Nuovo bond Eni, caratteristiche e confronto con il Btp

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La nuova emissione sustainability linked di Eni a cinque anni rende apparentemente di più del Btp, ma solo prima delle tasse

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Il 16 gennaio è scattata una delle emissioni societarie più seguite del mercato italiano: quella del bond sustainability-liked di Eni, il colosso petrolifero nazionale controllato, al 30%, da Mef e Cdp. Si tratta di un’emissione “green”, in quanto vincolata al raggiungimento degli obiettivi di transizione ecologica di Eni. Se questi obiettivi non verranno raggiunti, gli investitori potranno ricevere un rendimento extra.

Dal momento che Eni è una delle principali società del perimetro della cosiddetta industria di Stato viene abbastanza naturale confrontare le condizioni di rischio e rendimento offerte dal bond di Eni con il Btp di pari scadenza, a cinque anni..

Le caratteristiche del bond Eni in emissione

Il bond di Eni rivolto alla clientela al dettaglio prevede un taglio minimo di 2.000 euro (che possono essere aumentati con tagli da 1.000 euro), una durata di cinque anni (scadenza al 10 febbraio 2028), senza spese di sottoscrizione. Come ogni obbligazione prevede la restituzione di tutto il capitale investito, più il versamento di una cedola periodica fissa non inferiore al 4,3%. L’emissione complessivamente ammonterà a un miliardo di euro, estendibile fino a due miliardi in caso di eccesso di domanda.

Il rendimento è considerato sustainability linked in quanto il tasso di interesse a scadenza è collegato ai target di riduzione delle emissioni nette di gas serra associate al business Upstream e di incremento della capacità installata da fonti rinnovabili. Più nel dettaglio Eni punta a raggiungere :

  • Net Carbon Footprint Upstream (Scope 1 e 2) pari o inferiore a 5,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente al 31 dicembre 2025 (ossia in calo del 65% rispetto alla baseline del 2018);
  • una capacità installata per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili pari o superiore a 5 gigawatt al 31 dicembre 2025.

“In caso di mancato raggiungimento di anche uno solo dei due target, il tasso di interesse relativo alla cedola pagabile alla data di scadenza (10 febbraio 2028) sarà incrementato dello 0,50%, secondo le modalità descritte nel Prospetto Informativo”.

Per sottoscrivere l’obbligazione di Eni c’è tempo fino al 20 gennaio per il canale online, fino al 27 gennaio per l’offerta fuori sede (con il consulente abilitato in visita presso la propria abitazione) e fino al 3 febbraio per la sottoscrizione in filiale.


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Il confronto con il Btp a cinque anni

Negli ultimi mesi l’interesse verso i Btp è molto aumentato, come testimoniano i volumi di ricerca online monitorati da Google. L’aumento dei rendimenti si è fatto interessante per molti investitori, anche professionali, che si aspettano di vedere un aumento dei prezzi (e un calo dei rendimenti) nei prossimi mesi. 

Se questo accadrà resta un argomento particolarmente dibattuto alla luce della riduzione del bilancio della Bce, che costringerebbe il Tesoro a rinnovare i titoli in scadenza potendo contare su una minore domanda da parte della banca centrale.

“Considerando il rendimento minimo del 4,3% della nuova obbligazione Eni questo risulta essere superiore rispetto al Btp di pari scadenza (cinque anni) il quale si attesta a circa il 3,5%”, ha commentato per We Wealth Rocco Probo, analista e consulente di Consultique Scf, “un investitore, tuttavia, deve considerare anche l’impatto della fiscalità sul proprio investimento e i due titoli sono trattati in modo differente visto che l’obbligazione societaria è gravata dal 26%, mentre l’imposizione sul rendimento del titolo di Stato è del 12,5%.Considerando quindi il rendimento netto i due titoli sono praticamente equivalenti”.

Tutto qui? Non esattamente. “Il rendimento non è tuttavia l’unica dinamica da considerare: il rating di Eni, quindi il merito di credito giudicato dalle agenzie di rating, è infatti superiore rispetto a quello dello Stato italiano considerato che Fitch e S&P assegnano alla società un rating di A- e Moody’s pari a Baa1”, ha affermato Probo. Questo significa che una crisi di fiducia sullo Stato italiano, dato il suo elevato debito potrebbe provocare con maggiore probabilità future impennate nei rendimenti che riducono il valore dell’obbligazione – un danno che si fa sentire quando l’investitore, per varie ragioni, decide di venderlo a prezzo di mercato prima della sua naturale scadenza.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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