Mamdani, la capitale dei miliardari diventa laboratorio ‘socialista’

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Un uomo sorridente con la barba, che indossa una camicia chiara e pantaloni scuri, siede sul bordo anteriore di un autobus urbano numerato 4976, con altri autobus e un binario ferroviario sopraelevato sullo sfondo.

Mamdani conquista New York sfidando i miliardari e promettendo una città più equa. Un laboratorio politico che tocca da vicino anche Milano, dove il nodo casa e disuguaglianze sta ridisegnando la geografia del consenso.

Se Milano appare una città inaccessibile, i numeri mostrano che a New York City il divario tra redditi e costi abitativi è da tempo una dura realtà. E il neo-eletto sindaco Zohran Mamdani, che ha promesso un’imposta aggiuntiva del 2% sui redditi milionari e ha avuto contro una lunga serie di nomi di peso della finanza e della grande impresa, si presenta non solo come la risposta al trumpismo, ma anche come l’antitesi di un modello di città divenuto invivibile – e non solo per una minoranza disagiata, ma anche per il cittadino medio.

Secondo una recente analisi di GoBankingRates, uno dei più noti siti americani di finanza personale, per vivere “in modo confortevole” a New York servono almeno 184.000 dollari l’anno, considerando che le sole spese essenziali superano 92.000 dollari annui. Il confronto con i dati ufficiali dello U.S. Census Bureau 2023 è impietoso: il reddito mediano delle famiglie newyorchesi è di appena 79.700 dollari, mentre il reddito medio, innalzato dalle fasce più abbienti, si attesta a 127.894 dollari – comunque insufficiente per vivere dignitosamente in città.

Numeri che aiutano a comprendere la portata di una vittoria dai tratti radicali: Mamdani è il primo sindaco musulmano di New York, il più giovane da oltre un secolo e, probabilmente, uno dei meno sostenuti dalla comunità finanziaria. Quando, in estate, vinse le primarie democratiche, in pochi lo consideravano un candidato credibile per la vittoria finale. Poi Wall Street si è mossa, e importanti donazioni hanno iniziato a finanziare i suoi avversari. Bill Ackman, uno dei più noti hedge fund manager (patrimonio stimato 8 miliardi di dollari), ha speso 2 milioni di dollari per rafforzare l’opposizione a Mamdani. Ma la lista dei grandi nomi che hanno tentato di fermarlo è lunghissima – e potrebbe essersi rivelata un boomerang, perché Mamdani l’ha trasformata nella prova del potere che intende scardinare. “I miliardari come Bill Ackman e Ronald Lauder hanno riversato milioni di dollari in questa corsa perché dicono che rappresentiamo una minaccia esistenziale. Hanno ragione: siamo una minaccia per i miliardari che pensano che il loro denaro possa comprare la nostra democrazia”, ha detto in un comizio lo scorso 13 ottobre.

Tra i più generosi oppositori di Mamdani c’è stato l’ex sindaco di Nyc Michael Bloomberg (oltre 100 miliardi di patrimonio), che ha donato ad Andrew Cuomo 8 milioni di dollari durante le primarie e altri 5 milioni al super PAC Fix the City, sempre a suo sostegno. La famiglia Lauder ha contribuito con 2,6 milioni di dollari, in particolare Ronald Lauder e sua moglie Jo Carole.
A questi si aggiungono i 2 milioni di Joe Gebbia, cofondatore di Airbnb, destinati sia a Cuomo sia al PAC anti-Mamdani Defend NYC. Le attività coordinate dei comitati elettorali anti-Mamdani sono state oggetto di sanzioni: la campagna di Cuomo ha ricevuto multe per 1,3 milioni di dollari per violazioni delle norme sul coordinamento con i super PAC.

È emerso inoltre, da comunicazioni interne, che l’hedge fund Citadel, guidato dal miliardario Ken Griffin, aveva inviato un’email ai propri dipendenti sollecitandoli ad andare a votare tenendo conto dei “candidati con visioni estreme, non compatibili con i vostri valori”, come riportato dal Wall Street Journal.

Il programma che ha portato Mamdani a vincere in una città che ospita 123 miliardari (dato Forbes 2025, prima al mondo per concentrazione di ultra-ricchi), si basa su un ampliamento dei servizi sociali per i redditi medio-bassi: asili nido universali, autobus gratuiti, blocco degli affitti negli appartamenti regolamentati. L’obiettivo è chiaro: invertire la rotta di una città sempre più inaccessibile. Il sindaco uscente Eric Adams aveva consentito aumenti degli affitti fino al 12,6%; Mamdani ha promesso un congelamento immediato attraverso il Rent Guidelines Board.

Per finanziare le misure promesse, ha annunciato un aumento del 2% dell’imposta sul reddito cittadino per chi guadagna oltre 1 milione di dollari (circa l’1% dei residenti) e un incremento della tassazione sulle imprese che colpirebbe circa 1.000 aziende su 250.000. Queste due misure porterebbero un gettito aggiuntivo pari all’11% delle entrate, ovvero circa 9 miliardi di dollari l’anno.
Non sorprende che la proposta non sia piaciuta ai super-ricchi newyorchesi, che già oggi pagano la tassa sul reddito locale più alta degli Stati Uniti (14,8%, che salirebbe al 16,8%).

Ora che il candidato socialista si prepara a entrare nella City Hall, sono già arrivati segnali di dialogo dal mondo immobiliare. Un gruppo di sviluppatori di housing sociale ha presentato un documento programmatico al suo team di transizione, ricordando che “c’è una grande differenza tra fare campagna elettorale e governare”. Nel suo programma ufficiale, Mamdani punta a mobilitare fondi pubblici per costruire 200.000 nuove abitazioni “permanentemente accessibili” nei prossimi dieci anni.

Se gli eccessi di Milano sono stati letti come l’anticamera delle disuguaglianze mature di Londra o New York, la vittoria di Mamdani mostra come le grandi metropoli occidentali – quelle con la più alta concentrazione di ricchezza e allo stesso tempo le più inaccessibili – potrebbero diventare il laboratorio politico di un nuovo radicalismo correttivo

Domande frequenti su Mamdani, la capitale dei miliardari diventa laboratorio ‘socialista’

Qual è il problema principale che Mamdani intende affrontare a New York City?

Mamdani si propone di risolvere il divario crescente tra redditi elevati e costi abitativi insostenibili a New York City, una situazione che rende la città 'invivibile' per molti.

Qual è la proposta fiscale di Mamdani per affrontare le disuguaglianze economiche?

Mamdani ha promesso di introdurre un'imposta aggiuntiva del 2% sui redditi milionari, con l'obiettivo di generare entrate per finanziare iniziative sociali e ridurre le disuguaglianze.

Chi si è opposto all'elezione di Mamdani?

L'elezione di Mamdani ha incontrato l'opposizione di figure di spicco del mondo della finanza e delle grandi imprese, preoccupate per le sue politiche fiscali.

In che modo Mamdani si differenzia dalle precedenti politiche?

Mamdani si presenta come l'antitesi di un modello di città che è diventato insostenibile, offrendo un'alternativa al 'trumpismo' e alle politiche che hanno esacerbato le disuguaglianze.

Perché Milano viene menzionata nell'articolo?

Milano viene citata come esempio di città in cui l'inaccessibilità abitativa è un problema, sebbene l'articolo suggerisca che la situazione a New York City sia ancora più critica.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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