Irrefrenabile voglia di cryptoart: avviso ai naviganti

Luca Giacopuzzi
Luca Giacopuzzi
2.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Il 25 febbraio 2021 passerà alla storia come “D. Day” della crypto arte: è il giorno del record di Beeple. Fra smarrimento iniziale e desiderio di capire un fenomeno che (forse) non sarà effimero, le riflessioni di un collezionista di arte moderna

Benvenuta, cryptoart!


Balla, Boccioni, Beeple: nonostante il record d'asta di quest'ultimo abbia polverizzato quelli degli altri due, anche i primi sono ottimi artisti. L'incipit è irriverente, lo so; e proviene da chi colleziona – e fa collezionare – soprattutto arte moderna, più che contemporanea. Ma l'entrata a gamba tesa ben si addice a descrivere un fenomeno che, anch'esso, ha sparigliato le carte. Sulla carta d'identità, alla voce “data di nascita”, non vi è scritto 25 febbraio 2021, ma è questo il “D. day”, in quanto – mutuando il gergo militare – è questa la data che segna l'avvio dell'operazione cryptoart, prima appannaggio di un manipolo di addetti ai lavori. Il fatto è noto (tanta eco ha avuto da parte dei media più disparati), ma, per i più distratti, riavvolgiamo il nastro.

Lo scorso febbraio Christie's ha bandito un'asta a tempo “online only” avente ad oggetto un'opera digitale “Nft-based” di Beeple (all'anagrafe Mike Winkelmann). L'opera – “Everydays: The First 5000 Days” (2021) – è stata aggiudicata, per l'appunto il giorno 25, alla strabiliante cifra di 69,3 milioni di dollari, con Beeple che, d'un balzo, diventa il terzo artista vivente più pagato ad un'asta, dietro Jeff Koons e David Hockney. Sempre in quel periodo è uscita la notizia che altra opera di Beeple – “Crossroad” (2020) – acquistata dal precedente proprietario, nell'ottobre 2020, a 67.000 dollari, sul markeplace Nifty Gateway ha trovato un acquirente alla cifra di 6,6 milioni di dollari.

Il resto è cronaca recente: campane a festa per la cryptoart, con effetto domino “Beeple”.
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Detail: Beeple, Everydays – The First 5000 Days, Courtesy of Christie's

“E 'l naufragar m'è dolce in questo mare”


Senza scomodare il sommo Leopardi, un po' di smarrimento c'è; confessiamolo. E viene da supporre che analogo turbamento abbia pervaso Christie's, se è vero che nella descrizione a catalogo dell'opera di Beeple l'abituale dicitura “stima a richiesta” ha lasciato spazio al più rassicurante “no estimate”. Siamo di fronte ad una nuova era, al cospetto di un fenomeno che – è facile profetizzarlo – molto farà parlare di sé, nel bene e nel male. Comprendiamone, perciò, le dinamiche di base, che sfuggono non solo ai collezionisti “all'antica”, ma pure a coloro che ben si destreggiano anche in comparti più di nicchia: arte concettuale, tanto per fare un esempio. Perché, per avvicinarsi consapevolmente alla cryptoart, è imprescindibile padroneggiare alcune nozioni di informatica. Procediamo, quindi, con ordine.

Gli Nfts (in gergo “i nifties”): cosa sono e a cosa servono


Non a torto riteniamo l'arte digitale facilmente riproducibile, in quanto, campionando un asset in una sequenza finita di numeri binari (le cifre 0 e 1), un'immagine – ma lo stesso vale per un video o per un brano musicale – può essere replicata in copie uguali, in tutto e per tutto, alla matrice, perché, a differenza di ciò che avviene nel mondo analogico, in ambito digitale la copia è identica all'originale. Con tutte le conseguenze, sul piano pratico e giuridico, che ognuno ben può immaginare. La cryptoarte aiuta, e risolve.
Semplificando il tutto, si può affermare che la cryptoart è una forma di arte digitale che, grazie alla tecnologia blockchain e, in particolare, agli Nft (non fungible token, ovvero token non fungibili), permette di identificare univocamente ogni opera (con ciò azzerando in radice il rischio di potenziali dispute sull'autenticità). Ma non solo, in quanto il token ID – che altro non è se non un'unità rappresentativa dell'opera - si lega ad un contenuto informativo molto rilevante: per effetto dello smart contract, infatti, sono trasparenti l'autore, la data di creazione, l'unicità dell'opera o il numero del multiplo “tokenizzato” e il proprietario attuale. E non è tutto.
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Detail: Beeple, Everydays – The First 5000 Days, Courtesy of Christie's
Grazie all'impiego dei registri digitali distribuiti su cui il sistema si fonda, anche l'intera provenienza è agevolmente ricostruibile: basta un clic per accedere alla storia di un'opera, comprensiva dei prezzi di acquisto di ogni compravendita, tanto nel mercato primario (nel contesto delle c.d. “drop”) quanto nel secondario. L'Nft, quindi, è al contempo garanzia di autenticità e prova della proprietà dell'opera. Con un'infallibilità che deriva dal fatto che i certificati digitali sono inalterabili, in quanto ospitati su una blockchain, catena di “mattoncini informatici” la cui tenuta è demandata alla blockchain Ethereum (utilizzata, non a caso, anche per la criptovaluta Ether, moneta privilegiata per l'acquisto di cryptoart): migliaia e migliaia di processori di calcolo, mantenuti in funzione proprio per questo.

La cryptoart, in pratica


Un dipinto si appende al muro o si può custodire in un caveau, per ammirarlo all'occorrenza. Un'opera di cryptoart no. Essa viene conservata in apposite piattaforme digitali, in un'area riservata il cui accesso avviene grazie a credenziali di autenticazione (che è bene non smarrire e, dati i valori economici in gioco, anche indicare in un ipotetico testamento). La compravendita è molto semplice e avviene online, in uno store digitale che non chiude mai: ventiquattr'ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni all'anno. Nifty Gateway, SuperRare, Rareble, MakersPlace: sono questi i più noti marketplace di riferimento, luogo di acquisto e di scambio delle opere. Le release hanno ad oggetto pezzi unici o, più spesso, edizioni: tanto i primi quanto i multipli si possono acquisire sia sul mercato primario (nel contesto dei c.d. “drop” che rilascia l'artista) sia sul mercato secondario; in entrambi i casi pagando in Ether o, se la piattaforma lo concede, in dollari.

Un ecosistema complesso: che fare? Tiriamo le (prime) somme


“Il re è nudo!”; ma, come nella celebre fiaba di Andersen, la maggior parte dei collezionisti, degli investitori e degli operatori del settore scelgono volontariamente di non far parola di un fatto noto: la cryptoart, piaccia o meno, è realtà. Portatrice di una nuova estetica (che, per il vero, non sempre c'è, perché, come nell'arte tradizionale vi sono artisti talentuosi e artisti improvvisati, lo stesso accade in questo mondo, il quanto il cryptoartist è, semplicemente, un artista che usa un medium differente da quelli consueti: un pittore che dipinge su una tela fatta di bit o uno scultore che scolpisce in 3D), la cryptoart raggiunge, proprio per questo, un pubblico nuovo: anagraficamente più giovane, ma, stando ai prezzi degli scambi (tutti, senza eccezioni, trasparenti), comunque dotato di una capacità di spesa molto importante.

Un pubblico probabilmente meno colto del collezionista “ordinario” e non abituato a recarsi in fiera o in galleria. Elemento, quest'ultimo, che molto preoccupa gli odierni attori del mercato, perché appare chiaro che la cryptoart ha il potenziale per bypassare molti gatekeepers e per scardinare i processi di controllo del mondo dell'arte tradizionale; per acquistare consapevolmente cryptoart, più che un mercante serve un consulente. La cryptoart odierna è una bolla o, invece, solo l'inizio della curva? È presto per dirlo, e non è dato saperlo. Il fatto che l'acquisto di una cryptoart venga pagato in Ether più che in moneta a corso legale rende evidente che il valore dell'opera risente anche della performance della criptovaluta, come noto estremamente volatile. Proprio per questo, per l'affermarsi di un mercato “maturo” è necessario decorrelare l'asset digitale dalla criptovaluta.

Appare chiaro che la cryptoart è un ecosistema complesso: un mare magnum in cui vi è un'ipertrofia di informazioni e di opere, solo all'apparenza simili. È un territorio (in larga parte inesplorato e impervio per chi vi accede senza una guida) in cui, più o meno ordinatamente, convivono prede e predatori, soggetti che voleranno e altri che si inabisseranno. Ma come nel mondo dell'arte tradizionale, né più né meno. È però un universo affascinante, perché governato da dinamiche nuove. Il futuro è adesso e la cryptoart scalpita: hic et nunc. Di certo nessuno ha la pretesa che scalfisca l'appeal dell'arte antica, moderna o contemporanea che conosciamo, ma ciò non toglie che la cryptoart è un fenomeno che sarebbe esercizio di misoneismo non considerare. Su questo nessun dubbio. E allora concludiamo da dove eravamo partiti: “Benvenuta, cryptoart!”.
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Detail: Beeple, Everydays – The First 5000 Days, Courtesy of Christie's
Opinione personale dell’autore
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Classe 1972, Luca Giacopuzzi, collezionista, è stato uno dei primi avvocati italiani ad occuparsi di diritto dell’arte, tematica che tuttora segue in prima persona unitamente al diritto d’impresa, core dello studio legale. Pubblica con sistematicità propri contributi su temi oggetto di dibattito scientifico.

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