Se hai un deposito titoli in Italia e stai valutando di trasferire la residenza all’estero, una delle domande che potresti porti è: devo cambiare regime fiscale e passare al dichiarativo?
La risposta, finalmente chiara, arriva con la Risposta a interpello n. 208/2025 dell’Agenzia delle Entrate: no, non sei obbligato a fare alcun cambio. Il regime del risparmio amministrato può continuare ad applicarsi anche dopo il trasferimento all’estero. E, se in un secondo momento decidi di passare al dichiarativo, non si genera alcuna tassazione sulle plusvalenze accumulate fino a quel momento.
Una buona notizia per molti expat, investitori e clienti Hnwi che, pur spostandosi fuori dai confini italiani, continuano a mantenere relazioni bancarie con intermediari italiani.
Residenza all’estero e deposito titoli: il caso pratico 2025
Il contribuente che ha sollevato il quesito si è trasferito in Thailandia a gennaio 2025, mantenendo un deposito titoli presso una banca italiana in regime di risparmio amministrato.
A quel punto, ha chiesto chiarimenti su due fronti:
- È obbligatorio abbandonare l’amministrato e passare al regime dichiarativo?
- Se decido volontariamente di cambiare, il passaggio fa emergere le plusvalenze maturate (con relativa tassazione)?
Domande più che legittime, soprattutto per chi si muove tra più ordinamenti fiscali e cerca di mantenere coerenza e semplicità nella propria strategia patrimoniale.
Risparmio amministrato e non residenti, la risposta dell’Agenzia delle Entrate
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito in modo netto che il regime del risparmio amministrato resta pienamente valido anche per i soggetti non residenti. Anzi, per usare le parole della Circolare Mef n. 165/1998, è il “regime naturale” applicato dagli intermediari finanziari italiani in assenza di una specifica opzione diversa da parte del cliente.
Nessun obbligo, dunque, di abbandonare l’amministrato al momento del cambio di residenza.
Ma c’è di più: anche qualora il contribuente decida di revocare l’amministrato e passare al dichiarativo, non si verifica alcun effetto impositivo automatico. Le eventuali plusvalenze maturate fino a quel momento non vengono considerate realizzate: quindi niente cristallizzazione e niente imposta da pagare.
Investimenti in Italia vivendo all’estero: effetti concreti
Questo chiarimento ha un impatto molto concreto sulla gestione fiscale degli investimenti.
Per prima cosa, consente di mantenere la semplicità del regime amministrato, in cui è l’intermediario italiano a trattenere e versare l’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze realizzate, sollevando il contribuente da ogni onere dichiarativo.
In secondo luogo, garantisce flessibilità: se in futuro il cliente decidesse di optare per il regime dichiarativo – ad esempio per ragioni di coordinamento con altri portafogli esteri – potrà farlo senza temere di attivare imposte inattese. La revoca dell’amministrato, infatti, ha effetto solo dalla prima operazione successiva alla comunicazione della scelta.
Infine, il rapporto con l’intermediario italiano non subisce scossoni: il trasferimento di residenza non comporta alcuna necessità di chiudere o ristrutturare il rapporto bancario.
Deposito titoli e residenza estera: cosa fare in pratica
Chi ha cambiato residenza o sta per farlo, può seguire questi passaggi per restare allineato:
- comunicare alla banca il nuovo status di non residente, aggiornando i dati anagrafici e gli obblighi informativi (Crs, Fatca, etc.);
- verificare che il regime fiscale applicato sia ancora l’amministrato, e in caso contrario chiedere la correzione;
- se si valuta il passaggio al dichiarativo, è opportuno farlo solo dopo aver pianificato la transizione, verificando eventuali minusvalenze da riportare, documentazione dei costi storici e coordinamento con la fiscalità del nuovo Paese di residenza;
- infine, è sempre consigliabile confrontarsi con un professionista per valutare eventuali implicazioni a livello internazionale ed evitare fenomeni di doppia imposizione.
Il trasferimento della residenza all’estero non comporta uno stravolgimento della fiscalità sul portafoglio titoli detenuto in Italia. L’amministrato può restare tranquillamente operativo, offrendo semplicità gestionale e compliance automatica. E, se in futuro si decidesse per un cambio di rotta, il passaggio al dichiarativo non attiva imposizioni latenti.
Una certezza in più per chi costruisce la propria strategia patrimoniale in un’ottica internazionale, senza dover rinunciare all’efficienza (e alla tranquillità) dell’amministrato.

