
“L’apertura, come qualunque piccolo passo verso il ritorno alla normalità, sostiene il percorso verso la ripresa – spiega Messina – ma i numeri parlano di una ripresa lentissima, difficilissima e una stagnazione tale da temere chiusure quasi massicce nei prossimi mesi, soprattutto tra le piccole e micro imprese”. Secondo un’indagine di Confcommercio in collaborazione con Swg, se da un lato l’82% delle aziende ha riacceso le luci nelle ultime due settimane, il 28% teme infatti ancora una chiusura definitiva. Sebbene il 44% abbia beneficiato degli indennizzi e l’8% abbia ottenuto i finanziamenti garantiti, un’impresa su tre stima una perdita dei ricavi superiore al 70%.

Messina: “La crisi inizia oggi”

“I decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio, hanno tradito le aspettative in termini di aiuti – continua Messina – Riprendersi dopo due mesi di totale chiusura non è facile, né può accadere nei due mesi successivi. Il sistema economico italiano nel suo complesso non ha superato la crisi, ma la crisi inizia oggi, con situazioni bancarie aggravate, tensioni nei confronti dei fornitori e criticità per le imprese in affitto”. Secondo Messina, le prime due settimane di apertura, infatti, non hanno dato risposte significative in termini di incassi, ma al contrario hanno fatto emergere in seno ad alcune imprese una “sempre più pressante necessità di chiusura”.

Codacons, verso un aumento dei prezzi

Spostando lo sguardo sulla filiera del turismo, che vale tra il 13 e il 15% del pil nazionale e impiega quattro milioni di lavoratori, per Messina la ripartenza dovrà attendere le festività pasquali del prossimo anno. Secondo i dati di Coldiretti, negli ultimi tre mesi le presenze turistiche perse per effetto delle misure di contenimento del contagio ammontano a 81 milioni, di cui 31 milioni solo nel mese di maggio. Si parla nell’ultimo mese di un crollo di otto miliardi di euro, tra alloggi, trasporti, ristorazione e negozi.

Arriva poi anche l’allarme della Codacons: il coronavirus non solo potrebbe dimezzare il numero di turisti italiani tra luglio e agosto, ma anche generare un aumento di prezzi e tariffe in tutto il comparto turistico. Una vacanza di 10 giorni potrebbe arrivare a costare fino al 20% in più rispetto allo scorso anno, con una spesa procapite media in crescita dai 736 euro del 2019 agli 883 euro nel 2020, complici anche i costi di sanificazione e l’attuazione delle misure di sicurezza.

“Noi abbiamo osservato il periodo più lungo di lockdown e stiamo dando attuazione ai protocolli sanitari più stringenti in Europa. Il messaggio che dovremmo far veicolare è che l’Italia è probabilmente il paese più sicuro, dove si rischia meno in termini di contrazione del covid-19. Sotto questo punto di vista, ben vengano le somme che le imprese dovranno investire per garantire la sicurezza. Ma aumenti indiscriminati e speculativi dei prezzi sono da negare al 100%”, commenta Messina.

Cosa può essere fatto ancora dunque per sostenere il tessuto imprenditoriale italiano? “Per riprendersi non basta riaprire, ma c’è bisogno di aiuti seri”, continua Messina che conclude: “C’è bisogno di liquidità immediata e non di un ulteriore indebitamento delle imprese. Il fondo perduto potrebbe garantire le nostre imprese da eventuali azioni di sciacallaggio da parte degli imprenditori esteri e della malavita organizzata, traghettandole verso l’indomani della fine del covid-19. La filiera del turismo, in particolare, va salvaguardata perché siamo quella locomotiva che, quando ripartirà, trainerà la ripresa economica del Paese”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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