Italia 2026: Borsa record, primario in rosso: le Top10 pesano il 55%

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- mi prepari testo alternativo ,titolo , didascalia e descrizione per questa immagine ,? sempre per stesso articolo Grattacieli della finanza a Milano al tramonto, luci riflesse nell’acqua: Borsa in festa, listino che si assottiglia

Milano corre sul secondario, ma il mercato primario si restringe: dal 2020 flussi netti -€73 miliardi, nel 2025 zero Ipo e delisting in continuità. Euronext Milan chiude con deflussi netti -€2,1 miliardi e un listino sempre più concentrato. Per il wealth: meno “equity domestico” investibile, più pressione verso private markets e nuove soluzioni per mid/small cap e credito corporate.

Indice

Milano festeggia in Borsa, ma il Paese si ritira dal listino

Il messaggio più netto della X edizione dell’Osservatorio sui mercati dei capitali di Equita e Università Bocconi è chiaro: nel 2025 il secondario ha corso, ma il primario continua a perdere profondità.

Come riporta infatti Andrea Vismara, Ad di Equita, durante la presentazione dei dati raccolti dall’Osservatorio: « Il 2025? Positivo sul fronte del secondario. Soffre ancora invece il primario ».

Il dato cruciale: cap record, ma flussi primari in rosso da 73 miliardi

A fine 2025 la capitalizzazione dei mercati azionari italiani arriva a €1.077 miliardi, con 99% attribuibile a Euronext Milan, ma la stessa fotografia spiega perché la festa è incompleta: dal 2020 i flussi del mercato primario segnano una perdita netta di €73 miliardi.

È la distanza tra “mercato che sale” e “mercato che si allarga”: per private banker, family office e wealth manager significa meno universo investibile domestico, più concentrazione, e più pressione a cercare diversificazione (spesso) nei private markets.

Zero Ipo sul mercato principale e delisting che continuano: la Borsa come stazione di uscita

Dai dati dell’Osservatorio, il 2025 risulta “tra i migliori in Europa” sul secondario, ma richiama anche le fragilità che bloccano il salto di scala: assenza totale di nuove Ipo sul mercato principale e delisting che proseguono.

Il punto non è solo “meno operazioni”. È un cambio di funzione: il listino rischia di diventare sempre più un canale di uscita (o di consolidamento) e sempre meno un canale di finanziamento della crescita.

Un listino sempre più concentrato: il 55% vale dieci nomi

La fragilità diventa strutturale quando la capitalizzazione si addensa. Nel comunicato stampa: le prime 10 società valgono oltre metà del listino, 55%.

E quando si assottiglia anche l’ecosistema, l’effetto rimbalza sulla consulenza: continua la riduzione degli intermediari attivi in ricerca e trading, con impatto sulla liquidità delle società a più bassa capitalizzazione e sulla loro visibilità.

Pir: il termometro della policy, ma anche un test di coerenza prodotto

Le analisi dell’Osservatorio mostrano che anche i Pir (Top 20 per masse) tendono a concentrarsi su strumenti e segmenti più liquidi: è un dato che conta perché i Pir sono, di fatto, un indicatore di quanto l’incentivo pubblico riesca davvero a spostare capitali verso l’economia reale quotata.

Per le reti, la domanda diventa operativa: come trasformare un obiettivo di sistema in costruzioni di portafoglio coerenti con orizzonti e rischi del cliente, senza vendere “diversificazione” e consegnare in realtà concentrazione.

Il vero nodo per il risparmio gestito: tanta liquidità ferma, poca pazienza investita

Se c’è una pagina che parla direttamente al wealth, è quella sulle famiglie. In Italia l’allocazione resta sbilanciata su cash e strumenti a basso rischio: 26% in cash e depositi, 8% in titoli di debito, ma solo 3% in azioni quotate e 19% in prodotti assicurativi e pensionistici.

E nel confronto internazionale emerge un limite strutturale: gli strumenti di mercato valgono 44% degli asset finanziari delle famiglie italiane, sotto l’area euro (46%) e molto sotto Us e Uk.

Obbligazionario corporate: attività primaria solida, ma il retail resta tagliato fuori

Sul debito, i dati dell’Osservatorio segnalano una tendenza di “rientro a casa” delle emissioni: nel 2025 la quota di bond di emittenti italiani listati su sedi italiane sale al 14%, dal 4,3% del 2024, sopra la media decennale 3,5%.

Ma nello stesso frame arriva il collo di bottiglia per chi lavora sul retail evoluto: su oltre 1.700 bond listati sul Mot, solo 214 sono corporate, e l’accessibilità si restringe ulteriormente per via dei tagli minimi (Mia), soprattutto nei non finanziari.

Regole sì, fiscalità no: il punto critico che pesa anche sui portafogli

L’Osservatorio riconosce passi avanti su regole e regolazione, dal Libro Verde alla Legge Capitali, fino al Listing Act, ma insiste sulla parola che sposta i flussi: ecosistema.

Vismara, in particolare, evidenzia un «progressivo miglioramento nella normativa ma non nella fiscalità».

Qui non è teoria: per chi gestisce patrimoni, la fiscalità cambia la convenienza relativa fra public e private, fra equity e debt, fra Italia ed estero. E quindi cambia le scelte di asset allocation.

La chiusura: perché un mercato dei capitali “efficiente” riguarda anche chi gestisce grandi patrimoni

In aggiunta, Sara Biglieri, Presidente di Equita, lega il tema a crescita e competitività del Paese:

«Un mercato dei capitali efficiente rappresenta uno strumento fondamentale per sostenere la crescita delle imprese italiane e accompagnarne i percorsi di innovazione e internazionalizzazione».

Per un family office il riflesso è immediato: quando il mercato domestico si restringe, la diversificazione diventa più difficile, il rischio di concentrazione aumenta e l’accesso alla crescita finisce più spesso nei private markets, dove contano ancora di più governance, pricing e disciplina di liquidità.

Domande frequenti su Italia 2026: Borsa record, primario in rosso: le Top10 pesano il 55%

Qual è la situazione generale del mercato dei capitali italiano nel 2025 secondo l'Osservatorio Equita e Università Bocconi?

Nel 2025, il mercato secondario italiano ha registrato un andamento positivo, mentre il mercato primario continua a mostrare segni di debolezza e perdita di profondità. Questo indica una performance contrastante tra i due segmenti del mercato.

Quali sono le principali criticità del mercato primario italiano evidenziate dall'articolo?

Il mercato primario soffre ancora, con un dato cruciale che evidenzia un capitalizzazione record ma flussi primari in rosso per 73 miliardi di euro. Si registrano inoltre zero IPO sul mercato principale e continui delisting, suggerendo che la Borsa venga utilizzata come 'stazione di uscita'.

Come si presenta la concentrazione del listino milanese?

Il listino milanese è sempre più concentrato, con un 55% del valore totale rappresentato da soli dieci nomi. Questa elevata concentrazione indica una forte dipendenza da poche grandi società per la performance complessiva del mercato.

Qual è il ruolo dei PIR (Piani Individuali di Risparmio) nel contesto attuale?

I PIR sono considerati il termometro della policy di investimento e un test di coerenza del prodotto. La loro performance e attrattiva sono quindi indicatori importanti delle tendenze e delle scelte degli investitori.

Quali sono le sfide principali per il risparmio gestito e l'obbligazionario corporate?

Per il risparmio gestito, il nodo cruciale è la presenza di molta liquidità ferma e poca pazienza investita. Nell'obbligazionario corporate, nonostante un'attività primaria solida, il retail resta tagliato fuori, evidenziando una barriera all'accesso per i piccoli investitori.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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