La Bce acquista titoli italiani: perché e quale impatto sul debito?

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A fine 2022 la Bce, con le altre istituzioni europee, deterrà circa il 29 per cento del debito pubblico italiano, pari al 42,1 per cento del Pil

L’aumento dell’inflazione e l’annuncio di una prossima normalizzazione della politica monetaria hanno portato a un rialzo dei tassi di interesse sui titoli del debito sovrano dei paesi dell’Eurozona

La Bce intende intervenire per limitare aumenti degli spread sui titoli del debito pubblico che mettono a rischio l’ordinata trasmissione della politica monetaria

La Bce continuerà la politica di acquisti di titoli di debito pubblico. Almeno per atri due anni, in particolare nei confronti dei Paesi considerati economicamente più vulnerabili.

Nonostante a marzo sia giunto a termine il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) e a luglio stessa sorta sia toccata all’Asset Purchase Programme (APP), la Banca centrale europea ha recentemente comunicato che continuerà a reinvestire i titoli che giungono a scadenza, sino alla fine del 2024.

Come messo in evidenza dall’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica (Ocpi), nel report “BCE: gli acquisti di titoli italiani e i nuovi interventi annunciati”, la Bce, con lo scopo di limitare aumenti asimmetrici dei tassi di interesse sui titoli sovrani che mettono a rischio l’ordinata trasmissione della politica monetaria, continuerà i reinvestimenti del Pepp, indirizzandoli a favore dei paesi considerati più vulnerabili dai mercati, come l’Italia, e attraverso nuovi strumenti, quali il Transmission Protection Instrument (Tpi), procederà ad acquistare titoli del debito pubblico, senza limiti predefiniti.

Allo stato attuale, la Bce ha effettuato acquisti netti di titoli del debito pubblico italiano per 363 miliardi (di cui 279 miliardi tramite il Pepp), e – a dire dell’Ocpi – la quota del debito pubblico detenuta dall’ente, unitamente alle altre istituzioni europee, ammonta a circa il 29 per cento del debito pubblico italiano, che in termini di Pil vuol dire il 42,1 per cento.

Come riportato dal report in commento, “l’aumento dell’inflazione attesa dagli investitori e l’annuncio di una prossima normalizzazione della politica monetaria hanno portato a un rialzo dei tassi di interesse sui titoli del debito sovrano dei paesi dell’area dell’euro” soprattutto in Grecia e in Italia

Poiché siffatto fenomeno ostacola il corretto funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria, la Bce con lo scopo di mitigare l’aumento asimmetrico dei tassi di interesse dal primo luglio ha iniziato “a condurre in maniera “flessibile” i reinvestimenti dei titoli, detenuti nell’ambito del PEPP, che giungono in scadenza e il 21 luglio ha introdotto un nuovo strumento nella cassetta degli attrezzi, il Transmission Protection Instrument (Tpi)“, osserva Ocpi. In buona sostanza, la Bce intende intervenire per limitare aumenti degli spread sui titoli del debito pubblico che mettono a rischio l’ordinata trasmissione della politica monetaria.

Gli acquisti del Transmission Protection Instrument  possono essere conclusi a seguito di un miglioramento duraturo nella trasmissione della politica monetaria oppure ove il Consiglio direttivo dovesse valutare che l’aumento dello spread è dovuto ai fondamentali economici del paese.

La decisione di attivare gli acquisti del Tpi è a discrezione del Consiglio direttivo, che valuta:

  • se l’aumento dei tassi di interesse è da ritenere “ingiustificato e disordinato” sulla base di determinati indicatori 
  • se il paese rispetta una serie di criteri che riguardano la finanza pubblica e la condizione macroeconomica. 

In particolare, come mette in evidenza Ocpi nel report richiamato, sono quattro i criteri determinanti la decisione di attivare gli acquisti:

  • il paese non è soggetto a procedure di deficit eccessivo o sta adottando misure efficaci in risposta alle raccomandazioni del Consiglio Europeo
  • il paese non è soggetto a una procedura per squilibri macroeconomici eccessivi o sta adottando le misure correttive raccomandate dal Consiglio Europeo
  • il debito pubblico del paese è ritenuto sostenibile
  • il paese rispetta gli impegni presentati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e le raccomandazioni della Commissione Europea nell’ambito del Semestre europeo riguardo ai conti pubblici e alle riforme.

Tuttavia, ad avviso della maggior parte degli analisti, come riportato da Ocpi, l’Italia “in questo momento rispetta le quattro condizioni enunciate sopra“. 

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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