Dal globale al locale, dal mercato libero al protezionismo, dall’eccezionalismo statunitense al suo rallentamento. Ovunque si guardi il 2025 è caratterizzato dall’incertezza, che ha già prodotto effetti molto importanti sul mercato. Mentre il mercato è in attesa della messa a terra dei dazi, che dovrebbero vedere la luce il 9 luglio, e gli effetti della possibile approvazione della One Big Beautifiul Bill, i timori di recessione sembrano ancora lontani. Di questo e molto altro ha parlato Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P.Morgan AM durante la presentazione dell’outlook.
Dazi e incertezza: gli effetti sul mercato statunitense
L’incertezza è evidentemente legata al tema delle tariffe statunitensi, uno dei fattori più importanti per il mercato da inizio anno. Oggi siamo lontani dall’incertezza dettata dagli annunci del Liberation day. Eppure, a pochi giorni dal 9 luglio, momento in cui i dazi dovrebbero entrare sul mercato, sono molti i Paesi che non hanno ancora siglato un patto e il livello delle tariffe effettive è ancora molto elevato, soprattutto se confrontato con il trend degli ultimi decenni.
Guardando agli ultimi anni, le politiche tariffarie erano state abbandonate a favore di politiche più liberiste. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, un po’ come anticipato durante il suo primo mandato, la situazione è cambiata radicalmente, con un evidente ritorno al protezionismo. L’introduzione dei dazi ha obiettivi soprattutto di politica interna, sono uno strumento per fronteggiare la nuova fase di politica espansiva. Allo stesso tempo sono legate, indirettamente ai possibili effetti dell’approvazione della One Big Beautiful Bill, la nuova legge di bilancio che potrebbe aggiungere 3miliardi al deficit americano, che già è vicino al 6%. Infatti, dalle tariffe potrebbero arrivare 2700miliardi di dollari per rallentare il deficit.
Nel breve termine, l’effetto più significativo ed evidente è il rallentamento economico, con il rischio del ritorno di un’alta inflazione. Considerando anche che la One Big Beautiful Bill aggiunge chiaramente ulteriore debito a una situazione fiscale già preoccupante, con ripercussioni molto forti soprattutto sul mercato dei Treasury e, chiaramente, sul dollaro.
Stati Uniti: economia solida ma il rallentamento è vicino
Nonostante l’incertezza, i dazi e le tensioni politiche, oggi l’economia statunitense va bene, con un mercato del lavoro solido, ma questo potrebbe cambiare nei prossimi mesi, allineandosi con gli indicatori di tendenza. Insomma, una fase di rallentamento è attesa, ma secondo l’esperta di J.P. Morgan, non si arriverà alla recessione. L’economia, soprattutto quella privata, è ancora solida, con risultati societari molto positivi e la politica fiscale espansiva continua a puntare alla crescita.
Un altro aspetto da considerare è la ripartenza dell’inflazione. Le componenti dei beni e dei servizi si stanno muovendo con due ritmi diversi: la componente dei servizi è scesa molto lentamente, mentre quella dei beni è invece scesa rapidamente. Anche in questo caso, molto è legato alle aspettative, esattamente come spiegato anche dalla Federal Reserve che preferisce tenere un comportamento attendista. Le tariffe sono il rischio principale e l’elemento che frena il taglio dei tassi. Guardando alle aspettative, l’introduzione delle tariffe crea infatti ancora incertezza, sia in termini di crescita economica che in tema di inflazione.
Investire fuori dagli States: Europa e Cina
Mentre negli Stati Uniti ci sono diverse ombre all’orizzonte, una politica fiscale più accomodante sembra aver portato sole sull’Europa. A guidare questo cambiamento ci pensa la Germania, abbandonando la sua politica fiscale rigida e mettendo a fuoco la crescita. Allo stesso tempo, l’incertezza sui rapporti commerciali con gli Stati Uniti, hanno spinto il Vecchio Continente a investire sempre di più in difesa e infrastrutture, aprendo opportunità per una molteplicità di aziende europee. E se tutti questi fattori non bastassero, la Banca Centrale Europea ha già optato per una politica monetaria più espansiva, e potrebbe esserci spazio per un nuovo taglio entro la fine dell’anno. Infine, guardando ai possibili temi geopolitici – su cui è difficile fare dei pronostici – segnali di distensione potrebbe avere un effetto positivo sui mercati dell’energia, soprattutto per quanto riguarda il gas.
La Cina, in questo momento, è ancora sottopressione, soprattutto per la politica commerciale americana. Si tratta di una nuova battuta di arresto per l’esportazione cinese ma, come evidenziato nel primo mandato Trump, Pechino reagisce molto in fretta. Qualche effetto negativo in termini di inflazione ci sarà, anche considerando i problemi domestici irrisolti, come la crisi immobiliare e di fiducia. Sono già state varate diverse politiche monetarie e fiscali importanti, ma non ancora sufficienti a rilanciare i consumi interni. Nonostante questo, il caso di DeepSeek ha ricordato che, è vero, la Cina è stata in difficoltà, ma stiamo parlando di un paese, se non addirittura una regione, con potenzialità molto importante e con livelli di valutazione molto più interessanti rispetto agli Stati Uniti.
Diversificare: un portafoglio in equilibrio tra azionario e obbligazionario
Oggi la diversificazione è più importante che mai. Guardare fuori dagli Stati Uniti è importante, senza però escluderli del tutto. Il trend delle BigTech americane, che sembrava l’unico tema del 2024, ha lasciato il posto ad una ricerca molto più ampia, una ricerca guidata dai fondamentali, da una ricerca di equilibrio tra opportunità e valutazioni. Questo processo è evidente non solo negli Stati Uniti, ma a livello globale. Lo sconto tipico europeo c’è ancora e, proprio per questo, l’Europa ha possibilità di crescere non solo nel breve periodo, ma come tema strutturale.
In questo scenario, gli Stati Uniti continuano ad offrire valore, ma meglio rimanere neutrali, e guardare all’Europa, al Giappone con cautela, vista la politica monetaria, e alla Cina, soprattutto nella componente off shore.
Le obbligazioni continuano a giocare un ruolo molto importante nei portafogli, nonostante abbiamo visto una volatilità molto forte. Il mercato dei Treasury, in termine di detentori di titoli, è molto cambiato. Se prima la Fed era l’operatore più importante, oggi i detentori sono molto più price sensitive, dando vita a un mercato molto più sano, basato su scelte di investimento e sulle aspettative. Questo mercato offre ancora carry e valore interessante. L’Europa ha dei livelli di rendimento più contenuti e valutazioni elevate, ma questo non toglie che offra strumenti in grado di proteggere in situazioni di rischio legato al ciclo economico.
Un altro tema da mettere in evidenza è legato alla componente corporate del mercato, a tutte le principali classi del credito. Il reddito fisso offre rendimenti importanti, sia investment grade che high yield, che debito degli emergenti. Le società, dal punto di vista patrimoniale, infatti, hanno avuto un grande miglioramento, gli spread sono a livelli bassi e possono rimanere così.
In conclusione, in termini di valutazioni, “il mercato obbligazionario europeo ci piace, ma è caro, mentre il mercato azionario in Europa è interessante anche se bisogna capire dove andrà ad atterrare la componente utili e dazi. In America, invece, la componente azionaria e obbligazionaria sono vicine, se la Fed taglierà i tassi allora i bond diventeranno più interessanti”, ha concluso l’esperta.

