Sanità digitale, cybersicurezza, sorveglianza, spazio: sono alcuni dei settori in cui investe Marondo Capital, società tedesca di investimento specializzata nelle small cap. Gestisce circa 100 milioni di euro e investe nell’area linguistica di riferimento, in Germania, Austria e Svizzera in imprese con ricavi fra 5 e 25 milioni di euro, con ticket da 5 a 15 milioni, sia in maggioranza che in minoranza. Fondatore della società è l’ingegnere elettronico Marko Maschek, da We Wealth incontrato a latere del ciclo di conferenze dedicate al venture capital, 0100 International. Nata nel 2017, la società ha sedi a Monaco e Stoccarda, e cavalca i temi di investimento al momento più popolari: quelli che occhieggiano costantemente alla guerra, a eventuali nuove pandemie; in generale, alla paura.

L'ing. Marko Maschek
Di che cosa si occupa Marondo Capital?
Investiamo in piccole operazioni nel Mittelstand tedesco, il tessuto di imprese familiari di medie dimensioni: è molto simile alla Lombardia, con tante aziende piccole ma estremamente innovative. Non facciamo venture capital, ma private equity su società consolidate. Spesso sono guidate dal fondatore, magari in azienda da trent’anni, e potrebbero fare di più se gli azionisti avessero maggiori ambizioni. Noi rileviamo le quote, inseriamo un nuovo management; e poi è come nelle fiabe dei Grimm: “Baciamo le rane e speriamo di ottenere dei principi”. L’altro filone riguarda società più mature, con una decina d’anni di vita, che non hanno ancora raggiunto una redditività stabile e hanno bisogno di un nuovo round.
Il ricambio generazionale è un tema anche in Germania?
Enorme. In Germania ci sono circa 3,5 milioni di imprese e circa mezzo milione deve affrontare la successione. Noi possiamo intervenire acquistandole, e facciamo anche ‘buy and build’: compriamo aziende più piccole e le aggreghiamo a una piattaforma.
Accanto alle small cap avete introdotto investimenti nella difesa. Con quale logica?
Parliamo di duplice uso e di infrastrutture critiche. Le società a duplice uso sono nate nel mercato civile. Ora la Bundeswehr, l’esercito federale, e i grandi gruppi come Rheinmetall chiedono loro di produrre, perché i progetti sono tantissimi e bisogna riempire le linee: diventano fornitrici dei grandi gruppi o direttamente delle forze armate. Le infrastrutture critiche, invece, comprendono piccole aziende tecnologiche attive nella cybersicurezza, nella logistica, nello spazio, nella sanità, nell’autonomia informatica e in quella che chiamiamo sicurezza idrica. In Germania la domanda è fortissima per effetto della guerra ibrida: le armi sono un lato della medaglia; l’altro è la protezione della nostra sovranità come Stato.
Qual è il confine fra investimenti militari e in tecnologie a uso duplice?
Non investiamo in armi, munizioni circuitanti, droni d’attacco o armi chimiche. Investiamo in aziende che hanno sempre realizzato prodotti per il mercato civile e ora possono venderli anche alle forze armate. Penso ai componenti per satelliti, come i pannelli solari: non sappiamo se finiranno su satelliti militari o civili, probabilmente su entrambi. Oppure alla visione notturna, usata da sempre da cacciatori, polizie e guardie di frontiera, e ora richiesta dagli eserciti della Nato e dagli ucraini. O ancora, ai software che raccolgono dati dai sensori e ricostruiscono scenari di incidenti.
Il vostro mandato è nazionale o europeo?
Europeo. Abbiamo capitali del Fondo europeo per gli investimenti, siamo fra i pochi ad averli ricevuti per questo tipo di strategia, e possiamo investire ovunque in Europa, anche se ci concentriamo sull’area di lingua tedesca. Per la nuova strategia stiamo raccogliendo circa 200 milioni di euro, di cui una buona parte è già coperta; continuiamo perché vediamo molte opportunità.
Un risparmiatore italiano potrebbe sottoscrivere una quota del fondo in banca?
Se ha le risorse sì, ma non allo sportello: lavoriamo con investitori qualificati. I fondi retail esistono, ma sono “un animale molto difficile”. Raccogliamo da casse di previdenza, assicurazioni, molti family office, dal Fondo europeo per gli investimenti e dalla banca pubblica tedesca Kfw, oltre che da alcune delle Landesbanken, le banche dei 16 Länder. Le grandi banche commerciali come Deutsche Bank e Commerzbank oggi non investono nel capitale privato. Il nostro fondo è registrato presso la Bafin e può essere commercializzato in tutta Europa.
Come trovate le aziende?
Siamo membri dell’associazione tedesca delle industrie della sicurezza e della difesa e dello Swiss Aerospace Cluster, che riunisce i fornitori dell’industria aerospaziale e satellitare. E poi il mio collega Dominik Mühl e io siamo riservisti. Sono tornato nella Bundeswehr, che ha un ramo, il Cyber Innovation Hub, incaricato di sviluppare nuove tecnologie. Dovendo valutare i progetti delle forze armate, entriamo in contatto con i potenziali fornitori.
Guardate anche all’Italia, come investitori e come raccoglitori?
Abbiamo un consulente sul territorio e stiamo portando avanti alcune idee con investitori italiani. L’interesse c’è, perché in Italia un fondo di questo tipo non esiste. I francesi hanno sempre sostenuto la difesa e hanno tre fondi dedicati, ce n’è uno in Danimarca, uno in Spagna; in Germania c’è soprattutto venture capital, pochissimo private equity. In Italia, a quanto ci risulta, nessuno. Ma qui ci sono ottime piccole e medie imprese che potrebbero usare il capitale per crescere e diventare fornitrici di Leonardo o delle forze armate.
Nel concetto di resilienza rientra anche la longevità?
Non proprio: la longevità è un lusso, molto di moda tra i miliardari americani. L’Italia, come la Germania, ha una popolazione che invecchia e chiede cure sempre più costose, ma è davvero una buona idea che tutti arrivino a 200 anni? Chi paga per queste persone? La resilienza invece è il meccanismo con cui si protegge il funzionamento di uno Stato: una rete elettrica che regge, una sanità efficiente. Ricordo ancora i camion militari con le bare a Bergamo, durante la pandemia: ce ne saranno altre, e il sistema sanitario deve essere pronto. Infine, c’è la questione della cybersicurezza: gli attacchi alle infrastrutture pubbliche in Italia e in Germania puntano a disorientare la popolazione e a seminare il panico.
E l’intelligenza artificiale?
Dipendiamo da americani e cinesi. In Europa l’unico modello linguistico indipendente è quello della francese Mistral; nessuna società italiana, tedesca o britannica possiede qualcosa di paragonabile. Nel mio panel di 0100 International ho citato il caso di un giudice internazionale colpito dalle sanzioni statunitensi: niente più carte di credito, niente più posta e software Microsoft, che pure la sua istituzione utilizza. È stato catapultato all’età della pietra, perché in Europa non abbiamo autonomia informatica. Lo stesso vale per lo spazio: Starlink conta circa 10mila satelliti in orbita bassa, mentre la costellazione europea Iris² sarà disponibile solo dal 2030. Non siamo autonomi.


