La solidarietà dell’Ue all’Ucraina e la complicità di Dubai alla Russia

MIN

Oltre 50 membri del Wto hanno approvato una dichiarazione di solidarietà con l’Ucraina

Gli Emirati Arabi Uniti si sono astenuti da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanna l’invasione dell’Ucraina

Il ruolo giocato da Dubai per l’élite russa che cerca protezione dopo l’invasione dell’Ucraina ha messo in luce la necessità di introdurre nuove misure per combattere il riciclaggio di denaro

La guerra attualmente in corso a seguito dell’invasione
russa del territorio ucraino, di fatto, coinvolge anche numerosi attori
politici esterni.

In particolare, l’Unione europea, particolarmente impegnata
nella strategia di contrasto all’azione bellica russa, ha recentemente
introdotto il sesto round di sanzioni contro la Federazione, al fine di
indebolirne il tessuto economico e politico.

La vicinanza al popolo ucraino dell’Ue è stata inoltre
ribadita in occasione della conferenza svoltasi a Ginevra tra gli Stati membri
del Wto, vale a dire l’organizzazione internazionale del commercio.

In questa occasione, è stato messo in evidenza come il
protrarsi della guerra in Ucraina per volere del Cremlino stia mettendo
seriamente in pericolo il settore agroalimentare mondiale, nella cui filiera un
posto di primo piano è ricoperto dal grano ucraino.

A tal proposito, l’Ue e il Wto hanno espresso massima
solidarietà all’Ucraina
impegnandosi ad applicare le migliori strategie
possibili per garantire, in tempi rapidi, la sicurezza alimentare: l’Ue ha affermato che inizierà a lavorare alla costruzione di un
pacchetto di misure idoneo ad assicurare l’esportazione di grano dall’Ucraina e
l’invio di aiuti umanitari.

E invero, l’appoggio e il sostegno all’Ucraina è solo una
faccia della medaglia di questo conflitto. Vi sono, infatti, alcuni stati e
aree del mondo
che non solo non hanno espresso rammarico per quanto in corso in
Ucraina ma, al contrario, si sono dimostrati complici delle politiche e delle
attività del Cremlino
.

Un caso emblematico si individua nella posizione assunta
dagli Emirati Arabi Uniti: il territorio del golfo persico è divenuto ben presto il luogo prescelto dagli
oligarchi ove trasferirsi e mettere al riparo beni e capitali dal rischio di sequestro
da parte delle autorità degli Usa e dell’Ue. Il 25 febbraio, del resto, gli Emirati Arabi Uniti si sono astenuti da una
risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanna
l’invasione dell’Ucraina.

Gli Stati del golfo, e in particolare la città di Dubai, sono
diventati un rifugio per i super ricchi russi in fuga dall’impatto delle
sanzioni globali, dopo l’invasione dell’Ucraina.

Ebbene, per la complicità dimostrata dagli Emirati nei
confronti del Cremlino, sono sempre di più le istituzioni sovranazionali e gli
attivisti che chiedano vengano applicate sanzioni secondarie anche oltre i
confini russi, dunque a carico di tutte quelle giurisdizioni che in via di fatto fornisco
assistenza agli oligarchi e alla politica di Mosca. Come riportato in un
recente articolo pubblicato dal The Guardian nel giro di poco tempo un’ondata
di russi ha acquistato proprietà negli Emirati Arabi Uniti al fine di ottenere
permessi e visti e, conseguentemente, sentirsi al riparo da ogni sanzione. Un
rapporto dell’agenzia immobiliare di Dubai Betterhomes ha rilevato che gli
acquisti di proprietà nell’emirato sono aumentati del 67% nei primi tre mesi
del 2022
.

E invero, Dubai e le altre capitali degli Stati del golfo, anche
a seguito delle pressioni ricevute da Usa e Ue, i quali minacciano di far
entrare gli EAU nella black list dei paesi poco inclini alla trasparenza
fiscale, potrebbero cambiare orientamento e adottare politiche di collaborazione
con le autorità occidentali.

Il fatto che Dubai, tra tutte, sia divenuto il principale
luogo-rifugo per l’élite russa che cerca protezione dopo l’invasione
dell’Ucraina, ha perciò messo in luce la necessità di introdurre nuove misure per
combattere il riciclaggio di denaro.

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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