Private market e wealth: cosa cercano i gestori nei partner di distribuzione

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Quattro relatori siedono sul palco per discutere di "Trovare il partner di distribuzione perfetto nei mercati privati", con un grande schermo alle loro spalle che mostra i loro nomi e le loro foto, mentre un pubblico ascolta attentamente.

Nel wealth management dei private markets, la scelta dei partner di distribuzione diventa sempre più strategica. Al panel di IPEM Wealth a Cannes, Deutsche Bank, Ardian ed Eurazeo hanno discusso numero ideale di partner, ruolo dell’esclusività, incentivi economici e supporto operativo

Indice

Nel passaggio dei private market dal mondo istituzionale al wealth management, la distribuzione non è più soltanto un canale commerciale, ma una componente strutturale del prodotto. Non basta la performance: servono partner locali, integrazione operativa e un allineamento degli incentivi lungo tutta la filiera.

È questo il filo conduttore del panel “Finding the Perfect Distribution Partner” all’evento IPEM Wealth di Cannes, moderato da Justina Deveikyte, co-founder di Novantigo, con la partecipazione di Marco Zamberletti, Global Head of Advisory Solutions di Deutsche Bank Private Bank, Erwan Paugam, Head of Private Wealth Solutions e Senior Managing Director di Ardian, e Luc Maruenda, Partner e Head of Wealth Solutions – Investor Relations di Eurazeo.

Quanti partner e con quale logica

La prima questione ha riguardato il numero “giusto” di distributori. Dal confronto è emerso un approccio pragmatico: non esiste una regola universale. Molto dipende dalle geografie, dal momento del ciclo di raccolta e dalla tipologia di prodotto. In linea generale, una strategia flessibile può prevedere tra tre e cinque partnership principali, mentre a livello geografico possono bastare due o tre grandi banche per generare volumi significativi. Ma la logica cambia tra fondi chiusi ed evergreen: nei prodotti aperti contano soprattutto la riconoscibilità del brand e la presenza globale, mentre nei fondi chiusi può avere senso lavorare con un numero più ristretto di partner, anche con periodi di esclusiva.

L’esclusività e gli evergreen

Proprio il tema dell’esclusività ha mostrato una convergenza di vedute tra distributori e gestori, almeno per i veicoli evergreen. Secondo Zamberletti, “l’esclusività e la scalabilità sono concetti opposti” e, più in generale, le banche non amano accordi esclusivi perché “non permettono di avere un’ampia copertura in ciascuna geografia”. Una posizione condivisa anche da Eurazeo, impegnata a rafforzare la propria presenza nel wealth europeo. Come ha spiegato Maruenda, “non possiamo permetterci l’esclusività. Dobbiamo farci nuovi amici, nuove banche private che riconoscano il nostro brand”. Diverso invece il caso dei fondi chiusi, dove secondo Paugam possono avere senso periodi di esclusività in alcune geografie. Sugli evergreen, però, la logica resta quella della scalabilità e della diffusione su più piattaforme.

Oltre il prodotto: operatività, gamma e integrazione

Se l’esclusività perde centralità, ciò che diventa davvero discriminante è la qualità operativa del gestore e la capacità di lavorare in sinergia con il distributore. Zamberletti lo ha sintetizzato con chiarezza: “senza integrazione operativa non c’è distribuzione”. Tra i principali segnali di allarme, ha spiegato, ci sono l’assenza di presenza locale o una catena del valore non pienamente controllata dal gestore. Allo stesso tempo, per le banche private è sempre più importante avere accesso a una gamma completa di soluzioni. I gestori dovrebbero offrire “l’intera cassetta degli attrezzi”, cioè co-investimenti diretti, fondi primari, secondari ed evergreen, così da facilitare l’impiego del capitale e ridurre la concentrazione su singoli vintage.

Formazione, tecnologia e relazione con gli advisor

La distribuzione nel wealth, tuttavia, non si gioca solo sul prodotto o sulla struttura operativa. Al centro resta la relazione con gli advisor e la loro capacità di comprendere e raccontare le strategie ai clienti. Per Eurazeo, la distribuzione è prima di tutto un lavoro di partnership con le banche, sottolineando che la scalabilità passa da tecnologia, formazione e servizi al cliente. Una visione condivisa anche da Ardian, che ha ribadito come il private wealth resti, prima di tutto, un business di relazioni. “Il private wealth è un business di persone”, ha ricordato Paugam, spiegando che il lavoro deve essere fatto insieme agli advisor e con strumenti di comunicazione diversi, dai pitch sintetici ai materiali più approfonditi.

Incentivi e commissioni: al centro resta la performance netta

Il panel ha affrontato anche il tema degli incentivi economici, tra sconti, fee holiday e placement fee, sempre più oggetto di negoziazione tra gestori e distributori. Dal punto di vista delle banche, però, gli incentivi non sempre rappresentano il primo criterio di selezione. “Non scegliamo una soluzione per gli incentivi”, ha spiegato Zamberletti. Per i gestori, resta centrale la performance netta. Come emerso nel confronto, “quello che conta davvero è la performance netta che il cliente riceverà: è questa la linea di fondo”.

Le priorità per costruire partnership durature

In chiusura, i relatori hanno provato a sintetizzare le condizioni per costruire partnership efficaci nel wealth. Per Deutsche Bank servono le “tre O”: operatività, offerta completa e architettura aperta. Dal lato dei gestori, invece, le parole chiave restano tecnologia, supporto alla distribuzione, formazione degli advisor e capacità di ascoltare le esigenze dei clienti privati.In definitiva, il messaggio emerso dal panel è chiaro: tecnologia, operatività e incentivi contano, ma senza una reale comprensione delle esigenze dei clienti privati, la distribuzione nel wealth non funziona.

Domande frequenti su Private market e wealth: cosa cercano i gestori nei partner di distribuzione

Qual è il cambiamento principale nel ruolo della distribuzione nel passaggio dei private market al wealth management?

La distribuzione non è più vista solo come un canale commerciale, ma come una componente strutturale del prodotto stesso. Questo implica una maggiore integrazione e importanza strategica della funzione di distribuzione.

Oltre alla performance, quali altri fattori sono cruciali nella scelta dei partner di distribuzione nei private market?

Oltre alla performance, sono fondamentali la presenza di partner locali con conoscenza del mercato, l'integrazione operativa per una gestione efficiente e un allineamento degli incentivi lungo tutta la filiera per garantire un interesse comune.

Qual è l'importanza dell'allineamento degli incentivi nella filiera di distribuzione dei private market?

L'allineamento degli incentivi è cruciale per garantire che tutti gli attori della filiera, dai gestori ai distributori, siano motivati a massimizzare la performance netta per l'investitore finale, creando un interesse condiviso nel successo dell'investimento.

Cosa si intende per 'integrazione operativa' nella partnership di distribuzione dei private market?

'Integrazione operativa' si riferisce alla necessità di una stretta collaborazione e coordinamento tra il gestore del private market e il partner di distribuzione per garantire processi efficienti, una comunicazione fluida e una gestione ottimale degli investimenti.

Qual è il focus principale nella definizione degli incentivi e delle commissioni per i partner di distribuzione nei private market?

Il focus principale è sulla performance netta generata per l'investitore. Gli incentivi e le commissioni sono strutturati in modo da premiare la capacità del partner di distribuzione di generare rendimenti solidi e sostenibili al netto di costi e commissioni.

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Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

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