Private debt record in Italia, ma arretrano i family office

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Si abbassa però la quota di private debt raccolta dagli investitori individuali Hnw, pari al 2% del totale a 22,6 milioni nel 2022

Indice

Il private debt in Italia ha mostrato un incremento del 15% nella raccolta nel 2022 a 1,131 miliardi di euro: un nuovo record.

L’ammontare attualmente investito nel private debt della Penisola è pari a 3,224 miliardi, una nicchia la cui dimensione, comunque, è più che triplicata rispetto al 2018

I titoli obbligazionari privati emessi l’anno scorso in Italia hanno avuto una durata media di 5 anni e 8 mesi, con tasso d’interesse medio (fisso) del 5,07%

Nel peggiore anno della storia recente per le obbligazioni tradizionali, il private debt, il mercato dei titoli di debito non pubblicamente scambiate sui mercati, ha continuato a espandere il suo volume d’affari in Italia con un incremento del 15% e 1,131 miliardi di euro raccolti: un nuovo record

In media, ha comunicato l’Aifi, associazione che rappresenta il comparto nel Paese, i titoli obbligazionari illiquidi emessi l’anno scorso in Italia hanno avuto una durata media di 5 anni e 8 mesi, con tasso d’interesse medio (fisso) del 5,07% (in aumento rispetto alla media del decennio a 4,82%). Nell’ecosistema obbligazionario attuale, questo rendimento rappresenta un premio pari a poco più di un punto e mezzo rispetto al titolo obbligazionario “privo di rischio” americano di simile durata (il Treasury a cinque anni) e di 2,7 punti sul bund tedesco, il porto sicuro dell’Eurozona. Tuttavia, contrariamente ai bond, i titoli di private debt non sono pubblicamente scambiati e non è possibile valutare l’impatto teorico sul loro prezzo in seguito al massiccio aumento dei rendimenti degli ultimi mesi. Del resto, lo scopo di questo strumento di lungo periodo è offrire un significativo premio per il rischio agli investitori non interessati alla liquidazione anticipata dell’obbligazione. Per le imprese, invece, si tratta di una fonte di finanziamento alternativa che non incide sulle scelte aziendali (al contrario del private equity) ed è più flessibile rispetto al credito bancario (anche se più costosa).


Considerando il loro orizzonte di investimento particolarmente lungo e la tendenza a mantenere i titoli fino a scadenza, il private debt italiano, piace soprattutto agli investitori istituzionali: infatti i capitali raccolti da soggetti individuali, gestiti dai family office, hanno rappresentato solo il 2% della raccolta nel 2022 (in calo rispetto alla media del periodo 2013-2022, pari al 6%). Al contrario, fondi pensione, fondi di fondi istituzionali e assicurazioni hanno costituito, collettivamente, oltre la metà della raccolta del private debt italiano; seguite da banche, fondazioni e agenzie governative. La provenienza dei fondi è stata prevalentemente italiana, con una quota del 75%.


L’ammontare attualmente investito nel private debt della Penisola è pari a 3,224 miliardi, una nicchia la cui dimensione, comunque, è più che triplicata rispetto al 2018. Le società che l’anno scorso hanno ricevuto finanziamenti attraverso questo strumento, alternativo al canale bancario, sono state 133; in calo rispetto all’anno precedente (141). In parallelo, però, sono aumentate le dimensioni medie degli investimenti con otto società che hanno ricevuto almeno 100 milioni euro (per un totale di 1,727 miliardi).

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Come le imprese utilizzano il private debt

Il 58% degli interventi di private debt, ha spiegato Aifi, è stato finalizzato alla realizzazione di programmi per lo sviluppo delle società, anche se il 72% dell’ammontare raccolto ha supportato operazioni di acquisizione (in aumento dal 47% del 2021).

Il Nord Italia ha continuato ad attrarre oltre la metà dei finanziamenti di private debt (il 36% solo il Lombardia), mentre i settori più attivi sono stati i beni e servizi industriali (24%) seguiti da quello informatico (14%). Quasi la metà delle imprese che ha fatto ricorso al private debt ha meno di 250 dipendenti.

Dieci anni di private debt, un bilancio

Dal 2014 il private debt italiano ha veicolato 10,7 miliardi di euro su circa 600 società; circa la metà della somma è andata supportare operazioni di acquisizione, mentre 4,3 miliardi sono stati utilizzati per lo sviluppo delle imprese. “Il mercato del private debt compie dieci anni e in questa decade ha saputo occupare un ruolo via via più strategico per le imprese che necessitano di debito per la crescita”, ha dichiarato il presidente dell’Aifi, Innocenzo Cipolletta, “i numeri record del 2022 non sono però sufficienti in un settore che potrebbe crescere ancora molto che per farlo ha bisogno di un supporto da parte delle istituzioni soprattutto nella fase di fundraising”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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