Anche quest’anno abbiamo ottenuto la più ovvia delle conferme: le previsioni degli esperti sui mercati raramente si rivelano accurate. Per fortuna, nella maggioranza dei casi il 2025 è andato meglio del previsto – ma non senza importanti eccezioni, che meritano di essere analizzate.
Con la fine dell’anno ormai alle porte, è interessante riallacciarsi alla narrativa di fine 2024 per capire, con la consueta dose di umiltà, quanto ciò che appare perfettamente lucido sul piano logico e finanziario fatichi poi a tradursi in previsioni che si realizzano davvero.
We Wealth aveva sondato 10 gestori e analisti fra il 4 e il 22 novembre 2024, ottenendo una visione moderatamente positiva per i mercati, con una maggiore propensione verso le azioni americane e il dollaro, e un atteggiamento più prudente – se non apertamente sfavorevole – nei confronti dell’oro.
Ci si trovava in pieno Trump trade dopo le elezioni presidenziali, e si dava per scontato che la seconda tornata alla Casa Bianca avrebbe indirizzato i mercati Usa in modo simile a quanto visto durante la prima esperienza di Donald Trump.e, il bilancio di fine anno resta sempre provvisorio. Ma anche considerando che nel corso del 2025 il Bitcoin ha toccato nuovi massimi storici, la performance finale resta nettamente inferiore alle aspettative espresse a fine 2024.
Ma com’è andata davvero?
Abbiamo verificato l’andamento della maggior parte degli indicatori, considerando sia la performance in dollari – quella più coerente con le attese espresse nel sondaggio – sia quella in euro, decisiva per capire quale sia stato il risultato effettivo per un investitore basato in Italia.
Le sorprese positive
Oro: la rivelazione dell’anno
+47% in euro (+66,15% in dollari)
Attese sondate: asset da alleggerire, con le valutazioni più controverse a fine 2024. Circa un terzo dei gestori ipotizzava possibili cali fino al 10%.
Risultato: miglior asset class del 2025.
Perché ha stupito
L’oro è tornato centrale come strumento di diversificazione rispetto al rischio di una politica monetaria accomodante in presenza di un debito federale statunitense in crescita: il cosiddetto scenario “run it hot”, che rende meno rassicurante il possesso di Treasury Usa a lunga scadenza.
A questi fattori si sono aggiunti il perdurare delle incertezze geopolitiche, acquisti ancora sostenuti da parte delle banche centrali e una più generale ricerca di asset alternativi al sistema dollaro-centrico.
In sintesi: il primo e più evidente disallineamento tra il consenso di un anno fa e la realtà dei mercati.
Azioni europee: la grande rivincita
+19% total return in euro (+34,9% in dollari)
Attese: visione complessivamente positiva, ma l’Europa appariva tra le aree meno attraenti in termini relativi.
Risultato: una delle migliori aree azionarie globali del 2025.
Perché ha stupito
L’incertezza introdotta dalla nuova fase di guerra commerciale e la debolezza del dollaro hanno spinto parte dei capitali internazionali a rientrare nel Vecchio Continente, favorito anche da valutazioni di partenza più contenute rispetto agli Stati Uniti.
Cina: il ritorno del Dragone (?)
+14,6% in euro (+29,5% in dollari)
Attese: orientate a una performance positiva, ma decisamente più moderata.
Risultato: rendimento superiore a quello statunitense, contro il pronostico dominante.
Perché ha stupito
Nel 2024 il dibattito era dominato dalla dipendenza dagli stimoli governativi; nel 2025, invece, la fiducia – soprattutto degli investitori domestici – è gradualmente tornata, sostenendo i corsi azionari.
Le sorprese al ribasso – dove il consensus non ha visto il calo
Cambio dollaro-euro: il ribaltamento più evidente –11,6%
Attese: rafforzamento generalizzato del biglietto verde, previsto da quasi 9 gestori su 10.
Risultato: forte deprezzamento, che ha ridotto o annullato molti rendimenti denominati in dollari.
Perché ha stupito
Durante la prima presidenza Trump, la politica di America First aveva sostenuto il dollaro. Questa volta, però, la guerra commerciale è risultata più ampia e strutturale, con effetti ben più significativi sulla fiducia nel sistema dollaro-centrico.
Petrolio Brent –29% in euro (–19,7% in dollari)
Attese: prevaleva un’aspettativa rialzista sul prezzo del barile.
Risultato: uno dei peggiori asset dell’anno.
Perché ha stupito
Le attese di crescita non si sono tradotte in una domanda di petrolio sufficiente a sostenere i prezzi, e neppure le crisi geopolitiche sono riuscite a fornire un supporto duraturo alle quotazioni.
S&P 500: la delusione silenziosa
+2,8% total return in euro (+16,6% in dollari)
Attese: la maggior parte delle view positive era concentrata su Wall Street.
Risultato: rendimento quasi piatto per l’investitore europeo.
Non si è trattato di un danno vero e proprio, ma di un significativo costo opportunità, considerando che molti portafogli restano fortemente concentrati sugli Stati Uniti e che il cambio ha pesato in modo rilevante nel 2025.
Bitcoin: l’anti-rivelazione
–16% in euro (–5,5% in dollari)
Attese: fortemente rialziste.
Risultato: previsione smentita allo stato attuale.
È vero che, trattandosi del 19 dicembre, il bilancio di fine anno resta sempre provvisorio. Ma anche considerando che nel corso del 2025 il Bitcoin ha toccato nuovi massimi storici, la performance finale resta nettamente inferiore alle aspettative espresse a fine 2024.

