L’incertezza politica ed economica frena il private equity

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Nel primo semestre, la raccolta complessiva è stata di 435 milioni, in calo del 77% rispetto allo stesso periodo del 2018, mentre l’ammontare investito è sceso del 12%, attestandosi a 2,5 miliardi. In aumento del 4%, invece, il numero delle operazioni, che ha raggiunto quota 166

Ancora oggi, sia la politica sia soprattutto i grossi regolatori considerano il mercato del private equity come un settore altamente speculativo e altamente incerto

Se andiamo a vedere i rendimenti del private equity ci accorgiamo che sono a 2 cifre e costanti nel tempo: stiamo parlando del 14-15 % medio annuo

“I numeri hanno tenuto, i volumi invece no, anche perché mancano le grandi operazioni”, con queste parole, Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, riassume l’andamento del mercato del private equity nel primo semestre 2019.

Secondo l’analisi condotta, infatti, da Aifi in collaborazione con PwC Deals, nella prima parte dell’anno la raccolta complessiva è stata di 435 milioni, in calo del 77% rispetto al primo semestre del 2018, mentre l’ammontare investito è sceso del 12%, attestandosi a 2,5 miliardi, ma il numero delle operazioni è aumentato del 4%, a quota 166. Da rilevare però che se si escludono i large e mega deal (operazioni caratterizzate da un equity investito superiore ai 150 milioni di euro), l’ammontare si attesta invece a 1,9 miliardi, in crescita del 39% rispetto agli 1,4 miliardi del primo semestre dello scorso anno.

“L’Italia, come gli altri Paesi, ha risentito dell’incertezza dei mercati internazionali e questo ha sicuramente condizionato il mercato del private equity e del venture capital italiano che nel primo semestre del 2019 ha presentato un numero di operazioni in aumento ma con ammontari medi più bassi”, ha dichiarato Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Aifi, che ha spiegato che il nostro è un mercato caratterizzato da imprese a produttività elevata, con un rendimento potenziale elevato; il nostro è un mercato da private equity, in particolare in questi anni in cui il credito bancario non ha quella capacità di diffusione che aveva un tempo, con le banche che devono fare maggiore attenzione a non deprimere il loro patrimonio.

In poche parole, il nostro mondo delle pmi è un mercato tipico del sistema del private equity. Eppure noi siamo decisamente indietro rispetto agli altri stati. “Ancora oggi, sia la politica sia soprattutto i grossi regolatori, considerano il mercato del private equity come un settore altamente speculativo e altamente incerto, dove il risparmio deve muoversi con estrema prudenza, a meno che uno non sia un iper-esperto”, ha proseguito Cipolletta, che ha ricordato che oggi tutto il favore viene riservato alle aziende quotate in Borsa, cosa che va benissimo, ma che tutto deve però essere ricondotto anche alla realtà dei fatti.

Se guardiamo agli ultimi 2-3 anni, la Borsa qualche botta in testa se l’è presa. “Se andiamo a vedere i rendimenti del private equity ci accorgiamo, infatti, che sono a 2 cifre e costanti nel tempo: stiamo parlando del 14-15 % medio annuo”, ha puntualizzato il presidente dell’Aifi.

Quindi se noi dovessimo dire, qual è il segmento di investimento che è meno rischioso per un risparmiatore? “Le regole del mercato ci dicono la Borsa, perché è più trasparente, ma la realtà ci dice il private equity”, ha risposto in modo netto Cipolletta, che ha sollecitato il Governo affinché favorisca l’avvio di fondi di fondi istituzionali per tutti i comparti del private capital. “Il nuovo Governo può supportare il mercato attraverso misure che, come quelle auspicate nel venture capital, permettano il moltiplicarsi di operatori e di investimenti e vadano a favore dell’economia reale”, ha puntualizzato.

Tornando all’andamento del primo semestre, dal punto di vista degli investimenti, Francesco Giordano, partner di PwC Italia (Deals), ha dichiarato: “Sebbene in leggera contrazione rispetto allo scorso anno il trend degli investimenti mostra comunque un andamento positivo negli ultimi tre anni con un Cagr pari al 15%. Inoltre l’aumento degli investimenti nelle operazioni di buyout (+20%) testimonia che il settore è in buona salute e che c’è sempre maggiore interesse in questo segmento anche dagli operatori internazionali”.

In particolare, gli investitori internazionali hanno inciso sulla raccolta di mercato per il 27%, mentre le fonti principali della raccolta sono rappresentate dal settore pubblico e dai fondi sovrani, per il 31%, dai fondi pensione e dalla casse, per il 18%, e dagli investitori individuali e dai family office, per il 18%.

Per quanto concerne, infine, i disinvestimenti, nel primo semestre del 2019 ne sono stati realizzati 66, un numero che segna una crescita del 12% rispetto al primo semestre 2018, quando erano 59.

Evoluzione degli investimenti di private equity e venture capital – Fonte: Aifi-PwC

di Stefania Pescarmona

Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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