Liquidità, Abi: evitare il rischio di ingolfamento del sistema

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Se sul fronte dei prestiti garantiti le autocertificazioni fanno la loro parte nella semplificazione delle procedure, le ultime novità introdotte dalla conversione in legge del decreto liquidità potrebbero mettere a rischio la tenuta del sistema. Secondo l’Abi, bisogna evitare la revisione delle pratiche già processate

Al fondo di garanzia sono pervenute oltre 413mila richieste

Secondo Confesercenti, l’85% del credito agevolato ha raggiunto le imprese di maggiori dimensioni

“Tutte le norme sono migliorabili. Il lavoro di rifinitura del Parlamento con gli emendamenti ha determinato un ottimizzazione del decreto iniziale”, commenta Rodolfo Errore di Sace

Secondo i dati di Mediocredito Centrale sono oltre 413mila le richieste pervenute al fondo di garanzia tra il 17 marzo e il 27 maggio, per un importo finanziato superiore ai 19,1 miliardi di euro. Di queste, più di 370mila riguardano i finanziamenti fino a 25mila euro con copertura al 100%. Attraverso Sace, la società per azioni del gruppo Cassa depositi e prestiti, sono state concesse garanzie per 204 milioni di euro. Ma se da un lato i numeri sembrano parlare chiaro, si fanno sentire anche i timori rispetto alla tenuta del sistema.
In occasione dell’audizione presso la Commissione bilancio della Camera dei deputati, arriva l’avvertimento di Confesercenti: con i decreti “cura Italia” e “rilancio” il Paese si sta avviando verso l’espansione di bilancio più ampia dall’inizio del cammino di convergenza ai parametri di Maastricht. Tuttavia, l’intervento potrebbe essere insufficiente qualora non venissero semplificate e snellite le procedure attuative. In questo contesto, precisa l’associazione, c’è il rischio di “misure a pioggia troppo frammentate”, con un’importante crescita della complessità burocratica. Le risorse dispiegate a favore delle imprese sfiorano i 12 miliardi di euro, ma l’85% del credito agevolato ha raggiunto le aziende di maggiori dimensioni. “C’è il forte rischio – aggiunge – che le piccole imprese siano costrette a farsi carico del massimo costo del coronavirus e, allo stesso tempo, di ricevere un sostegno finanziario inferiore a quanto necessario: una combinazione che potrebbe portare alla chiusura di migliaia di attività”.
Dall’altro lato, le banche stanno affrontando la crisi in una posizione diversa rispetto al 2008. “Sono migliorati gli indici di liquidità, è diminuito il coefficiente leva finanziaria e sono migliorati gli attivi”, spiega Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi. In occasione dell’evento Sace per l’Italia. Una garanzia per la ripartenza organizzato da Il Sole 24 ore, è emerso come il settore bancario sia consapevole delle responsabilità che gli sono state affidate e che, mai come in questa fase, “ci sia un allineamento degli interessi tra banche e imprese”, continua Sabatini. “Le difficoltà delle imprese di oggi sono le difficoltà delle imprese del domani, quindi è necessario lavorare insieme per costruire le basi della ripartenza”, aggiunge.

“In sede di conversione del decreto legge n. 23 è stato valorizzato il ruolo delle autocertificazioni ed è stata ben definita la responsabilità dei soggetti che erogano i finanziamenti, che non sono tenuti a svolgere accertamenti ulteriori. Tutto questo supporterà sicuramente uno snellimento dell’iter”, spiega Sabatini. Per quanto riguarda invece la modifica di alcune condizioni contrattuali dei finanziamenti garantiti, come l’incremento dell’importo massimo da 25mila a 30mila euro, l’allungamento della durata da sei a 10 anni, e il periodo di preammortamento da 24 a 36 mesi, “occorre individuare delle soluzioni normative che eliminino il rischio di rivedere le pratiche già processate, con conseguenti possibili ingolfamenti del sistema”, conclude Sabatini.

“Tutte le norme sono perfettibili e migliorabili – aggiunge Rodolfo Errore, presidente di Sace – Il lavoro di rifinitura del Parlamento con gli emendamenti ha determinato un’ottimizzazione del decreto iniziale. A Sace è stato dato il ruolo di garantire tutte le imprese, ma principalmente si rivolgono a noi le mid corporate e le large corporate. Siamo orgogliosi del costante aumento delle richieste”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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