Proof vs Proof: qual è il protocollo migliore per validare le blockchain?

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Nessun protocollo di validazione delle blockchain può essere considerato “il migliore”, ma ogni sistema ha punti di forza e debolezze. La Proof of Work, utilizzata da Bitcoin, offre la massima sicurezza crittografica, ma a costo di un consumo energetico elevato. La Proof of Stake, scelta da Ethereum, riduce del 99,5% il consumo di energia, ma pone interrogativi sulla democrazia del sistema. Ecco quali sono le nuove soluzioni che cercano un maggior compromesso

La gestione della validazione sulle blockchain è un tema complesso, e rispondere alla domanda su quale sia il migliore protocollo di validazione è tutt’altro che semplice. L’idea di un protocollo “migliore” implica una combinazione ideale di vantaggi, come la sicurezza nella crittografia dei blocchi, il consumo energetico sostenibile e una distribuzione democratica del lavoro di validazione tra i nodi. Tuttavia, ad oggi, nessun sistema raggiunge questa perfezione. È comunque possibile analizzare i vari protocolli per cercare di individuare quale rappresenti, in questo momento, il “meno male” nel settore.

La Proof of Work (PoW), utilizzata dalla blockchain di Bitcoin, rimane il protocollo più sicuro, pur con alcune criticità. Questo sistema, democratico in teoria, vede numerosi nodi validatori competere per risolvere complessi algoritmi crittografici, mettendo al sicuro i blocchi con un livello di sicurezza altissimo. Tuttavia, nella pratica, non tutti i nodi sono uguali: alcuni dispongono di risorse maggiori, investendo in hardware e software avanzati per primeggiare nella competizione. La PoW, pur garantendo un eccellente livello di sicurezza, ha un costo ambientale notevole: i miners, sparsi in tutto il mondo e concentrati in aree dove l’energia costa meno, consumano enormi quantità di elettricità per mantenere il sistema attivo. Questo aspetto, pur negativo per l’ambiente, lega il valore del Bitcoin al costo dell’energia, conferendogli un’importante caratteristica di riserva di valore.

In contrapposizione, la blockchain di Ethereum, la seconda per importanza e tra le più innovative, ha scelto di adottare la Proof of Stake (PoS). In questo sistema, i nodi che mettono in pegno (stake) i propri asset digitali aumentano la probabilità di essere selezionati come validatori dei blocchi. La PoS riduce del 99,5% il consumo energetico rispetto alla PoW, un vantaggio significativo dal punto di vista ecologico. Tuttavia, questa metodologia solleva dubbi sulla democrazia del sistema, poiché i nodi con maggiori risorse tendono a concentrare il controllo della rete. Nonostante queste limitazioni, la PoS rappresenta un passo avanti verso la sostenibilità.

La competizione tra PoW e PoS non è l’unica. Stanno emergendo nuovi protocolli di validazione che cercano di bilanciare meglio sicurezza, efficienza energetica e governance democratica. Tra questi, la Proof of Authority, la Proof of History e il più recente Gossip to Gossip si propongono come alternative valide per una blockchain più sostenibile.

La scelta del “meno male” tra i protocolli dipenderà dalla capacità di ognuno di rispondere alle sfide tecniche, ambientali ed etiche del futuro. Per ora, la domanda rimane aperta e spetterà ai posteri decretare quale sistema sarà in grado di coniugare al meglio sicurezza, efficienza e sostenibilità.

Un'illustrazione in bianco e nero di una persona con i capelli corti, che indossa una camicia con colletto e una giacca, e che guarda avanti con un'espressione neutra.

di Paolo Turati

Docente e presidente del comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino, Paolo Turati dal 2022 dirige il laboratorio di finanza decentralizzata della Saa e l’executive master in “DeFi, blockchain e fintech”. Ph.D. in economics of art, ha pubblicato “Economia dell’arte globale” (2021) e “Arte in vendita” (2009). Appassionato pianista, ha praticato alpino, ciclismo e motociclismo fuoristrada.

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