Private equity & co? Sorpresa: gli istituzionali tornano ai mercati quotati

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Mercati pubblici o privati? A sorpresa, nonostante i grandi ribassi del 2022 del quotato, gli investitori istituzionali per i prossimi anni puntano ancora su azioni e obbligazioni

Indice

Nell’ultimo anno molti investitori hanno abbondonato – almeno in parte – i mercati pubblici, protagonisti di un anno da dimenticare, e si sono riversati sui mercati privati in cerca di rendimento e diversificazione. Tuttavia, a ben vedere, tra gli uni e gli altri nei prossimi anni è meglio puntare sui primi. O almeno è quello che pensano gli investitori istituzionali, i quali sono convinti che il quotato nei prossimi 5-10 anni, nonostante volatilità e inflazione in crescita, sovraperformerà il non quotato. 

Mercati pubblici vs. mercati privati 

 

È quanto emerso da una ricerca di RBC BlueBay Asset Management che ha coinvolto 800 fund buyer, consulenti e asset manager europei (di cui 100 italiani) e statunitensi. Il secondo dato significativo che ha evidenziato la ricerca è che la stragrande maggioranza (86%) di questi investitori internazionali wholesale, non prevede di aumentare in modo significativo la propria allocazione ai mercati privati rispetto ai livelli attuali .-22% per gli internazionali e 20% per gli italini – e rimane positiva nei confronti dei mercati pubblici, nonostante i recenti venti contrari dell’economia globale. Due sono i fattori che condizionano l‘attenzione ai mercati pubblici: volatilità e inflazione. Il 46% degli investitori internazionali (vs 40% degli italiani) sostiene che l’attuale volatilità dei mercati non abbia cambiato l’opportunità di investire nei mercati pubblici. Per quanto riguarda l’inflazione, invece, il 28% degli intervistati a livello globale ha risposto che effettivamente essa ha impattato in modo negativo sull’orientamento a investire nei mercati pubblici. Questa percentuale sale, in Italia, al 41%. Per i prossimi tre anni le azioni e il reddito fisso rimangono le scelte principali di allocazione rispettivamente per il 31% e il 26% degli intervistati a livello internazionale, prima di altre asset class. L’approccio preferito dalla maggioranza degli intervistati (76% dato globale vs 78% per gli italiani) è quello attivo rispetto a quello passivo.

Investitori a caccia di rendimenti 

 

Aleggia invece fra gli investitori un certo grado di pessimismo verso i rendimenti degli investimenti finanziari: la maggior parte degli intervistati a livello internazionale (65%), infatti, concorda sul fatto che gli investitori avranno difficoltà a trovare rendimenti a causa dell’inflazione, per almeno i prossimi tre anni. Più ottimisti gli investitori italiani: solo il 44%, infatti, è preoccupato per i rendimenti in quell’arco temporale. Una buona parte degli investitori (39% internazionali vs 32% degli italiani) prevede che i rendimenti del portafoglio si aggireranno intorno al 5-6% per i prossimi 3-5 anni. Dalla ricerca emerge, inoltre che è in aumento l’interesse per i titoli value, con il 28% degli investitori wholesale a livello internazionale che attualmente si dedica a questo stile e il 33% che prevede di farlo nei prossimi 1-3 anni. A livello globale l’attenzione sarà catalizzata dai titoli large cap (42%), seguiti da SMID (33%) e small cap (25%). Sensibilmente diverse le risposte degli investitori wholesale italiani, il 47% dei quali ha affermato che prevede di investire in SMID, il 37% in large cap e il 16% in small cap nei prossimi 1-3 anni. 

Gli investitori wholesale a livello internazionale prevedono che il Nord America (25%) e la Cina (27%) registreranno il più grande rally azionario nei prossimi cinque anni, anche se ci sono segnali di uno spostamento verso l’Europa. Molto più elevata, pari al 39%, la percentuale di investitori italiani che punta sulla Cina. La stragrande maggioranza (86%) degli investitori wholesale ritiene che i mercati emergenti siano pronti a crescere, percentuale che arriva al 94% in Italia. Più della metà (58%) degli intervistati a livello internazionale ha dichiarato di voler capitalizzare questo trend.

Sul fronte obbligazionario, l’absolute return si conferma lo stile di investimento a reddito fisso preferito da oltre un terzo (37%) degli intervistati.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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