Resilienza e Antifragilità

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Assistiamo spesso all’esaltazione della parola resilienza. Viene infilata in discorsi pubblici anche di dubbia profondità ed è arrivata perfino sul corpo di alcuni sotto forma di tatuaggi. Ma siamo sicuri sia poi un concetto così compreso?

Io ho spesso l’impressione che si tratti di una parola o un’attitudine di moda perché, a quanto pare, fa figo. In questo momento storico, poi, sembra che l’unico atteggiamento possibile sia resistere. La pandemia non ci ha insegnato proprio niente? Io sono dell’idea che, anche se ci troviamo in momenti poco favorevoli, è bene cercare il buono.

La resilienza è la capacità di assorbire un urto senza rompersi, secondo il dizionario. In psicologia si parla di affrontare e superare un evento traumatico. Come? Rimanendo sempre se stessi, però. Senza dubbio può sembrare un bene, in prima analisi. Ribaltiamo sui mercati e vediamo se l’esempio calza ancora. Un titolo che, storicamente, ha sempre conseguito ottimi risultati subisce pesanti perdite: un tonfo clamoroso, dovuto principalmente ai cambi al vertice, supponiamo.

Consigliereste ai clienti di mantenerlo in portafoglio o di acquistarlo ex novo? La risposta è dipende. C’è chi propenderebbe per l’acquisto e chi per la vendita. Magari si tratta di una cosa momentanea dovuta alla nuova dirigenza. Se fosse una nuova direzione che sta prendendo l’azienda le riflessioni cambierebbero.

E appena risale? Subito via dal portafoglio senza approfittare di ulteriori risalite come dice la storica frase ‘vendi e pentiti‘? Oppure, citando Borrelli, ‘resistere, resistere, resistere‘.

Introduco una parola meravigliosa che ho imparato da Taleb: antifragile. Per dirla in breve, se tira un vento pazzesco che impedisce di proseguire il cammino, il resiliente tenterà di resistervi e non spostarsi dalla propria posizione. Chi, invece, è antifragile, cercherà un modo nuovo di sfruttare quel vento per trarne vantaggio: costruirà una vela per spostarsi più velocemente, per esempio. In un mercato in burrasca è meglio trattenere e resistere o cercare strumenti alternativi per affrontare nuove sfide? Io non ho dubbi. La seconda via è la più difficile per tutti, come esseri umani siamo programmati per essere restii al cambiamento.

Anche per quanto riguarda i titoli su cui puntare ritengo questa dicotomia più attuale che mai. Ancor di più se parliamo di consulenza o, in generale, di rapporti umani.  Di certo anche noi amiamo aver a che fare con persone che reagiscono positivamente ai risvolti inaspettati, specie se non dipendono da loro. E tutti siamo annoiati da chi, di fronte ad una novità, inizia ad esaltare il vecchio prodotto/modo di fare mantenendo granitica la propria posizione e avversione al cambiamento. Una vera scelta di vita.

Una donna con capelli castani ondulati, che indossa un blazer bianco e un top bianco, sorride fiduciosa alla telecamera su uno sfondo chiaro.

di Giulia Castellani

Ho iniziato giovanissima a lavorare in banca, partendo dalle mansioni piu semplici. Dopo poco tempo, però, sono stata affiancata a colleghi più esperti che mi hanno dato modo di imparare molto.

All’inizio il mio percorso professionale si è focalizzato nell’area crediti: seguivo le pratiche di affidamento, specializzandomi nel settore corporate. La mia curiosità e la voglia di imparare mi hanno portato poi a conoscere il mondo degli investimenti.

Da lì, forte anche del percorso accademico e delle numerose certificazioni ottenute, sono riuscita a spaziare molto dedicandomi sia a privati che ad imprenditori, fino ad arrivare alla consulenza aziendale.

Una formazione così completa mi ha permesso di continuare a migliorare, integrando le varie consocenze e competenze apprese, per arrivare al mio ruolo attuale di manager responsabile corporate per tutto il triveneto.

Qualcosa di più

Aiutare gli altri e trovare soluzioni personalizzate che possano soddisfare al meglio i miei clienti ha sempre fatto parte di me.

Oltre che da un punto di vista professionale questo approccio mi appartiene anche come persona: mi sono sempre impegnata nel sociale e nel volontariato, mettendo a fattor comune le mie capacità per poter essere d’aiuto ad altri.

Mi piace lavorare in team perché credo che ognuno possa sempre insegnarmi qualcosa, trovo molto stimolante confrontarmi con gli altri e credo sia il modo migliore per crescere tutti sia dal punto di vista umano che lavorativo.

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