Negli ultimi anni il mercato dei non performing loan (Npl) si è profondamente trasformato da fenomeno emergenziale a componente strutturale del sistema del credito. Dopo la stagione delle grandi dismissioni bancarie seguite alla crisi finanziaria, i crediti deteriorati sono diventati una vera asset class autonoma, sempre più intrecciata con il real estate.
In questo contesto opera Fire, uno dei principali operatori indipendenti italiani nella gestione e valorizzazione dei crediti deteriorati. We Wealth ha intervistato Antonio Bommarito, head of sales and business development del gruppo, per analizzare l’evoluzione del mercato, il ruolo crescente degli asset immobiliari e le prospettive di crescita del settore.
Il peso del real estate negli Npl
Bommarito, una parte dei crediti che gestite è garantita da immobili. Quanto pesa oggi il real estate nel modello di business di Fire e qual è il vostro approccio nella gestione di un Npl immobiliare, tra soluzioni stragiudiziali e valorizzazione dell’asset?
Il real estate riveste un’importanza significativa nell’ambito delle attività del gruppo Fire. Oggi oltre il 50% dei crediti ceduti dagli istituti bancari attualmente in gestione è di tipo secured, cioè assistito da una garanzia reale, prevalentemente immobiliare. In termini di valore, parliamo di oltre 2,5 miliardi di euro di crediti garantiti da asset immobiliari.
La gestione di un Npl immobiliare in Fire parte da un duplice obiettivo: salvaguardare gli interessi del creditore e al contempo mantenere un dialogo costruttivo con coloro che hanno pagamenti in sospeso. Quando è possibile, in Fire privilegiamo soluzioni stragiudiziali che consentono di ridurre tempi e costi del recupero, trovando il giusto equilibrio tra soddisfazione per il creditore e la sostenibilità di chi ha contratto il debito. Questo consente spesso alle famiglie di mantenere l’abitazione e riduce l’impatto sociale ed emotivo della procedura.
Laddove non sia possibile raggiungere questo accordo, la gestione del credito secured sfocia nella gestione dell’asset immobiliare: l’obiettivo diventa massimizzare il valore dell’immobile. Si passa da una logica di recupero a una logica di gestione attiva, con messa a reddito dell’immobile o riqualificazione dell’asset (efficientamento energetico, frazionamento, cambio di destinazione d’uso etc) con l’obiettivo di ottenere il maggior ritorno economico possibile.
L’evoluzione di Fire nel mercato degli Npl
Fire nasce come società di recupero crediti e oggi è uno dei principali operatori italiani negli Npl. Come si è sviluppata questa trasformazione, soprattutto durante gli anni di forte crescita dei crediti deteriorati nel sistema bancario?
Fire nasce nel 1992 come società specializzata nel recupero stragiudiziale dei crediti, inizialmente per il settore finanziario e successivamente per quello delle utility. L’ingresso nel mercato Npl bancario è avvenuto progressivamente dopo il 2010, con il forte aumento dei crediti deteriorati registrato dal sistema bancario.
Questa evoluzione è stata piuttosto naturale per due motivi: Fire vantava un’esperienza solida nell’acquisto e gestione di portafogli Npl già dai primi anni Duemila e aveva consolidato una leadership nei servizi di gestione in outsourcing dei crediti per conto degli originator, cioè soggetti che hanno erogato il credito.
Crediti in bilancio e portafogli ceduti: le differenze
Gestite sia crediti ancora presenti nei bilanci di banche e utility sia portafogli oggetto di cessione e cartolarizzazione. In cosa cambiano logiche, tempi e modalità operative tra questi due ambiti?
La differenza principale tra la gestione dei crediti ancora presenti nei bilanci di banche e utility e quella di portafogli oggetto di cessione e cartolarizzazione riguarda la natura del rapporto con il creditore e l’orizzonte temporale.
Nel primo caso, il rapporto commerciale è ancora in essere e la società incaricata della gestione opera su mandati di durata limitata che possono variare tra i 30, 60 o 180 giorni.
Nel secondo caso, invece, il rapporto commerciale tra creditore e debitore è chiuso e l’investitore che acquista il portafoglio generalmente sceglie un unico servicer a cui affidare la gestione per un orizzonte temporale di lungo periodo, anche fino a 10 anni o fino a un’eventuale nuova cessione del portafoglio.
Come sta cambiando la domanda di servizi di credit management
Chi sono oggi i vostri principali interlocutori e come sta cambiando la domanda di servizi di gestione del credito rispetto al passato?
Oggi Fire lavora principalmente con gruppi bancari e finanziari, società telco e utility, oltre a fondi di investimento specializzati nell’acquisto di portafogli di crediti deteriorati, che affidano alla società la gestione operativa degli asset.
La domanda di servizi di gestione del credito sta evolvendo in due direzioni. Da un lato, per quanto riguarda la gestione dei crediti affidati dagli originator, la tendenza è quella di avviare le attività di gestione sempre più precocemente, talvolta ancor prima che sorga il primo insoluto, individuando porzioni di portafoglio con maggior probabilità di rischio di default. Questo approccio è reso possibile grazie all’impiego di strumenti sempre più efficienti, come ad esempio strumenti digitali, chatbot e altri sistemi avanzati.
Dall’altro lato, per quanto riguarda il mercato delle cessioni e cartolarizzazioni, le operazioni di cessione tendono a essere strutturate in cluster omogenei di crediti, che vengono poi affidati a servicer con competenze specifiche su quella tipologia di credito. Al contrario, in passato, per le grandi operazioni avvenute tra il 2015 e il 2020, i portafogli non erano divisi in cluster e la società affidataria del portafoglio doveva gestire un portafoglio molto variegato in termini di tipologie di credito.
Linee di business e strategie di crescita
Quali sono oggi le principali linee di business del gruppo e su quali direttrici di crescita state investendo, anche in termini di tecnologia e sviluppo internazionale?
Il bilancio 2025 di Fire si è chiuso con risultati superiori sia rispetto all’esercizio precedente, sia in base al budget, confermando la solidità del gruppo. Le principali linee di business includono investimenti in portafogli di crediti, credit management in Italia e all’estero e gestione dei tributi locali tramite la controllata Creset.
Per il futuro, il gruppo intende rafforzare queste attività, con investimenti mirati in tecnologia, specificamente in intelligenza artificiale per rendere più efficienti i processi di collection e le strategie di gestione.
Il mercato italiano degli Npl continua a registrare volumi annui tra 20 e 25 miliardi di euro, tra cessioni dagli originator e operazioni sul secondario, mentre l’evoluzione normativa sui crediti erariali e la crescita di mercati internazionali come Francia e Germania rappresentano fattori chiave per le opportunità future.
(Articolo tratto dal magazine n. 88 di marzo 2026 di We Wealth)

