Private equity, cosa succederà con il rialzo dei tassi?

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Il rialzo dei tassi d’interesse non è una buona notizia non solo per i mercati pubblici. Ecco cosa potrebbe comportare la stretta delle banche centrali per il private equity

Nel 2021, la raccolta fondi dell’industria del private equity è balzata a un nuovo livello record. Ma a ben vedere non si tratta di una novità. È da più di dieci anni infatti che il private equity calamita sempre più capitali. Va notato però che tale ascesa si è accompagnata alla discesa dei tassi di interesse, che al culmine dell’ultima decade hanno raggiunto livelli così bassi che mai erano stati registrati prima. Ora l’inflazione è finalmente (o purtroppo) arrivata e le banche centrali sono pronte a mettere in campo l’unica arma a loro disposizione per frenarla: l’aumento dei tassi d’interesse. Cosa ne sarà del private equity?
A fare il punto è il report “The private equity industry in the new interest rate enviroment” di Vox Eu. Posto che un aumento significativo dei tassi sarebbe lo scenario più dannoso per il private equity, con una probabile minore allocazione in questa asset class e una maggiore selettività dei fondi, secondo l’autrice del rapporto le implicazioni sarebbero quattro:

  1. Maggiore potere contrattuale: in primo luogo, la natura illiquida e a lungo termine del private equity, la significativa dispersione dei rendimenti tra i fondi, così come la raccolta fondi bilaterale e basata sulle relazioni, conferisce ai fondi di private equity un forte potere contrattuale quando si dividono i rendimenti. Con la decelerazione della crescita del settore, il pendolo del potere contrattuale inizierà a spostarsi verso i limited partners e in modo più permanente rispetto a quanto visto durante la crisi finanziaria del 2008.
  2. Controllo dei costi: il private equity è un’asset class costosa, con rendimenti netti che non sempre battono i benchmark pubblici. Le commissioni di gestione dei grandi fondi tipicamente vanno dall’1,5% al 2%. Si tratta di una struttura lucrativa per i manager, con i flussi di cassa scollati dalla performance del fondo, specialmente nel caso dei grandi fondi. Un aumento dei tassi comporterebbe un maggiore controllo della struttura dei costi e dunque un valore aggiunto per l’industria.
  3. Consolidamento: i nuovi fondi nuovi e quelli più piccoli sarebbero i più esposti all’aumento dei tassi. Questi fondi difatti hanno una struttura di costi incorporata più alta. Di contro, i fondi più grandi hanno più spazio per comprimere le commissioni e hanno una maggiore capacità di sperimentare nello spazio di investimento. Tutto questo dà alle società di maggiori dimensioni una possibilità maggiore di resistere alle pressioni avverse, con conseguente consolidamento del mercato.
  4. Maggiore trasparenza: infine, le richieste di una maggiore trasparenza in tutto il settore stanno crescendo. Ci sono state recenti proposte legislative per regolare il settore, in particolare per quanto riguarda la trasparenza delle commissioni. Se si raggiungono progressi significativi sulla divulgazione delle commissioni e delle spese, è probabile che si accentuino le pressioni negative che provengono dal nuovo ambiente dei tassi d’interesse.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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