Articolo tratto dal numero di dicembre 2025 di We Wealth
L’Italia si scopre sempre più attenta alla finanza, ma anche più impaurita. È questo il ritratto che emerge dalla quinta edizione dell’Osservatorio Edufin di Pictet Asset Management, realizzato con FINER Finance Explorer e presentato nel mese dedicato all’educazione finanziaria.
Il titolo scelto quest’anno, “Il futuro non attende”, suona come un invito a non rimandare più scelte consapevoli di risparmio e investimento.
Oggi oltre il 90% degli italiani dichiara interesse per i temi economico-finanziari – erano il 76% nel 2021 – e la Gen Z guida questa nuova attenzione, con più della metà dei giovani che desidera migliorare la propria cultura finanziaria. Tuttavia, la curiosità non sempre diventa azione: il risparmio cresce (52% del campione), ma resta spesso fermo sui conti correnti o concentrato su strumenti ritenuti “sicuri” come obbligazioni e BTP.
«Viviamo un periodo carico di sfide che ci impone di convivere con mercati più volatili e complessi» osserva Nicola Ronchetti, CEO di FINER. «La consapevolezza e la difficoltà nel colmare le lacune mostrano quanto la finanza sia percepita come un terreno complesso. Eppure riguarda tutti, anche i più giovani. È per questo che l’educazione economica è entrata ufficialmente nelle scuole: secondo la maggioranza degli italiani, spetta ai docenti e alle istituzioni formare le nuove generazioni».
Intanto cambia la dieta mediatica. I social network si confermano il canale di informazione principale (42% del campione, +15% dal 2021). Instagram domina tra Millennial e Gen Z, mentre WhatsApp resta il preferito dai Boomer. Cresce anche la fiducia in queste piattaforme: oggi il 31% degli italiani le considera una fonte affidabile di consigli finanziari, contro il 2% di quattro anni fa.
Accanto ai social emerge l’intelligenza artificiale: il 62% la usa quotidianamente, ma solo il 23% si fiderebbe di un’IA per investire. «Nel campo della consulenza il fattore umano resta decisivo» spiega Daniele Cammilli, Head of Marketing di Pictet Asset Management. «Inflazione e tassi elevati alimentano ansia finanziaria, la difficoltà di far fronte alle spese e, sul fronte degli investimenti, la paura di perdere. È un sentimento che spinge verso soluzioni conservative, ma che alla lunga può compromettere la costruzione di una vera serenità economica».
Secondo lo studio, infatti, la paura domina il sentiment finanziario: il 68% degli intervistati prova emozioni negative pensando ai propri investimenti e il 73% vive con ansia la gestione del denaro. Un’ansia che aumenta quando le competenze sono scarse: solo chi possiede un buon livello di alfabetizzazione finanziaria riesce a mantenere un equilibrio emotivo.
Trovare contenuti e referenti affidabili resta un ostacolo per il 43% degli italiani, più della complessità stessa della materia. È il segnale di un disorientamento condiviso tra generazioni. «Serve un’educazione agli investimenti che aiuti a comprendere il rischio e a costruire portafogli equilibrati» aggiunge Cammilli. «In Italia, rispetto al Nord Europa, la partecipazione ai mercati azionari è ancora limitata».
I portafogli italiani restano orientati al breve termine: in media il 49% è investito in obbligazioni, il 19% in liquidità e solo l’8% in azioni. I più giovani, pur avendo orizzonti lunghi, mantengono portafogli prudenti, con il 25% della ricchezza ferma sui conti correnti. L’82% degli italiani non aderisce alla previdenza complementare, confidando su pensione pubblica o eredità: un atteggiamento che lo studio definisce “eteronomia economica”.
Di fronte a questo scenario, Pictet Asset Management continua a investire in un’educazione finanziaria inclusiva, capace di connettere linguaggi e generazioni. Tra le iniziative: il blog “Pictet per Te”, le serie podcast sulla finanza comportamentale e una presenza attiva sui social per raccontare i mercati “in parole semplici”.
«L’educazione finanziaria è una responsabilità sociale oltre che economica» conclude Cammilli. «Il futuro non aspetta: bisogna costruirlo, un investimento alla volta».

