Omicron riporta la leva degli hedge fund ai minimi da un anno

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Nel frattempo i piccoli risparmiatori, sorretti da alcuni strategist, tentano l’ennesimo buy-the-dip di quest’anno

Gli strategist di JPMorgan e Morgan Stanley reputano la debolezza indotta dalla Omicron sui mercati come un’opportunità per comprare a prezzi scontati.
Ma una particolare categoria di investitori non sarebbe dello stesso avviso. I rischi economico-finanziari che potrebbero concretizzarsi con la nuova variante del Covid, uniti alla prospettiva di un rialzo anticipato dei tassi da parte della Federal Reserve, ha spinto gli hedge fund a moderare la leva finanziaria netta (che somma le posizioni lunghe e corte) ai minimi dell’ultimo anno. Lo hanno segnalato i dati pubblicati da Goldman Sachs mercoledì 1° dicembre.

Tramite la leva finanziaria i fondi speculativi riescono ad amplificare la propria esposizione ai movimenti del mercato. Se l’aspettativa è che le cose andranno bene, la leva tenderà ad aumentare. Una sua decisa diminuzione in questa fase può solo significare che Omicron sta riducendo l’appetito per il rischio da parte di questa categoria di investitori professionali.

Anche altri dati sul posizionamento degli hedge fund compilati da Bank of America confermano la modalità risk-off nella settimana coincisa con l’entrata in scena ufficiale della variante Omicron: gli hedge fund clienti avrebbero venduto oltre 2 miliardi di dollari in azioni, alleggerendo il portafoglio con il ritmo più rapido mai visto dallo scorso aprile, ha riportato Bloomberg.

Dall’inserimento della nuova variante nel gruppo delle mutazioni “che preoccupano” l’Organizzazione mondiale della sanità, l’andamento dell’S&P 500 è stato piuttosto ondivago, con almeno due importanti tentativi di rimbalzo martedì e mercoledì. Sarebbe stata opera, ancora una volta, della massa di piccoli risparmiatori che da mesi impediscono all’S&P 500 di compiere una correzione significativa. Prima che questa si verifichi, subentra il buy-the-dip.

Nelle ultime cinque sedute, tenendo conto delle valutazioni attorno alle 17 e 30 di venerdì 3 dicembre, l’indice di riferimento americano ha ceduto il 2,06% (la seduta è peraltro negativa in tale data, a causa dei dati macro deludenti sul fronte occupazionale). Il bilancio è nettamente più negativo, invece, per il listino tecnologico Nasdaq Composite (-4,17% nelle ultime 5 sedute) a causa del maggior impatto che il rialzo del costo del denaro avrebbe su molte delle società “growth” incluse nel suo paniere.

La moderazione della leva finanziaria netta fra gli hedge fund era, comunque, un fenomeno già in atto prima che Omicron diventasse una nuova fonte di preoccupazione, con un trend decrescente a partire dallo scorso luglio.

Che qualcosa ultimamente sia cambiato nell’orientamento dei mercati lo testimonia, però l’ “indice della paura” Vix (che mostra, attraverso l’andamento delle opzioni, quanto sia temuto il rischio-volatilità nei successivi 30 giorni per l’S&P 500). Lo scorso 1° dicembre l’indice ha raggiunto i massimi dallo scorso gennaio, superando quota 31 punti (un livello che prima della pandemia si era visto l’ultima volta durante la crisi dell’euro nel 2011); nell’ultimo mese, il valore del Vix è raddoppiato.

Nei venti giorni di trading al 29 novembre, quattro giorni dopo l’annuncio su Omicron, un altro indicatore ha iniziato a lampeggiare. Le obbligazioni, che per le magre performance avevano sollevato sempre più dubbi sulla loro funzione in portafoglio, hanno sovraperformato le azioni di 3,57 punti percentuali: è vicino all’essere il miglior risultato relativo per i bond da due anni a questa parte, ha sottolineato la Cnn.

Parte delle vendite osservate negli ultimi giorni possono essere dovute anche a fattori non direttamente collegati al contesto macroeconomico e sanitario. Da un lato, il desiderio di portare a casa le nutrite performance realizzate da inizio anno, dall’altro operazioni di vendita finalizzate al cosiddetto loss harvesting, che minimizza il conto fiscale sulle plusvalenze.

In questo momento domina l’incertezza e il timore sui mercati, ma i dati sull’effettiva pericolosità della nuova variante ancora non sono conclusivi, così come non è chiaro se Omicron riuscirà a “bucare” i vaccini (l’Aifa ne dubita, il ceo di Moderna lo teme, nessuno, per ora, lo sa davvero). In questo contesto il capo strategist globale di JPMorgan, Mark Kolanovic, vede soprattutto un’opportunità di acquisto: “Negli ultimi giorni i mercati sono stati in subbuglio per la nuova variante Omicron. Tuttavia, i dati su Omicron sono scarsi, le informazioni sono contraddittorie e alcuni media hanno esagerato i rischi ed evidenziato gli scenari peggiori… E se la variante Omicron risultasse risk-positive?”. Sarebbe l’ora, di un nuovo buy-the-dip: anche se comprare il tuffo, adesso, somiglia tanto a un tuffo nel buio.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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