Investire a piccoli passi o tutto e subito? Performance a confronto

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Se si dispone di una somma da parte, il modo più efficace per investirla è in un’unica soluzione, secondo l’esperienza storica, e non in più “rate”

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Secondo un’analisi di Vanguard, dopo un anno, 100mila dollari investiti in un’unica soluzione sarebbero diventati, in media, 109.360 contro i 107.453 ottenuti con l’investimento dilazionato in tre diversi momenti

Investire attraverso un piano di accumulo (Pac) è più una strategia per digerire più facilmente il rischio dell’operazione, che non un modo per ottenere migliori chance di performance. I numeri, infatti, suggeriscono che investire le somme disponibili in un’unica soluzione, appena possibile, è la strategia che rende di più nella maggioranza dei casi. E non solo a lungo termine, come sarebbe logico aspettarsi considerando la storica tendenza dei mercati a “salire”: anche nell’orizzonte di un solo anno, in due casi su tre si ottiene un miglior risultato con l’investimento in un’unica soluzione, rispetto a quello dilazionato in tre diversi momenti dell’anno. E’ quanto hanno calcolato gli analisti di Vanguard, uno dei più grandi asset manager globali, in un recente rapporto intitolato “Cost averaging: Invest now or temporarily hold your cash?”.

L’ipotesi a favore del piano di accumulo, come We Wealth aveva approfondito in un precedente articolo, consiste nel ridurre il rischio di investire in modo consistente “nel momento sbagliato”, ossia poco prima di un grande calo dei mercati. Il problema del tempismo è difficile da affrontare, in quanto è altrettanto difficile prevedere quando i mercati andranno incontro a una correzione. Una comune strategia per eludere il problema consiste nel suggerire un investimento programmato e periodico, che lascia in mano all’investitore una quota di contante per un certo periodo di tempo, riducendo la volatilità dell’investimento nel tempo. Questa soluzione può aiutare a superare la resistenza psicologica verso l’investimento, ma si rivela, nella maggioranza dei casi, meno redditizio.

Un eccesso di liquidità da investire? Meglio farlo appena possibile

Gli autori dello studio immaginano una situazione nella quale il risparmiatore, magari in seguito a un’eredità o a un bonus, entri in possesso di una somma di denaro aggiuntiva. A quel punto, si pone l’interrogativo sul come e quando arrivare ad investire l’intera entrata ricevuta. Vanguard ha simulato il confronto tenendo conto del periodo compreso fra il 1976 e il 2022, comparando le performance del cash (il rendimento del Treasury a 3 mesi) con quello dell’azionario globale (Msci World index) e delle obbligazioni (Bloomberg Us Aggregate bond) nell’arco di un anno.

L’investimento immediato dell’intera somma in azioni globali, avrebbe reso di più del Pac suddiviso in tre diversi momenti dell’anno nel 68% dei casi dopo un anno dall’inizio dell’investimento, ha stimato Vanguard. In altre parole, l’aver detenuto per più tempo azioni rispetto alla liquidità, ciò che avviene quando si investe in un’unica soluzione, incrementa le chance di successo anche in orizzonti temporali brevi. Di fatto, avviene il contrario solo nei casi in cui si verifica un rapido declino delle azioni proprio dopo aver effettuato l’investimento – statisticamente, ciò accade in una minoranza dei casi.

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Investimento immediato o spalmato nel tempo: le differenze nelle performance

Per ottenere un più realistico scenario sul divario nel rendimento, una seconda simulazione degli autori confronta la differenza nella performance ottenuta in un portafoglio suddiviso nella canonica distribuzione 60/40 fra azioni e obbligazioni. Dopo un anno, 100mila dollari investiti in un’unica soluzione sarebbero diventati, in media, 109.360 contro i 107.453 ottenuti con l’investimento dilazionato in tre diversi momentiil rendimento, nel primo caso, sarebbe stato superiore dell’1,8%. Un investimento con percentuale invertita (40/60), con maggiore presenza di bond, avrebbe reso nell’investimento in un unica soluzione l’1,2% in più, mentre il portafoglio esclusivamente azionario avrebbe offerto una sovraperformance del 2,2% rispetto all’investimento spalmato in tre momenti.

Gli autori hanno sottolineato, inoltre, che il relativo svantaggio dell’investimento dilazionato nel tempo, tende ad aumentare con il numero di “rate” che separano il risparmiatore dall’aver investito tutte le somme che sarebbero altrimenti disponibili.

La buona notizia per chi ha optato per un Pac? Se l’alternativa presa in considerazione sarebbe stata quella di tenere tutte le somme investibili sotto forma di liquidità, è stata una scelta con maggiori probabilità di successo. In questo secondo confronto, l’investimento dilazionato in tre momenti batte la liquidità nel 69% dei casi, dopo un anno di osservazione

La conclusione degli autori, pertanto, non è del tutto negativa per chi decide di investire in modo programmato, un poco alla volta. “Nonostante l’aspettativa di rendimenti inferiori, l’investimento dilazionato potrebbe essere preso in considerazione per gli investitori con un’avversione molto elevata sia al rischio sia alle perdite, che potrebbero essere tentati di tenere un capitale interamente in contanti”, ha affermato Vanguard, suggerendo di mantenere il più breve possibile il lasso di tempo entro il quale l’eccesso di liquidità viene completamente investito. Tuttavia, il punto “più importante”, hanno sottolineato gli autori non è tanto decidere se investire in modo dilazionato o in un’unica soluzione: la differenza è solo “marginale”, se l’alternativa è non investire la propria liquidità.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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