Poche vocazioni nella consulenza? Serve una scuola

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Il mondo della consulenza finanziaria indipendente richiede un’ulteriore attitudine imprenditoriale. Edoardo Fusco Femiano, new entry del consiglio direttivo AssoScf spiega perché

Edoardo Fusco Femiano, 43 anni, ha cominciato a operare con la sua società di consulenza finanziaria, DLD Capital, nel febbraio 2022. Da analista puro, a un certo punto, ha sentito la chiamata del rapporto diretto con l’investitore.

Prima di diventare un consulente finanziario quali esperienze ha fatto?

Il mio percorso è stato un po’ anomalo: mi sono laureato in Bocconi, poi ho iniziato a Londra con Citigroup e poi ho lavorato per società di investimento prevalentemente a Roma. Il mio background dunque è tecnico, da analista attaccato a Bloomberg, difficilmente queste persone fanno la transizione a un ruolo come quello del consulente, che è molto diverso perché ci si rapporta con il cliente. A 34 anni ho lasciato la precedente carriera per fare consulenza investitori professionali, fintech e pa e guardavo con un certo scetticismo la consulenza finanziaria indipendente. Quando poi durante il Covid mi sono trovato di fronte a una vasta platea di investitori alle prime armi ho percepito che c’era l’interesse ad ascoltare un esperto non bancario.

Per chi intenda fondare una Scf quali sono le difficoltà cui si va incontro?

Non ci sono ostacoli burocratici o nel passare l’esame di abilitazione. Però bisogna strutturare un business da zero, posizionarsi, capire il momento storico del risparmio gestito nel mondo e in Italia e poi trovare una value proposition. Il primo anno è andato piuttosto bene, ma la parte di recruitment sta andando piuttosto a rilento perché risento della crisi vocazionale in corso.

Quali sono le cause questa “crisi delle vocazioni”?

Dobbiamo essere chiari: è un lavoro complesso, duro. Per un consulente indipendente, poi, richiede un alto livello di spirito imprenditoriale e di slancio romantico. Si aggiunge il fatto che questo è un settore con una marginalità bassa, che tende a scendere. Non è una professione per tutti e diventa sempre più complessa: il 70-80% dei nuovi consulenti iscritti all’Albo Ocf cambia professione entro tre anni. Le banche hanno mezzi maggiori per investire sui nuovi talenti.

Essere giovani, in questo lavoro, è più un ostacolo o una marcia in più?

Da un lato essere giovani è un limite se si hanno ancora pochi anni di lavoro alle spalle e si è visto ancora poco sui mercati. Ed è chiaro che Paesi che hanno un basso livello di imprenditorialità, di crescita dei salari e generazioni più giovani meno ricche di quelle precedenti, fanno più fatica a digerire l’idea di professionisti particolarmente giovani.

Quali esperienze dovrebbe fare un neolaureato con la “vocazione” del consulente?

Consiglierei di fare una prima esperienza dove ci sia la possibilità di una mentorship importante, fattore da considerare ancor prima della retribuzione. Credo che si senta la mancanza di una scuola di consulenza finanziaria, sarebbe il caso di iniziare a insegnare questo lavoro. L’esame dell’Ocf da solo non basta.

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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