Petrolio: la ripresa dei prezzi è firmata Biden

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Il petrolio americano vede la luce in fondo al tunnel. Lo stop alle concessioni petrolifere, i miliardi del nuovo pacchetto fiscale e le sanzioni all’Iran fanno sognare (gli investitori): 80 dollari per un barile. Parola di Goldman Sachs

Indice

Goldman Sachs ha recentemente diramato la ricerca “Oil: initial Biden actions supporti to oil prices”, dove spiega come la nuova amministrazione statunitense impatterà positivamente sul prezzo del petrolio

Sospensione al rilascio di nuove concessioni e permessi di trivellazione, stimoli fiscali, deprezzamento dollaro e sanzioni all’Iran sono tutti fattori che sosterranno il prezzo dello scisto americano nei prossimi mesi

Da nemici dichiarati ad amici di circostanza: a volte succede. Presto lo si potrebbe affermare per Biden e i produttori di petrolio. Il nuovo presidente eletto, presentatosi come il Prometeo della rivoluzione green e dunque antagonista per eccellenza degli ultimi presidi petroliferi, potrebbe inaspettatamente, almeno per il momento, fornire un grande sostegno alla ripresa dei prezzi del greggio. Secondo una ricerca di Goldman Sachs, ci sono tre buoni motivi per crederlo.

Stop alle concessioni

Tra i primi provvedimenti presi dalla nuova amministrazione, mercoledì il dipartimento dell’interno ha annunciato la moratoria di 60 giorni circa il rilascio dei contratti di locazione di gas e petrolio e annessi permessi di trivellazione su terre e acque federali. Analoghe sospensioni saranno intraprese anche per l’Arctic National Wildlife Refuge, territorio incontaminato dell’Alaska, e il Keystone XL, sistema di oleodotti che connette l’Alberta al Nebraska. Seppur tali direttive non impattino il settore nel breve periodo e siano di carattere temporaneo, secondo Goldman Sachs è un primo assaggio di quella che sarà la politica energetica di Biden: il clima viene prima dell’oro nero. Gli effetti di questo cambiamento normativo per i produttori petroliferi sono costi di produzione e finanziamento più elevati e minori risorse a cui attingere. Per i consumatori questo traduce in prezzi più alti.

I miliardi del Tesoro creano domanda

L’amministrazione Biden inciderà indirettamente sul prezzo del petrolio anche lato della domanda. Il recente annuncio dell’“american rescue plan”, il pacchetto fiscale con cui gli Stati Uniti si preparano a contrastare la crisi economica, comporterà, secondo Goldman Sachs, un’immissione di liquidità nel sistema per 1,1 mila miliardi di dollari. Aiuti al reddito e spesa pubblica dunque comporteranno una ripresa ad alta intensità energetica, soprattutto se  poi la vaccinazione accelererà la ripresa dei viaggi aerei (metà della domanda di petrolio andata persa), benefica per il petrolio. I miliardi di sostegno infine potrebbero comportare un ulteriore deprezzamento del dollaro, il che gioverebbe  a un greggio ancora più forte.

Un 2021 nel segno del 2018

Infine, secondo Goldman Sachs l’ultimo fattore che fa propendere per una visione al rialzo del prezzo dello scisto statunitense è che la nuova amministrazione non ha fretta di rivedere le sanzioni comminate contro l’Iran. In questo contesto le esportazioni petrolifere iraniane faticheranno ad aumentare nel 2021, favorendo ritardi in un pieno ritorno della produzione iraniana e quindi a prezzi più alti. La congettura macroeconomica di crescita economica e taglio alla produzione di petrolio da parte dell’Iran riporta al 2018. Allora i prezzi salirono drasticamente fino a toccare gli 80 dollari al barile. Goldman Sachs crede che ci siano i presupposti per rivedere un trend al rialzo molto simile.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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