Italia: sempre più aziende puntano sulla finanza sostenibile

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Il 33% delle aziende italiane ha già avviato iniziative legate alla finanza green. E c’è chi ha messo in campo anche uno specifico piano di sostenibilità

Indice

Il 52% offre green, social, social impact bonds e sustainability linked bonds e il 21% prodotti di credito con obiettivi esg

Il 79% ha inserito azioni significative di adattamento e mitigazione al cambiamento climatico all’interno del proprio piano industriale

Giovannini: “Anche le pmi si stanno evolvendo verso modelli di business sempre più focalizzati su temi di sostenibilità”

La pandemia non ha rallentato il cammino delle aziende italiane verso un futuro sostenibile. Anzi. Sebbene rappresentino una quota ancora limitata, il 33% ha avviato iniziative legate alla finanza green nel 2020, in crescita di 8 punti percentuali sul 2019. Un dato che sale all’84% se si fa riferimento al settore assicurativo e bancario. E che ben si sposa anche con quanto messo in campo nel 2021, col 69% che afferma di aver sviluppato anche un piano di sostenibilità.
A scattare la fotografia in verde del tessuto imprenditoriale italiano è il nuovo rapporto “Seize the change – futuri sostenibili” di EY, condotto su un campione di oltre 300 aziende appartenenti a diversi settori (da quello bancario-assicurativo all’industria, dall’energia ai trasporti) attraverso un’analisi desk su 203 rendicontazioni non finanziarie relative all’anno 2020 e una survey su 100 realtà sollecitate sul tema tra giugno e ottobre 2021. Il 33% delle informative non finanziarie analizzate, come anticipato in apertura, rivela dunque come 67 delle 203 analizzate abbiano avviato iniziative legate alla finanza sostenibile. Il 52% offre in particolare green, social, social impact bonds e sustainability linked bonds; il 39% offre propri prodotti d’investimento ad alto impatto socio-ambientale; e il 21% prodotti di credito con obiettivi esg, intesi come finanziamenti con specifiche finalità di tutela ambientale o sostegno a determinate categorie sociali.

Le strategie d’investimento

Il 35%, inoltre, dichiara di aver sviluppato strategie d’investimento responsabile. Di queste, il 18% è firmatario dei Principles for responsible investment delle Nazioni Unite. Il 17% afferma di non aver intrapreso strategie d’investimento responsabile ma che sono presenti nel proprio piano strategico, mentre il 48% non prevede di farlo nemmeno nel breve periodo. Il 61% ha poi definito una strategia Sustainable responsible investing, in crescita di 6 punti percentuali rispetto al 2019. Le principali modalità di integrazione di criteri esg nelle strategie di selezione degli investimenti includono invece l’impact investing (80%), lo screening positivo e/o best-in-class (74%) e l’esclusione a priori (60%).

I piani di sostenibilità

In questo contesto, il 69% delle intervistate ha messo in campo anche un piano di sostenibilità con specifici obiettivi, nel 44% dei casi definendo target quantitativi. Piani che tuttavia non sono rimasti immuni all’impatto del covid-19, con il 12% delle realtà che ammette di aver subito ripercussioni sull’avanzamento delle attività previste che potrebbero determinare una lenta ripresa o anche un eventuale ridimensionamento delle stesse. All’interno dei piani industriali, ad ogni modo, il 79% inserisce azioni significative di adattamento e mitigazione al cambiamento climatico capaci di generare una contrazione delle emissioni di Co2 (in calo del 5% rispetto al 2020). Unicamente il 19%, però, vanta un piano strategico che punti alla neutralità climatica e il 35% ha già intrapreso un percorso di decarbonizzazione non correlato agli obiettivi dell’Unione europea in tal senso.

Il cammino delle pmi

“La sostenibilità è un percorso che si sta spostando da una sola prospettiva di transizione energetica ed ecologica a una completa trasformazione della società, delle aziende e delle persone”, osserva Massimo Antonelli, ceo di EY Italia e coo di EY Europe West. “Ma solo insieme governi, leader, aziende e consumatori potranno ricostruire un circolo virtuoso di fiducia che impatti positivamente sulla società”. Ora, aggiunge, è fondamentale rimanere focalizzati “sull’execution di piani misurabili e dai tempi certi, sfruttando l’opportunità di accelerazione offerta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza in Italia. Se riusciremo a essere concreti e coerenti potremo davvero fare della sostenibilità un pilastro di crescita strutturale nel medio e lungo termine”.

“Sempre più aziende sono consapevoli che l’integrazione della sostenibilità nel business passa attraverso una pianificazione strategica che includa obiettivi quanto più possibile misurabili e la definizione di una governance adeguata”, interviene Riccardo Giovannini, EY Italy, climate change and sustainability leader. Poi conclude: “I dati raccolti confermano, non solo che le aziende di grandi dimensioni si confermano leader nella transizione verso uno sviluppo sostenibile, ma che anche le pmi si stanno evolvendo verso modelli di business sempre più focalizzati su temi di sostenibilità”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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