Perché l’investitore benestante spesso non sceglie una piattaforma

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Un nuovo sondaggio condotto in Italia e Regno Unito ha mostrato i principali ostacoli per le varie tipologie di piattaforma di investimento: ibride, tradizionali, fai-da-te

Indice

I costi delle piattaforme di investimento tradizionali scoraggiano il 20% del campione

La generale scarsità di informazioni disponibili sui prodotti finanziari e la volontà di confrontarsi con un consulente sono ostacoli all’investimento su piattaforme fai-da-te rispettivamente per il 28% e per il 27% degli intervistati

Quasi un investitore ad elevato patrimonio su quattro rinuncia completamente ad investire utilizzando piattaforme tradizionali. La percentuale sale al 27% per le soluzioni di investimento fai-da-te, nelle quali il risparmiatore si muove in autonomia e scende al 21% per quelle ibride, che mantengono un interlocutore umano benché parzialmente automatizzate. 

E’ quanto emerge da un nuovo sondaggio realizzato in Italia e Regno Unito da Dectech, una società specializzata in studi comportamentali, per conto di Moneyfarm (per il campione italiano, che citeremo di qui in avanti sono stati raggiunti nel primo trimestre di quest’anno 1600 individui rappresentativi della popolazione adulta). Come prevedibile, se si analizza il segmento patrimoniale un po’ meno abbiente, ma pur sempre benestante (“low affluent”), la percentuale di chi non investe sale per tutte le piattaforme d’investimento: nel dettaglio, evita di investire su alternative tradizionali il 45% dei low affluent italiani e britannici, il 55% nel caso delle piattaforme fai-da-te e il 41% per quelle ibride.  

Le barriere all’investimento

Per gli intervistati i principali ostacoli all’investimento sono, con pari importanza l’insufficienza delle informazioni disponibili sui prodotti finanziari (27%) e la volontà di confrontarsi con un consulente prima di prendere una decisione di investimento (27%). Nel caso delle piattaforme fai-da-te pesa prevalentemente l’assenza di un rapporto personale diretto con un esperto, in grado di rassicurare i clienti e di migliorare il processo decisionale (27%), seguita dalla rischiosità dei portafogli (18%). Il problema dei costi dell’investimento viene percepito maggiormente da chi si affida a piattaforme di investimento tradizionali (20%), lo è meno per chi punta sulle soluzioni ibride (13%) e in misura ancora inferiore per chi usa i servizi di investimento fai-da-te (7%), che hanno proprio nei costi contenuti uno dei punti di forza.

Investire in modo coerente con il proprio profilo di rischio

Quando la piattaforma utilizzata lascia totale autonomia al risparmiatore, tuttavia, diventa più facile adottare approcci non coerenti con la propensione al rischio e l’orizzonte temporale dichiarati in fase di registrazione: il 55% di chi ha scelto il fai-da-te ha optato per il portafoglio più rischioso, benché non allineato alla sua situazione. Questo fenomeno è meno frequente per gli utilizzatori delle piattaforme ibride, che scelgono il portafoglio consigliato nel 30% dei casi contro il 14% di quelli che ricorrono alle piattaforme fai-da-te. 

“L’attuale fase di volatilità dei mercati non deve scoraggiare quanti vogliano avvicinarsi al mondo degli investimenti, ma deve necessariamente far riflettere sull’importanza di una consulenza professionale, indipendente e trasparente, che sia in grado di comprendere le esigenze del risparmiatore, di guidarlo oltre il breve periodo senza cedere alla tentazione di agire sull’onda dell’emotività, per accrescere il capitale in un orizzonte di lungo termine, attraverso soluzioni di investimento diversificate e dai costi contenuti”, ha dichiarato Andrea Rocchetti, Head of Investment Advisory di Moneyfarm, “la fiducia nella consulenza finanziaria va alimentata tramite un contatto costante con i clienti, contatto che ha ancora più valore quando supportato al meglio dalle nuove tecnologie”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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