Il mercato dei certificati supera già a settembre i risultati dell’intero 2024, spinto dalla ricerca
di rendimento con protezione del capitale. Gli investitori si orientano verso strumenti difensivi,
in un contesto come quello attuale di mercati resilienti e tassi in calo
Un mercato in crescita oltre i livelli del 2024
A fine settembre 2025 il mercato dei certificati di investimento ha già superato i risultati conseguiti nell’intero 2024, confermando una domanda crescente di strumenti con protezione del capitale. Secondo i dati Acepi, il valore complessivo dei certificati collocati dagli emittenti aderenti ha raggiunto 24,48 miliardi di euro, oltre 888 milioni in più rispetto al totale dell’anno precedente. Entro dicembre potrebbe essere superato anche il record storico del 2023, pari a 25,76 miliardi di euro.

Un contesto macro complesso ma mercati resilienti
Questo risultato si inserisce in uno scenario caratterizzato da instabilità geopolitica e da una politica economica statunitense improntata al protezionismo e a tassi di interesse contenuti, la cosiddetta Trumponomics. Nonostante ciò, i mercati finanziari hanno mostrato una resilienza superiore alle attese. Il Ftse mib ha raggiunto i livelli più elevati dal 2007, mentre il sentiment degli investitori resta positivo, sostenuto da fiducia e da una rinnovata propensione al rischio.
Terzo trimestre record per collocamenti e nuove emissioni
Nel terzo trimestre 2025, gli emittenti associati ad Acepi hanno collocato certificati per 8,04 miliardi di euro, il secondo miglior risultato di sempre dopo i 9,4 miliardi del secondo trimestre. Il dato segna una crescita del 47% su base annua. I prodotti emessi sono stati 468, in aumento del 60% rispetto al 2024, con una media trimestrale in costante crescita dal 2020.
Capitale protetto al centro delle scelte degli investitori
All’interno di questo scenario, i prodotti a capitale protetto (Cp) mantengono una quota prevalente, pari al 65% del collocato, il livello più elevato dal 2024. I certificati condizionatamente protetti (Ccp) salgono al 32%, mentre le credit linked note scendono al 2%. Il rapporto tra Cp e Ccp rappresenta un indicatore chiave della propensione al rischio, evidenziando una preferenza crescente per strumenti che combinano rendimento e protezione.
La ricerca di sicurezza dopo la svolta dei tassi
Dalla metà del 2022 la quota dei certificati a capitale protetto è in aumento costante: dal 52% nel primo trimestre 2024 al 65% nel terzo trimestre 2025, segnale di una crescente ricerca di sicurezza. Le credit linked note, recentemente estese anche oltre il canale dei private placement, mantengono un peso medio del 4,5%, con picchi fino al 7%.
Cedole e payoff: cosa guida le scelte di investimento
Sul fronte dei payoff, la ricerca di rendimento cedolare resta il principale driver. Tra i certificati a capitale protetto, i Digital rappresentano il 65% del collocato, mentre gli Equity Protection coprono il restante 35%. Nel segmento dei Ccp, gli Express (autocallable) si confermano i più diffusi con una quota del 50%, seguiti dai Bonus Cap al 26% e dai Cash Collect al 22%. La possibilità di rimborso anticipato e di flussi cedolari periodici resta un elemento particolarmente apprezzato.
Liquidità reinvestita e strategie orientate alla protezione
La ripresa del mercato, avviata nel primo trimestre 2025, è stata favorita anche dalla liquidità liberata dai certificati scaduti anticipatamente tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Una quota significativa di questa liquidità è stata reinvestita, confermando che l’obiettivo principale degli investitori resta quello di ottenere rendimento con protezione del capitale. In un contesto di mercati dinamici ma incerti, la combinazione tra cedole e sicurezza continua a rappresentare la strategia preferita.
(Articolo tratto dal nr.85 di We Wealth di dicembre 2025)

